Mario Ambel

La didattica della lettura, comprensione e riscrittura di testi

 

Sommario

 

0. Premesse

0.1. Finalità e struttura della scheda e dei percorsi

0.2. Nota per la curatrice della sceneggiatura a video

0.3. Nota per il (video)lettore

 

1. Due questioni preliminari 

1.1. Una domanda

Discussione  sulla diffusione della lettura in Italia

1.2. Intermezzo sulla trasversalità della lingua

Discussione  sulla trasversalità della lingua

 

2. Il “processo” di lettura e comprensione

2.1. La distinzione fra lettura-decodifica e comprensione

2.2. I diversi livelli della elaborazione cognitiva del testo                                

 

3. Qualche questione (teorica e metodologica) di sfondo

3.1. La lettura (e la scrittura) come attività cognitive “bidirezionale”: top-down e bottom-up

Confronto collettivo.

3.2. La lettura come atto ricostruttivo di cooperazione fra lettore e testo

Una veloce consultazione.

3.3. La lettura come pratica processuale e le  macroregole  di gestione dell’informazione

Un suggerimento

3.4. La lettura (e la scrittura) come pratiche interrogative e strategie costruttive integrate

3.5. Due domande fondamentali: di che cosa parla? e che cosa dice?

Corsisti in crociera mirata

3.6. La lettura come atto interpretativo e le teorie del piacere, della comunità di lettori  e della ricezione

Approfondimenti e ricerche individuali

3.7. La lettura come coinvolgimento emotivo

 

4. Epilogo sul “futuro” della lettura.

E infine… un gioco

 

Bibliografia

 

 


 

0.  Premesse

 

0.1. Finalità e struttura della scheda e dei percorsi

Il modulo  La didattica della lettura, comprensione e riscrittura dei testi è strutturato in questa scheda introduttiva e in quattro percorsi operativi.

 

La scheda (che può essere “letta” e consultata a video sotto forma di semplice ipertesto, ma è anche fornita in versione pdf da stampare e leggere/studiare su supporto cartaceo) ha queste finalità:

§         esporre in modo estremamente sintetico alcune questioni di carattere teorico e metodologico sulla lettura e la comprensione, maturate nell’ultimo quarto del secolo scorso, selezionate e filtrate unicamente in base alla significatività e funzionalità in prospettiva pedagogica e didattica (ovvero chiedendosi che cosa  serve al \docente);

§         fornire materiali allegati per l’approfondimento di alcune tematiche sia una serie di spunti e di indicazioni bibliografiche per ulteriori ricerche;

§         fornire indirettamente una metodologia e alcuni esempi che chi legge la scheda potrà  variamente  utilizzare nella progettazione di unità formative introduttive sulla didattica della lettura; vanno in questa direzione sia gli esempi forniti che gli inviti alla discussione;

§         familiarizzare operativamente la fruitrice/ il fruitore con le caratteristiche e le differenze della lettura/consultazione a video o su supporto cartaceo, invitandola/o a riflettere criticamente sulla specificità delle due procedure, nella consapevolezza che sia il corso che i corsi di formazione che gestirà sia, forse, le attività didattiche che proverà a promuovere faranno uso di entrambi i supporti; certamente in entrambi vivranno immersi gli allievi cui guardano, alla fine, queste pagine.

 

La scheda è corredata da alcuni allegati, da una bibliografia (che comprende anche i riferimenti relativi ai percorsi operativi) e da rimandi al glossario, consultabili on line attraverso link e parole calde, ma disponibili anche su supporto cartaceo. 

 

Rispetto ai percorsi, la scheda ha solo in parte una strutturazione più espositiva:  introduce già alcune componenti metodologiche e operative, che saranno poi dominanti nei quattro percorsi operativi:

 

Percorso 1. Indagine OCSE-PISA: inquadramento metodolgico e livelli di competenza verificati  (M. Ambel)

Percorso 2. Gli ambienti digitali di riscrittura e scrittura di testi (M. Ambel e M. Guastavigna)

Percorso 3. Dall’analisi al commento: la lettura e la riscrittura sui testi letterari (M. Ambel e M. Serra)

Perorso 4. Leggere in/le lingue altre, rispetto a quella/e dell’apprendimento nell’infanzia (titolo da definire) (C. Dell’Ascenza e A.M. Curci)

 

I percorsi hanno finalità e impianto metodologico differenti rispetto a questa scheda:

§        su ogni argomento affrontato, forniscono una traccia di lavoro, spunti problematici e materiali per la progettazione e la messa in atto di unità formative per docenti di scuola superiore;

§        esemplificano alcune procedure didattiche da svolgere in classe nella prospettiva di un loro uso anche come modelli per ulteriori elaborazioni da parte del gruppo di docenti in formazione;

§        sollecitano la discussione e il confronto cooperativo fra i docenti per favorire lo scambio di ipotesi e la costruzione condivisa di possibili soluzioni.

