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Progetto
Profili Biennio per Istituto Pedagogico di
Bolzano
I profili di uscita per la certificazione delle
competenze alla fine del biennio della secondaria |
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Apprendere (ed essere valutati) per competenze nel biennio della scuola superiore: un progetto
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Una premessa
La relazione delinea le condizioni e le caratteristiche essenziali di una
scuola delle/ per le competenze, in particolare ponendo l’attenzione su una
serie di nodi irrisolti o risolti solo in parte e che un processo di riforma
come quello relativo all’innalzamento dell’obbligo nel quadro della revisione
degli ordinamenti della scuola secondaria deve assolutamente affrontare.
Una prima condizione
preliminare ineludibile
è la necessità di mantenere
alta la connessione fra queste variabili dei processi di
insegnamento/apprendimento:
-
la progettazione
-
l’attuazione
-
la valutazione
-
la certificazione.
La trattazione separata di
questi aspetti e la loro regolamentazione sulla base
di criteri non omogenei per quanto priva di senso è in realtà pratica assai
diffusa.
In tal senso le competenze
sono qui assunte non solo e non tanto come un
rinnovato strumento di valutazione e certificazione degli esiti formativi ma,
ancor prima, come una dimensione progettuale che funge da motore del
rinnovamento organizzativo e didattico del pensare e fare scuola.
L’assunzione delle
competenze come parametro di riorientamento delle
finalità formative ha infatti importanti implicazioni
metodologiche: implica di fatto il superamento della scuola trasmissiva nella
direzione di una scuola, per esprimersi in formule sintetiche, costruttivista,
cooperativa, laboratoriale.
Una seconda condizione
preliminare è la convinzione che la progettazione educativa non possa
consistere nella definizione di unità di apprendimento prioritariamente
finalizzate a raggiungere liste più o meno coerenti e
credibili di obiettivi, ma nella individuazione di percorsi curricolari capaci
di far interagire e coniugare tre grandi variabili progettuali:
-
un orizzonte culturale di attesa
-
un segmento di un profilo atteso di competenze
-
la realtà un cui si opera
L’incontro di queste
variabili deve conciliare
- processi da
attivare
-
condizioni
di fattibilità
-
obiettivi
da raggiungere
che definiscono le unità di apprendimento a realizzare
concretamente.
In questo modo la
progettazione educativa non procede dagli obiettivi alla realtà in cui si
opera, ma viceversa dal rapporto fra orizzonti di attesa e realtà verso la
determinazione di obiettivi effettivamente perseguibili.
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Le questioni
Affrontare le variabili progettuali di una scuola
delle/per le competenze significa trovare risposte adeguate e operative a una
serie di interrogativi che costituiscono il terreno di
ricerca e di elaborazione per un approccio consapevole delle scuole e dei
docenti a queste problematiche. Questi interrogativi sono qui sinteticamente
proposti, corredati da criteri o prospettive di indagine:
si tratta di piste percorribili, proposte per la loro ulteriore messa a fuoco e
soluzione.
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a)
Quale
delimitazione del concetto di competenza?
Una scuola delle competenze non può ovviamente
prescindere dall’assunzione di un’idea condivisa di competenza che, come si è
detto in premessa, sia anche portatrice di implicazioni
e conseguenze pratiche del modo di pensare e fare scuola.
In questa prospettiva non
manca ormai sia una ricca documentazione scientifica, sia un sostanziale
accordo anche in sedi normative.
Si veda quanto detto nella Proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio
sulla costituzione del Quadro Europeo delle Qualifiche e dei Titoli, 2006:
“Risultati dell’apprendimento: indicano la attestazione
di ciò che un discente conosce, capisce e può fare al termine di un processo
d’apprendimento e sono definiti in termini di conoscenze, abilità e competenze”;
e nella Raccomandazione
del Parlamento europeo e del Consiglio del dicembre 2006 relativo alle
competenze chiave per l’apprendimento permanente:
“Le competenze sono definite in questa sede alla stregua di una
combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriati al contesto.”
