Casella di testo: Sono carine le lucertole, almeno mi pare. Sono rettili, classe certo non popolare, ma pure fanno simpatia. Fanno parte, si potrebbe dire, del paesaggio, di quel piccolo paesaggio di foglie secche, di muri screpolati, dove siamo soliti vederle, aspettarcele. E’ per questo, forse, che tutti le vedono e nessuno le guarda. Nessuno le ha mai osservate con pazienza e attenzione mentre cacciano gli insetti o mentre si danno da fare per risolvere i loro problemi sociali.
Nessuno, tranne i monelli, perché a loro piace cacciarle, prenderle a sassate, catturarle con le mani. Ho ancora la sensazione del piccolo corpo fremente nelle mie mani impolverate, dell’ innocuo morso deciso, dato con quei piccolissimi denti pungenti.
Ho anche il ricordo infantile dello stupore per quella coda staccata e indiavolata. Ma come? L’ avevo appena toccata, non volevo far niente di male, e invece era lì, nella polvere e si muoveva come un ossesso. Sì, perché le lucertole hanno una speciale difesa contro i predatori. Le vertebre della loro coda sono allungate, sottili e fragili. Vi è già, perfino, un’ incrinatura, predisposta per l’ eventuale rottura. Quando la lucertola si sente presa, contrae certi muscoli della coda e la coda si stacca.
Ma non soltanto si stacca, inizia quel suo fondamentale spettacolo. Quella codina, infatti, è dotata di una sua autonomia di movimento e di una grande carica, e così il predatore se ne sta un attimo incantato, stupito, e quando poi cercherà la vera preda, lei non ci sarà più. Sarà nascosta, col cuore che le batte, in qualche provvidenziale buco di muro. La coda, si sa, ricrescerà; delle volte, anzi, ne cresce più d’una.

D.	Mainardi