 

Tutti i percorsi sono rivolti alla didattica del biennio della scuola superiore, nella prospettiva curricolare di forti componenti “di cittadinanza” unitarie e trasversali a tutti i tipi di scuola e di componenti più propriamente di indirizzo e legate alla specificità di ogni singolo contesti.

 

 

0.2. Nota per la curatrice della sceneggiatura a video

(Linkata, affinché la possa leggere anche chi legge queste pagine).

 

0.3. Nota per il (video)lettore

Cara/o videolettrice/videolettore, nonostante quanto precisato sopra, farai con ogni probabilità molta fatica a leggere queste pagine a video. Ovviamente io mi auguro che tu possa riuscirci. Provarci potrebbe comunque essere un primo modo per ragionare in modo approfondito su che cos’è e che non può essere la lettura.

Nessuno di noi sopporta di leggere a video frasi che contengano concetti impegnativi per  un periodo di tempo/attenzione significativo.

 

A video, come sulle pagine di una rivista, ci muoviamo alla  ricerca di ciò che ci interessa (un’informazione, un dato, un concetto, massimo due, più spesso un link, una via di fuga), ovvero facciamo lo scanning; oppure  scorriamo il testo per farcene un’idea generale, per capire se vale la pena salvarlo da qualche parte per leggerlo, poi (anche se non lo faremo mai): in questo caso facciamo lo skimming, che significa dare un’occhiata, buttare l’occhio, scorrere longitudinalmente il testo guidati da rientri, neretti, parole chiave, frasi in evidenza.

 

Se incontriamo un testo impegnativo (e questo certamente lo è), la cosa migliore è stamparlo e leggerlo con calma e soprattutto con carta e penna, per annotare, sottolineare, chiosare, commentare, riscrivere…

 

Scegli tu quando è il caso di stampare e proseguire su carta.

 

Questa prima pagina e la nota alla “sceneggiatrice”, anzi queste prime videate, costituiscono in ogni caso  un primo contributo sul tema della lettura e della leggibilità: sono infatti riflessioni sulla lettura dei testi, condotte , nella più classica delle scritture metatestuali: un testo che parla di un testo, anzi questo testo che  parla di questo testo.

 


 

1. Due questioni preliminari 

 

1.1. Una domanda

 

Leggere e soprattutto capire non sono certamente operazioni facili, anche se osservando qualcuno che “sa leggere” ci potrebbe sembrare che stia esercitando una competenza relativamente semplice, persino naturale. In realtà non c’è niente di naturale nella lettura: è una tipica competenza culturale, acquisita. A scuola.

 

Nel corso del Novecento molte scienze hanno studiato e descritto le caratteristiche, le funzioni, le modalità d’essere della lettura, mettendone in evidenza le componenti fisiologiche e neurologiche, cognitive, psicologiche, linguistiche e testuali, semiotiche e culturali, storiche e sociali.

Ne emerge un quadro pluridisciplinare, complesso, affascinante, frutto di un interesse che appare in contrasto con l’imminente morte della lettura che alcuni solo qualche decennio fa alcuni preconizzavano, ma  anche con le preoccupazioni che giustamente riaffiorano rispetto all’ipotesi che l’umanità stia attraversando un lungo momento di transizione epocale, quella che Raffaele Simone ha definito “la terza fase” e che coinvolge profondamente la lettura.

Raffaele Simone definisce “Terza Fase” quella che oggi ci vede impegnati e che viene dopo la prima, quella del passaggio dall’oralità alla scrittura, e la seconda, quella dell’invenzione e della diffusione della stampa.