Senza entrare qui nel dettaglio, si ricorda come
sarebbe più opportuno e coerente con le altre lingue europee sostituire il
termine “attitudine” con “atteggiamento” o, ancor meglio
“disponibilità”.
Si tratta dei riferimenti assunti dalla normativa
ministeriale per l’innalzamento dell’obbligo.
I percorsi formativi scolastici hanno però bisogno di
definizioni e approcci ancor più orientati alle competenze culturali, specifiche
della scuola. Si vedano queste due possibili definizioni:
“Insieme
integrato di abilità, conoscenze e atteggiamenti che un soggetto, in
determinati contesti reali, è in grado di attivare,
realizzando una prestazione consapevole finalizzata al raggiungimento di uno
scopo”
(da una ricerca dell’IRRSAE
Piemonte, 2000).
“Una competenza è data dall’insieme
integrato di abilità, conoscenze e
atteggiamenti che un soggetto
in determinati e adeguati contesti reali (definiti dalla natura dell’ambiente e della
situazione, dai partecipanti e dalle dinamiche relazionali, dalla
strumentazione necessaria), utilizzando materiali e strumenti, è in grado di
attivare su oggetti specifici,
realizzando una prestazione
consapevole, finalizzata al raggiungimento di uno scopo (definire e risolvere problemi conoscitivi e operativi,
compiere azioni, raggiungere risultati, applicare strategie semplici o
complesse).” (da Ambel M. , 2004, Percorsi modulari per il consolidamento delle
competenze di base, F. Angeli, Milano.)
Tutte queste definizioni
sono in grado di superare antitesi ormai anacronistiche: quelle per esempio che
contrappongono conoscenze e competenze; cultura orientata alla speculazione e cultura orientata al produrre; saperi disinteressati e
saperi spendibili, ecc., che a lungo hanno rallentato l’elaborazione della
scuola su questi terreni.
Delimitato il concetto di
competenza, queste stesse variabili sono quelle che consentono di descrivere
profili di competenze, che vengono qui assunti come il
parametro problematico attorno al quale costruire una coerente progettualità
educativa per competenze.
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b)
Quale
idea di soggetto e di spendibilità?
Questo è un problema
strategico nella definizione dei profili di competenza. Poiché la competenza è
una dimensione che attiene direttamente al soggetto e al suo rapporto con gli
atteggiamenti, le motivazioni, le conoscenze, l’agire, le procedure, a maggior ragione lo è un
“profilo”, che descrive un livello di
possesso, controllo ed esercizio di tali competenze. Diviene allora
fondamentale e determinante capire a quale idea di
soggetto e di contesto di esercizio e spendibilità si fa riferimento nel
delineare il profilo.
Esemplificando: nel
delineare un profilo di competenze esercitate dalla scuola, è possibile far
riferimento a nessi soggetto/contesti molto diversi:
-
la persona
nella costruzione della propria identità individuale e sociale e in rapporto
all’età in cui si colloca la stesura del profilo;
-
il soggetto
scolarizzato e istruito che ha posto le basi per un incremento permanente
del proprio atteggiamento conoscitivo e critico nei confronti della realtà;
-
il fruitore
consapevole della comunicazione contemporanea e della strumentazione
multimediale che la alimenta;
-
il
cittadino che
vive consapevolmente nella pienezza dei suoi diritti e concorre alla convivenza
civile e democratica;
-
lo studente
che deve proseguire nel proprio percorso di studi;
-
il
futuro
lavoratore che possiede la strumentazione necessaria per accedere a
percorsi professionalizzanti o a entrare direttamente nel mercato del lavoro.
