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retropensieri dopo i tardopomeriggi |
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il CIDI Torino sull’elevamento dell’obbligo e dintorni |

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Paola |
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A. Ho solo qualche anno meno di voi, ma è bastato a non farmi condividere, se non in modo mediato, le vostre battaglie, le vostre proiezioni verso “ un futuro migliore”. Appartengo, in sostanza, già alla generazione del disincanto ( uso un eufemismo…). In sintesi, ho sperato meno e, conseguentemente, patito meno, poi. Ho costruito la mia idea di scuola con un percorso, quindi, molto più anarchico e, ahimé, individuale. Roba abbastanza triste e faticosa. A ben vedere sono ancora qui che aggiungo mattoni. Non mi manca l’ottimismo della volontà. Ma questo dipende dal fatto, credo, che ponendomi obiettivi più circoscritti, di “ piccolo cabotaggio” rispetto a quelli che vi siete posti voi in passato, ottengo un accettabile numero di gratificazioni (…ormai l’ho detto…) che sono indispensabili per poter proseguire il proprio lavoro. E’ come se sapessi in anticipo che di più non posso fare.Il sistema è forse attaccabile ma non rovesciabile a breve-medio termine... ( pessimismo della ragione). B. Diversi punti del decalogo ispirano la mia attività in aula ( anche se per metterli giù come ha fatto Marco impiegherei una settimana e non un minuto, come ha fatto lui). Marco punta l’attenzione su procedure, strategie, apprendimento collaborativo, rimotivazione, introduzione di elementi della cultura di massa, inclusività. Non esclude, ma lascia sullo sfondo i contenuti, diciamo così, classici, della tradizione. Qui casca l’asino, credo…Questo è uno dei punti sui quali mi soffermerei. Perché, come sappiamo, se c’è un elemento che non separa ma unisce nella scuola, da Palermo a Trieste, è la condivisione, almeno sommaria, proprio di un “patrimonio culturale”: mi riferisco specialmente a quello letterario, ma non solo. Il fatto è che forse andrebbe rivisto, sfrondato, rimeditato, ridiscusso con un po’ di coraggio (molti professori costruiscono quasi esclusivamente su questo elemento la loro identità, e di questo occorre tenere conto). Personalmente sono lontana dalla sacralizzazione della tradizione, ma è anche vero che l’aspetto unificante, in un mondo che monadizza, di per sé è un valore, credo. C. Pennac ( non era anche il suo un decalogo?) ci ha detto che è lecita la lettura anche di testi di scarso valore letterario, purché piacevoli, perché questa potrebbe rappresentare il punto di partenza di letture più formative. D’accordo. Estendiamo il discorso: per “agganciare” gli studenti, specie gli sfigati, possiamo anche partire da Moccia, da Zelig o dal derby. Ma a un OLTRE, prima o poi, dobbiamo arrivare. La scuola deve almeno cercare di essere orgogliosamente ALTRO rispetto alla realtà nella quale i nostri allievi sono immersi ( affogati ). ALTRE cose, ALTRI rapporti, ALTRI valori, ALTRI adulti. Può anche permettersi di essere un po’ noiosa…non ridanciana…non semplice…non volgare, a patto che riesca a convincere se stessa e i ragazzi che tutto ciò, e gli sforzi connessi, hanno un senso: quello di trasformarli da esseri viventi in persone con “una testa ben fatta”. E lì, ovviamente, sta il problema. Ma a settembre facciamola una tavola rotonda su ‘sto decalogo !! Che di cose da dire-fare-puntualizzare ce ne sono molte. |
Sull’intero decalogo e sulla riflessione collaterale
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CIDI Torino |
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