Non è la prima volta che nella storia dell’uomo si rea­lizza un cambiamento importante nel modo di formarsi delle conoscenze. Prima di oggi, in questo campo si sono susseguite almeno due Grandi Fasi. La Prima Fase coincise con l‘invenzione della scrittura, che permise di fissare con segni scritti le informazioni su un supporto stabile, li­berando la memoria individuale e collettiva dal peso di un’enorme quantità di dati che, prima di allora, dovevano essere registrati nella mente. La consapevolezza dell’im­portanza di quel cambiamento dovette essere drammati­ca, se l’inizio di quella fase stimolò addirittura le analisi di Platone, che nel Fedro dedicò dettagliate considerazioni ai vantaggi e agli svantaggi della scrittura. (…)

La Seconda Fase si aprì venti secoli dopo con l’inven­zione della stampa, la ‘rivoluzione inavvertita’ (come l’ha chiamata Elizabeth Eisenstein in un suo famoso lavoro: Eisenstein [1979] 1986), che di colpo fece del libro, fino allora costosissimo e non riproducibile, un bene a basso prezzo e quasi popolare, che permetteva a un pubblico va­stissimo di accostarsi a testi che fin allora poteva soltanto sentir raccontare a voce. Questa scoperta modificò in profondità diversi aspetti della vita culturale e sociale, co­me Eisenstein ha dettagliatamente dimostrato. Data l’im­portanza rivoluzionaria che assunse, il libro è stato per più secoli ed è ancora una sorta di simbolo del sapere e della cultura.

Malgrado la loro apparente diversità, queste due Gran­di Fasi hanno un aspetto in comune. Le trasformazioni che esse hanno comportato hanno colpito una medesima operazione a due facce: lo scrivere e il leggere. Quest’ope­razione, che oggi ci sembra ovvia e naturale, non appariva così ai filosofi classici: questi si rendevano conto molto meglio di noi che, per il formarsi e il conservarsi delle co­noscenze, lo scrivere e il leggere erano capitali. Ai primi del Seicento, dopo più di un secolo dall’invenzione della stampa, Bacone dedicò pagine memorabili del De dignita­te et augmentis scientiarum alla potenza della scrittura co­me mezzo di conservazione del sapere. La sua analisi è ispirata a una preoccupazione che oggi non sentiamo più: le conoscenze sono un patrimonio fragile, delicato, sem­pre esposto al rischio di andar perduto. Sono, in fondo, un monumento fatto di nulla: carta, caratteri, ricordi. Per questo a Bacone sembrava urgente trovare un modo effi­cace di immagazzinarlo e salvarlo dalla rovina, di dargli in­somma ciò che intrinsecamente gli manca — la stabilità. Se­condo lui, proprio la scrittura e la lettura avevano creato questa stabilità, permettendo a milioni di persone di at­tingere a cose pensate da altri a immense distanze di tem­po e di spazio.

Eisestein, E. (1979), The Printing Press as a Agent of Change, Cambridge University Press, Cambridge (trad. it. La rivoluzione inavvertita, il Mulino, Bologna 1986)

Da Simone R. (2000), pagg. VIII-IX

 

Queste due fasi non hanno rappresentato solo momenti di assestamento e di trasformazione delle modalità di comunicare, ma hanno rappresentato due diverse modalità di conoscere, di elaborare e di organizzare la conoscenza, che avevano nella lettura e nella scrittura le loro operazioni cognitive e linguistiche dominanti.

 

Oggi le cose stanno celermente cambiando sotto i nostri occhi e anche in questa “Terza Fase” – sostiene Simone - non mutano solo le modalità di comunicare messaggi, stravolte dalla televisione, dalla letto-scrittura su supporti digitali,  dalla scrittura su telefoni sempre più plurifunzionali, dalle modificazioni continue cui assistiamo e delle quali diventiamo anche protagonisti; cambia anche e contestualmente il modo di elaborare, conservare e trasmettere la conoscenza.

 

Nel capitolo “Perché guardare è più facile che leggere” (intesa come affermazione e non come domanda), Simone illustra alcune delle peculiarità cognitive e conoscitive dell’ “homo videns” rispetto al letto-scrittore:

-          la simultaneità in luogo della sequenzialità;

-          l’abbandono della linearità, della chiusura e della compiutezza tipiche del testo scritto;

-          l’adozione di un ritmo veloce in luogo di un ritmo lento;

-          una minor esigenza di richiami enciclopedici richiesta dalla visione rispetto al testo scritto; 

-          un diverso rapporto di (minor) convivialità e una diversa (maggior) affabilità e amichevolezza (talvolta proditoria) dei messaggi audio, video e digitali;

-          ecc.

 

L’insieme di queste caratteristiche  sta producendo una nuova idea e una nuova pratica della elaborazione del pensiero e della conoscenza, che presenta forti venature anti-analitiche e destrutturati tendenze non-proposizionali. In compenso stiamo probabilmente conquistando altre modalità di ritrovare e organizzare le informazioni e le conoscenze più repentine, frammentarie, analogiche, prospettiche, interdisciplinari, sistemiche…

In questa “Terza Fase” la lettura subisce inevitabili contraccolpi, anche se forse sarebbe più opportuno dire che le trasformazioni che vive la lettura sono componenti e non solo conseguenze di queste modificazioni.