Non si tratta ovviamente di
prospettive equivalenti: il prevalere dell’una sull’altra, la presenza o
l’assenza di alcune, l’accentuazione della centralità di questa o di quella determinano dei mutamenti profondi non solo nella
descrizione del profilo, che di fatto ne è la conseguenza, ma nella
determinazione stessa delle finalità di un percorso di istruzione.
Questa scelta è tanto più
decisiva e delicata per il biennio che segue la scuola
secondaria di primo grado, inteso come fase conclusiva dell’obbligo scolastico
che si frequenta in contesti formativi fra loro diversi. Al riguardo, decidere
per esempio, che prevalgono le finalità legate al profilo del “cittadino”
rispetto a quelle dello “studente” o del “lavoratore” significa ovviamente fare
scelte molto diverse in termini di contenuti, metodi, livelli di competenza.
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c)
Con quali implicazioni progettuali e di attuazione?
Un progetto di incremento delle
competenze culturali opportunamente applicato alla scuola si prefigge di
incrementare le occasioni per gli allievi di fare esperienze cognitive e
conoscitive possibilmente in modo coinvolgente e gratificante. In tal senso i
percorsi formativi orientati alle competenze hanno oggi il compito non solo di
rinnovare gli universi di sapere e le metodologie didattiche, ma soprattutto di
affrontare il problema della rimotivazione degli allievi. Oggi appare in crisi proprio la natura dei
singoli elementi costitutivi dei processi di insegnamento/apprendimento
e spesso questa crisi è all’origine della disaffezione degli allievi e accentua
la gravità di malesseri maturati fuori dalla scuola.
Per
far compiere agli allievi esperienze di apprendimento significative
e gratificanti che consentano loro di acquisire competenze culturali di
cittadinanza è necessario ridefinire i rapporti fra…
- soggetti
- azioni
- oggetti
- mezzi e procedure
- contesti
- scopi
La progettazione curricolare
per competenze deve quindi affrontare una ridefinizione globale di queste
variabili, per riuscire finalmente a costruire una scuola a misura di
adolescente. E nel farlo deve anche affrontare il problema della necessità di
conciliare obiettivi strategici comuni e percorsi di incremento
delle potenzialità individuali.
Si leggano queste
affermazioni: “Sviluppare la competenza significa imparare a riflettere
sull’esperienza attraverso l’esplorazione, l’osservazione e l’esercizio al
confronto; descrivere la propria esperienza e tradurla in tracce personali e
condivise, rievocando, narrando e rappresentando fatti significativi;
sviluppare l’attitudine a fare domande, riflettere, negoziare i significati.”
Anche qui “disponibilità” starebbe meglio che “attitudini”.
Queste parole sono state
scritte nelle Indicazioni per il
curricolo del 2007 nella sezione dedicata alla scuola dell’infanzia, ma
valgano anche per ciò che accade dopo, purché vengano
riempite di contenuti e di procedure adeguate alla scuola per le ragazze e i
ragazzi fra i 14 e i 16 anni.
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le possibili vie per la ricerca
di senso: alcune proposte
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d)
Con quale collocazione curricolare rispetto alle
discipline?
Una progettazione per
competenze deve sciogliere il nodo dei rapporti fra le diverse dimensioni del
sapere e dell’agire conoscitivo, che riguardano le competenze ma anche e soprattutto i contesti in cui si acquisiscono, applicano e
consolidano: la dimensione
-
trasversale
- disciplinare
-
di area o di asse,
con le relative differenze
-
pluri-
o interdisiciplinare.
Anche a questo proposito
esistono documentazioni internazionali e nazionali che invitano a una forte
attenzione alle dimensioni trasversali delle competenze o ancor più
direttamente a finalizzare gli interventi formativi a
competenze intese come trasversali tout
court. Si pensi al citata Raccomandazione
dell’Unione Europea o al Documento tecnico del Ministero per l’innalzamento
dell’obbligo del 2007.