Forse il futuro ci riserva ulteriori trasformazioni (magari una palingenesi), probabilmente non una morte della lettura. Certo muterà, sta già mutando, è già mutato il concetto di testo, sulla cui identità si è fondata e tuttora inevitabilmente si fondano non poche delle conoscenze linguistiche e delle ipotesi maturate nel secolo appena compiuto.

Nel ripercorrerle, non possiamo quindi evitare la consapevolezza della loro vulnerabilità e di quanto sia importante accettarne dialetticamente l’eventuale imminente superamento.

Spesso, però, ciò che oggi sappiamo sui testi e su come la mente umana interagisce con i testi per affrontare il lavoro e la fatica di leggerli e capirli è quanto di meglio disponiamo anche per capire come quei testi e quei  rapporti stiano mutando.

 

Torneremo alla fine di queste riflessioni sul tema del futuro della lettura. Per ora, invece, partiamo da questa domanda: A un insegnante, quanto e che cosa serve delle teorie pluri- e interdisciplinari che nell’ultima parte del novecento si sono occupate della lettura e della comprensione?

 

Probabilmente ancora molto, perché la lettura e la comprensione restano un  cardine essenziale dell’apprendimento scolastico. Uso cardine sia nel senso di base, fondamento (su cui costruire i saperi), che di cerniera (tra i saperi stessi), che di punto cardinale (è anche attraverso la lettura che orientiamo il nostro personale rapporto con il sapere/ i saperi, la sua/ la loro  conservazione, la sua / la loro trasmissione. Così come attraverso la scrittura (e, vedremo, la ri-scrittura) mettiamo le basi, le cerniere e i punti cardinali della nostra capacità di elaborare (nuova) conoscenza e (nuovo) sapere.

 

Discussione sulla diffusione della lettura. Osservate  e commentate i dati ISTAT sulla lettura in Italia 1996-2003

 

 

 

 

 

 

 

 

1.2. Intermezzo sulla trasversalità della lingua

 

Discussione sulla “trasversalità” della lingua e sulla specificità degli insegnamenti linguistici

Può essere interessante provare a confrontarsi attorno a questi problemi utilizzando la traccia allegata; il coordinatore organizzi un breve forum tra i partecipati su questo tema, scegliendo fra le questioni poste o rilanciandone altre…

 

Tra il 1975 e il 1979 sono state scritte due insuperate risposte al tema posto precedentemente in discussione, cioè a chi spetti il compito di promuovere e sostenere l’educazione linguistica degli allievi, ovvero dei cittadini di domani.

Leggerle ci sembra di un qualche interesse, non solo “storico”.

 

La pedagogia linguistica tradizionale pretende di operare settorialmente, nell’ora detta «di italiano». Essa ignora la portata generale dei pro­cessi di maturazione linguistica e quindi la necessità di coinvolgere nei fini dello sviluppo delle capacità linguistiche non una, ma tutte le ma­terie, non uno, ma tutti gli insegnanti.

(da Dieci Tesi per l’educazione linguistica democratica, 1975, VII tesi, punto A.).

 

L’insegnamento dell’italiano si inserisce nel più vasto quadro dell’educazione linguistica la quale riguarda, sia pure in diversa misura, tutte le discipline e le attività, e, in particolare, tende a far acquisire all’alunno, come suo diritto fondamentale, l’uso del linguaggio in tutta la varietà delle sue sue funzioni e forme nonché lo sviluppo delle capacità critiche nei confronti della realtà.

(da I nuovi programmi della media inferiore, 1979, IV parte, capo 2.)

 

 

2. Qualche questione (teorica e metodologica) di sfondo

 

II.1. La distinzione fra lettura-decodifica e comprensione

 

Quando si dice che un bambino, nei primi anni di scuola, “impara a leggere” ci si riferisce all’atto di riconoscere segni grafici e riprodurli in una sequenza di suoni o in una immagine mentale, processo che definiamo decodifica.

Altra cosa è invece la lettura intesa come attribuzione di significati a un testo, processo che chiamiamo più propriamente comprensione linguistica.

 

lettura e scrittura

 

La ricerca cognitivista degli ultimi trent’anni ha evidenziato la moltepli­cità dei processi e delle abilità richie­sti in un compito di l, sottolineandone la reale complessità al di là di un’ap­parente semplicità. La l consiste es­senzialmente nella capacità di tradur­re simboli grafici in suoni e nel comporli in parole e frasi, attribuendo a queste un significato. Già da una pri­ma superficiale descrizione dell’at-tivi­tà di l è possibile distinguere al suo in­terno due componenti, che nella pra­tica risultano distinte, ma anche par­zialmente sovrapponentesi. Ci rife-ria­mo alla l intesa come decodifica e alla l intesa come comprensione. Nella I matura questi due aspetti sono difficilmente distinguibili, mentre risultano maggiormente indipendenti nel corso delle prime fasi di apprendimento.

 

Da Bonino S. (diretto da) (1994), voce lettura e scrittura,  pag. 407

 

 

Esiste poi un ulteriore livello della  lettura-comprensione che è la trasformazione dei significati desunti dal testo in dati interiori: informazioni, conoscenze, emozioni, mutamenti dei propri repertori mentali. Qui siamo di fronte a qualcosa che attiene di più alla memorizzazione, alla elaborazione di conoscenze, al riuso del “prodotto” della lettura: aspetti che sembrano trascendere il duplice livello lettura-comprensione, ma che sono ovviamente decisivi per quell’ulteriore aspetto che ad essi è strettamente connesso che è l’elaborazione della conoscenza.

La connessione è stretta perché spesso le modalità con cui si elabora (individualmente o collettivamente) conoscenza sono legate a quelle con cui si estrapolano dati e significati dai testi o dall’osservazione del reale, che non a caso si chiama anche “lettura” della realtà.

Ciò che sappiamo alla fine di una lettura e di un processo di comprensione dipende da che cosa abbiamo ricavato dal testo e anche (soprattutto?) da come l’abbiamo fatto.

Ma torniamo alla distinzione-base fra decodifica e comprensione.

 

Nei primi approcci alla lettura, nelle fasi del primo apprendimento, decodifica e comprensione, che nel lettore maturo o esperto sono intrecciati e fortemente automatizzati, sono invece maggiormente indipendenti e distinguibili.

Spesso il persistere di segni di separatezza fra decodifica e comprensione in età successiva al secondo biennio della scuola elementare è inteso come un ritardo nell’evoluzione dell’apprendimento della lettura e un forte ostacolo alla comprensione.

Alcuni di questi segnali sono:

-          seguire la lettura con il dito;

-          sillabare durante la lettura ad alta voce;

-          leggere ad alta voce o giaculare durante la lettura silenziosa;

-          leggere ad alta voce in modo particolarmente monocorde o inespressivo o in modo palesemente stentato;

-          una spiccata differenza fra la comprensione di testi letti da un adulto e la comprensione di testi analoghi letti silenziosamente

Un insegnante di scuola superiore dovrebbe potersi non occupare delle componenti più tecniche e per così dire preliminari dell’apprendimento della lettura, quelle che consentono al bambini di impadronirsi della decifrazione. Ciò non significa che non serva all’insegnante di lettere conoscere i meccanismi cognitivi che governano tutti i livelli della lettura e del suo esercizio.

Un buon volume in tal senso resta Crowder (1986).

 

2.2. I diversi livelli della elaborazione cognitiva del testo

Ripercorriamo la progressione dei singoli processi implicati nella lettura, ricavandola dalla voce ‘lettura e scrittura’ tratta da Bonino (1994), Dizionario di psicologia dello sviluppo, e corredandola di qualche esempio… un poco ludico.

L’occhio scorre sulla riga del foglio e si butta sul video, sulla pagina e percepisce segni grafici cui corrispondono suoni  e lettere.

 

l   e   t    t  

 

La mente compone la parola, riconoscendo come legittime alcune configurazione e rifiutandone altre.

 

lettore

 

L’ Ettore

 

Il lettore

 

lector

 

Il lottore

 

Il latore

 

Il latere

 

 

 

Si noti, tra l’altro, come questo carattere (l’arial), così frequente a video, renda del tutto ambigue e quasi incomprensibili le prime tre lettere di quelle parole:

 

Il l

 

Il. L’attore

 

Se la mente si stupisce, l’occhio torna indietro a verificare.

 

Il lettore di questo testo

 

Il latore della presente

 

Il latore di questo testo

 

Il lettore della presente

 

La ricetta del lottore

 

Il latore della lettura

 

Il latore della lettura

 

L’elaborazione dei segni grafici

n       Il primo livello di elaborazione del testo inizia con l’ elaborazione percettiva che va dal riconoscimento della corrispondenza fra segni grafici e suoni, fino al riconoscimento delle singole lettere e quindi alla successiva formazione delle parole.