Su queste materie, non
sempre è tutto chiaro e spesso ci si accontenta di elenchi cui non
corrispondono assunzioni di responsabilità organizzative e didattiche
effettive. Ogni raccordo tra le discipline, ogni superamento delle discipline
stesse verso ciò che le attraversa, le accomuna, le ingloba o le vede cooperare
andrebbe del resto fondato su una rivisitazione attenta di ciò che
effettivamente significa guardare alle discipline dal punto di vista delle
competenze, ovvero che cosa significhi in ciascuna
disciplina incrementare atteggiamenti , conoscenze e abilità in modo integrato.
L’idea che abbiamo di
disciplina e le pratiche testuali, comunicative e scolastiche che ne conseguono
sono fortemente ancorate alla natura trasmissiva della
scuola tradizionale, soprattutto nella scuola superiore. Una didattica
disciplinare per le competenze nella scuola secondaria di primo e secondo grado è ancora in
gran parte da inventare: in alcune materie più, in altre meno, ma nessuno si
muove su un terreno di pratiche consolidate e diffuse, neppure nell’area
linguistica, la più vicina a queste modalità.
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e)
In base a quali nuclei concettuali definienti
e quali criteri di articolazione interna?
Per scrivere un profilo di
competenza culturale di tipo disciplinare è indispensabile decidere quali sono
i nuclei concettuali e operativi fondanti di ciascuna disciplina, del suo modo
di osservare, analizzare, comunicare, reinterpretare la realtà, risolvere
problemi, realizzare prodotti. All’interno del profilo di una competenza
culturale si devono intravedere le variabili che ne declinano la natura e le
articolazioni da due punti di vista principali:
- i nuclei conoscitivi e
procedurali della disciplina
- l’articolazione del sapere
e del sapere fare disciplinare.
È questo un terreno delicato
e importante su cui le singole “materie” scolastiche hanno tradizioni ed
elaborazioni più o meno consolidate. Da tempo, per esempio
nell’area linguistica l’articolazione interna del profilo è organizzata
sulla base di questi criteri:
-
Ascolto e
parlato per scopi diversi
-
Interazione
dialogica
-
Lettura e
comprensione per scopi diversi
-
Lettura,
comprensione e interpetazione di testi letterari
-
Scrivere
per scopi diversi
-
La
scrittura documentata
-
Le
abilità linguistiche funzionali allo studio
-
Le
conoscenze e la riflessione sulla lingua e sui
testi come strumento di crescita culturale
-
La riflessione sulla lingua e sui testi per
migliorare le prestazioni
E in storia? In scienze?
Per scoprirlo è
indispensabile assumere la documentazione scientifica o normativa disponibile e
interrogarla da questo punto di vista, alla ricerca dei parametri di
organizzazione e articolazione interna del profilo disciplinare. In questo caso
per il biennio, ma qui l’ordine di scuola è meno determinante,
poiché l’ossatura del profilo dovrebbe essere la stessa per tutto l’itinerario
formativo a garantirne la continuità verticale. Dall’ordine di scuola dipendono
invece i criteri orizzontali di complessità.
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f) Quale livello di “aspettativa” e quindi di
valutazione?
Con questo
ulteriore aspetto, di estrema importanza, si apre l’enunciazione dei criteri
che piegano verso la valutazione.
Chi scrive un profilo di
competenza, per esempio in uscita da un percorso formativo, deve dichiarare con
molta chiarezza di quale tipo di profilo si tratta: se
-
atteso
-
praticato
-
valutato
-
certificato.
Non sono la stessa cosa e i
rischi di fraintendimento vanno evitati con cura.
Si pensi per esempio ai “Traguardi per lo
sviluppo delle competenze” nelle Indicazioni
per il curricolo del 2007, di cui molti non tengono in conto che non si
tratta di traguardi che devono raggiungere gli allievi ma di orizzonti
progettuali dei docenti. E si tratta ovviamente di prospettive ben diverse!
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g) Quale modalità di
attribuzione a differenti livelli
La valutazione e la
certificazione di un profilo di competenza implicano che si scelga fra due
modelli possibili.