 

n       Nel corso della lettura vengono messi in atto movimenti oculari non lineari, che procedono per fissazioni di diversa durata, spostamenti a sbalzi e ritorni indietro sulla base degli stimoli che provengono dal testo che interagiscono con le ipotesi formulate (più o meno velocemente, in modo più o meno pertinente) dalla mente del lettore.

 

n      Un ulteriore processo è quello che consente al lettore di identificare visivamente le singole parole, passaggio indispensabile per accedere al loro significato e, successivamente, al riconoscimento e alla comprensione della frase.

L’accesso lessicale

 

n       Un secondo livello di elaborazione prende il nome di accesso lessicale e consente al lettore di attribuire un significato alle parole decifrate visivamente.

 

n       L’attribuzione di significato avviene sia su parole isolate, che su parole in sintagmi o frasi.

 

n       Tutte le teorie dell’accesso lessicale concordano sull’ipotesi dell’esistenza di repertori mentali (ovviamente più o meno vasti) cui il lettore attinge per riconoscere e capire le parole.

 

 

 

 

n       Tali repertori o depositi mentali contengono varie informazioni sulla parola (grafiche, foniche, morfologiche, semantiche) e sono organizzati per il riconoscimento e la comprensione sulla base di criteri diversi: la lunghezza della parola, la frequenza d’uso, i rapporti con altre parole (sia di tipo gerarchico che di campo o settore), la ricorrenza in sintagmi e frasi, ecc.

 

n       Ovviamente l’ampiezza e la flessibilità d’accesso dei repertori lessicali (il bagaglio lessicale individuale) sono una componente essenziale della comprensione dei testi.

 

n       A partire dall’accesso lessicale il lettore comprende sulla base di processi inferenziali che gli consentono di capire (o di fraintendere) i dati testuali formulando ipotesi e deduzioni sulla base delle proprie conoscenze.

 

La nostra mente accetta,  filtra , respinge parole, sintagmi e spezzoni di frase sulla base dei nostri repertori mentali.

 

Il giudice a latere

 

Il giudice latore della lettera

 

Il lettore tedesco

 

Il lettore di tedesco

 

Il lettore maturo

 

Il lettore maturò la convinzione

 

Il lettore maturò in fretta

 

Il lettore perso nell’etere

 

Il lettore inebriato dall’etere

 

L’etere è un composto volatile

 

 

 

Il volatile si sperse nell’etere

 

L’etere si sparse nell’etere

 

 

 

ecc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

L’elaborazione della struttura sintattica

Posiamo capire meglio ciascuna porzione di testo se la quantità e qualità dei significati da scoprire ex novo è contenuta rispetto a quelli da riconoscere.

 

La ricostruzione della struttura sintattica della frase ovvero del ruolo di ciascuna parola in rapporto alle altre ruota attorno alla predicazione verbale.

 

Il dottore ordinò al lettore uno sciroppo contro la tosse.

 

Il giudice a latere ordinò di introdurre in aula il lettore di tedesco.

 

L’attore ordinò uno sciroppo   contro la tosse.

 

 

Sono latore di una ricetta contro la tosse.

 

È  l’attore che interpreta il ruolo di giudice a latere.

 

Il giudice intima di consegnare i plichi al latore della  presente.

n       Il terzo livello di elaborazione del testo scritto è quello relativo all’elaborazione morfologica e sintattica, che consente al lettore di ricostruire la struttura sintattica che lega fra loro le singole parole

 

n       L’elaborazione sintattica avviene riconoscendo la natura e la funzione di ogni parola, sulla base di alcuni indizi: la collocazione delle singole parole, la classe di appartenenza, i segnali morfologici, il significato di ciascuna parola, la punteggiatura…

 

n       Nella ricostruzione dei nessi sintattici gioca un ruolo fondamentale l’individuazione della predicazione verbale e del rapporto fra la predicazione e gli altri argomenti della frase.

 

n       È questo un passaggio nevralgico della comprensione, anche perché a livello di frase si gioca l’incontro fra informazioni e stimoli che provengono dal testo e criteri di lettura e comprensione che provengono dalla mente del lettore. È a questo livello, muovendosi dentro la frase, che il lettore compie le accelerazioni e i rallentamenti che gli consentono di cogliere il senso complessivo senza irrigidirsi in una lettura troppo analitica e capillare dei singoli segnali morfologici e sintattici.

 

n       Le difficoltà di comprensione della frase sono spesso più di natura lessicale e semantica che puramente morfosintattica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il livello semantico e gli schemi di conoscenze

 

Le relazioni semantiche e concettuali fra gli elementi che compongono la frase restano riconoscibili anche al variare della struttura sintattica.

 

L’attore fu applaudito a lungo per la sua interpretazione del giudice inflessibile

 

 

Il pubblico ha tributato lunghi applausi all’interprete dell’inflessibile giudice

 

 

Il giudice inflessibile ha trovato un interprete ampiamente apprezzato dal pubblico

 

 

 

 

 

Un uomo di trent’anni, lettore di tedesco presso l’Università, si è tolto la vita gettandosi giù dal ponte a causa di una grave depressione. Molti lo descrivono come un uomo fragile e un po’ distratto.

 

Il lettore di tedesco, uomo  spesso assorto nei suoi pensieri, si affacciò oltre la ringhiera del ponte e cadde nel vuoto. Si seppe poi che aveva gravi preoccupazioni e uno stato depressivo che forse l’hanno spinto al suicidio.

 

L’etereo lettore di tedesco si sporse dalla balaustra e sparì nel nulla, forse spinto verso il baratro dai suoi cupi e irrisolti pensieri.

 

Non si tratta certo dello stesso “testo” ma rimangono riconoscibili, in queste tre versioni tipologiche diverse, gli elementi che compongono un’unica struttura logica e  tematica.

 

 

n       Il quarto livello è quello semantico (inteso in senso complessivo di attribuzione di significati) che consente al lettore di stabilire le relazioni concettuali tra le parole in parte indipendenti dalla struttura sintattica della frase. È probabile ad esempio che il lettore riconosca nei testi, strutture profonde, categorie logico-tematiche (gli attori, il tipo di azione o di stato, i partecipanti, i luoghi e i tempi, le cause, i fini, ecc.) indipendentemente dalle scelte lessicali e dal ruolo sintattico che quei concetti assumeranno frase.

 

n        Più in generale è probabile che il lettore applichi alla lettura e alla comprensione del testo altri e più complessi livelli di elaborazione che dipendono dalle sue conoscenze (del mondo e dei testi), che gli consentono di elaborare aspettative, previsioni, ipotesi sullo sviluppo del testo fin dalla lettura delle prime battute (dal titolo, ad esempio).

 

n       Inoltre il lettore riconosce nel testo dimensioni che superano il confine della frase:

§         la coesione che lega le diverse frasi del testo garantendogli linearità e scansione

§         la continuità e la coerenza tematica che sorreggono la struttura dei contenuti, l’organica successione degli argomenti.

 

n       Studi recenti hanno verificato la presenza di schemi di conoscenze depositati nella memoria che agevolano la comprensione del testo; si tratta di strutture ricorrenti, ad esempio

§         script, copioni, sceneggiature, strutture ricorrenti di azioni, modelli di comportamento;

§         frames, cornici, quadri di riferimento ambientali e situazionali, aggregazioni tematiche ricorrenti;

§         in letteratura temi, motivi e topoi, ovvero strutture tematiche e archetipiche che si riproducono e si rinnovano nel passaggio fra testi diversi.

 

n       Alla comprensione dei testi concorrono anche altre conoscenze che derivano al lettore dalla sua pratica con l’atto della lettura e con i testi: la conoscenza di

§         convenzioni legate alle tipologie testuali;

§         caratteristiche strutturali e tematiche ricorrenti in forme e generi testuali noti e diffusi;

§         strutture ricorrenti nei modelli culturali e disciplinari.

 

 

 

Macrostrutture

 

 

 

 

 

 

Il giudice ordinò al medico un antidepressivo contro la tosse e gli proibì di suicidarsi, ma il lettore di tedesco non lo ascoltò e si sa come andò a finire.

 

 

 

 

I motivi per cui possiamo non capire una frase sono molteplici, ma è interessante scoprire come si posa capire anche una frase che contrasta i nostri fronti di aspettative, le nostre strutture di conoscenza interiorizzate.

 

 

Assurdo, non-sense, ironia, paradossi, comicità, demenzialità si alimentano ovviamente dell’alterazione sistematica di questi fronti di aspettative, muovendosi al confine fra illogicità e inaccettabilità.

 

 

 

n      Tutte queste dimensioni macrostrutturali  dei testi consentono di riconoscere gli elementi costitutivi di una storia, ma anche gli aspetti ricorrenti (di tipo stilistico, retorico o logico-termatico) di un testo espositivo o esplicativo di tipo disciplinare, di una argomentazione.

 

n       Le procedure attuali dello scrivere (e quindi di conseguenza del leggere) fanno sempre più uso di modelli (sia di tipo espositivo che tematico), producendo testi la cui leggibilità è fortemente ancorata al ripetersi/rinnovarsi di porzioni testuali, motivi, situazioni, caratteri, ecc.