Dati alcuni livelli di
acquisizione, possesso ed esercizio di competenze, è possibile realizzare
-
una sola descrizione, solitamente di livello medio alto,
cui attribuire, una differente parametrazione relativa al livello raggiunto
oppure
-
più descrizioni, ciascuna corrispondente a un diverso
livello.
In questi anni le scuole,
lasciate troppo sole ad affrontare e sciogliere questioni complesse, hanno
sperimentato modalità diverse di descrizione, valutazione e certificazione
delle competenze. Ora si tratta, facendo anche tesoro delle esperienze e della
letteratura internazionale su questi temi, di portare a sintesi questi modelli
verso scelte condivise e generalizzate. La valutazione e soprattutto la
certificazione delle competenze non possono infatti
essere lasciate in balia di una eccessiva autoregolamentazione di criteri e
strumenti pena la non validità stessa, in particolare della certificazione, che per sua natura deve
essere condivisa e riconosciuta legittima in contesti diversi da quelli che
l’ha rilasciata
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h)
Sulla base di quali parameri di osservazione/valutazione?
Una scuola per le competenze
deve essere consapevole che, in quest’ottica, la valutazione implica
necessariamente una pluralità di modalità e di
strumenti di osservazione e valutazione che integrino forme qualitative e
quantitative con una netta prevalenza della dimensione descrittiva. Le
competenze infatti si descrivono, non si misurano. Al
massimo si misurano le prestazioni e l’efficacia dei prodotti, non certo i
processi.
Per questo, l’ottica delle
competenze impone consolidati e coerenti criteri di descrizione dei risultati
raggiunti, ma anche un rinnovamento profondo delle valutazioni parziali. Non è
più sufficiente misurare i prodotti realizzati (sempre che si disponga di criteri e parametri attendibili per farlo) ma è
necessario anche dar conto delle modalità di esercizio dei processi, in una
dialettica che coinvolge e deve in parte restituire i rapporti fra soggetti,
oggetti e contesti. Ne deriva la necessità dell’adozione di altri parametri,
oltre a quelli più tradizionali della correttezza, congruenza ed efficacia dei
prodotti, quali: la disponibilità, l’intenzionalità, la flessibilità, la
consapevolezza, il controllo, l’adattabilità, la funzionalità,
la tasferibilità, acc.
Infine bisogna mettere in
conto i criteri relativi alla autovalutazione e alla
valutazione tra pari: si tratta di un insieme di modalità e procedure che mal
si coniugano con la fissità, un po’ ottusa, delle procedure valutative della
scuola secondaria di secondo grado, che hanno per altro trovato nuova linfa e
legittimazione dalle normative più recenti.
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g)
Sulla base di quali criteri di progressività delle singole fasi del curricolo verticale
Infine una scuola delle /
per le competenze impone di ridefinire i criteri di gradualità del progetto
curricolare, sulla base di una rinnovata rilettura
delle gradualità e della progressività, definite non solo sulla base della
maggiore o minore complessità degli oggetti
culturali proposti, ma del rapporto fra oggetti, procedure, contesti,
scopi in una correlazione complessa che ridisegnala progressione verticale di
ciascun percorso disciplinare e dei rapporti fra le discipline.
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Una proposta
Poiché l’impiego attento e
coordinato di questi criteri è spesso disatteso, si propone l’attivazione di un
progetto di ricerca-azione/ validazione presso alcune scuole e/o soggetti per una elaborazione dal basso, a partire da questi interrogativi,
attorno al tema della stesura, dell’utilizzo e della certificazione dei profili
di competenza nel biennio della scuola superiore nella prospettiva unitaria dei
profili di cittadinanza in uscita
dall’obbligo scolastico.
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un progetto |
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applicazione
dei criteri desunti dalla relazione:
elaborazione in progress dei
profili di competenza |
home |
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