 

n       Le componenti macrostrutturali sono, per così dire, immanenti ai testi e nei testi reali trovano applicazione e riscontro, ma anche una estrema varietà di soluzioni lessicali e stilistiche, che costituiscono comunque una componente fondamentale della testualità (e del piacere della lettura).

 

n       I modelli e le strutture di conoscenze organizzate possono ovviamente essere infrante, mescolate, contraddette.

Il fascino ella lettura (e della comprensione) è sospeso a metà fra il ritrovare ciò che ci si aspetta e l’essere stupiti da soluzioni nuove.

 

 

Nei lettori maturi e abituali tutti questi processi avvengono in modo automatizzato e in parallelo ed è questo che da l’impressione di un processo di facile  esecuzione. La formazione del lettore, invece, non può non tenere conto di queste e di altyre questioni di carattere teorico che possono avere importanti risvolti didattici.

 

Qualche affermazioni un po’ apodittica per concludere questa parte

 

n       Il lettore che resta passivo davanti al testo ha poche speranze di trovarlo interessante.

 

n       Il lettore che ha poche conoscenze pregresse o non le usa per fare previsioni ha poche possibilità di capire.

 

n       Il lettore che ha incamerato e strutturato poche conoscenze ha poche possibilità di farsene di nuove.

 

Il possesso e il controllo di repertori mentali ampi e flessibili è fondamentale nei processi di comprensione delle frasi e dei testi; è quindi inevitabile che la didattica della lettura e della comprensione guardi a quei repertori come il vero bagaglio da incrementare.

 

 

 

 

3. Qualche questione (teorica e metodologica) di sfondo  

 

Nel ripercorre i diversi livelli della elaborazione cognitiva del testo (II.2), abbiamo utilizzato una concezione della lettura processuale, attenta cioè alla progressiva elaborazione cognitiva delle informazioni fornite dal testo, e costruttiva,  che tiene conto in particolare degli elevati livelli di cooperazione fra testo e lettore nella determinazione dei significati e delle strutture testuali.

Ci sembrano queste infatti le accezioni della lettura più utili e “fertili” in prospettiva didattica.

 

Ci sono molti modi, del resto, di intendere la lettura e la comprensione, che dipendono dalle attività anche assai diverse fra loro che compie chi “sa leggere”, dallo scorrimento degli occhi sul foglio fino alla comprensione, interpretazione e memorizzazione dei significati di ciò che ha letto, ma che dipendono anche dall’approccio teorico e metodologico con cui si guarda ad una attività certamente complessa e articolata.

Le teorie linguistiche, semiotiche, psicologiche e sociologiche, le indagini sulle tradizioni letterarie e sui sistemi di comunicazione hanno elaborato, nel corso del Novecento, una serie di approcci diversificati alla lettura e alla comprensione, che ne hanno messo in evidenza le componenti fisiche, cognitive, psicologiche, linguistiche, culturali, sociali e nei quali è difficile mettere ordine e soprattutto stabilire priorità di approccio. Ciascuna di queste immagini della lettura evidenzia alcune componenti che si ritrovano nell’esperienza del lettore e quindi anche di ciascun allievo che impara a leggere.

 

Sarà qui sufficiente richiamare sinteticamente alcuni aspetti fondamentali della lettura e della comprensione che le scienze del linguaggio e della comunicazione sono andate consolidando, almeno quelle che sono più utili agli insegnanti, corredandole di qualche indicazione bibliografica per eventuali approfondimenti. Non si tratta, ovviamente, di una carrellata oggettiva: come tutte le scelte è guidata da qualche tesi di fondo: di natura teorica, ma soprattutto didattica, che andrà dipanandosi nella successione dei riferimenti.

Un primo riferimento bibliografico, di carattere generale, è a due volumi recenti ed entrambi attenti alle implicazioni didattiche della lettura: il primo, Colombo (2002) è particolarmente utile per gli abbondanti riferimenti alle pratiche didattiche, raccolti sulla base di un solido inquadramento teorico ai meccanismi della comprensione/non comprensione dei testi; il secondo, Zanetti e Miazza (2004), si fa apprezzare per l’attenzione alle componenti metacognitive della comprensione testuale; meno recente, ma sempre utile, è Bertocchi (198), per un approccio complessivo alla visione tassonomica della lettura e dei relativi obiettivi didattici.

 

 

3.1. La lettura (e la scrittura) come attività cognitive “bidirezionale”: top-down e bottom-up

 

La precedente analisi dei diversi livelli di elaborazione testuale ha dimostrato che il lettore si affida nella lettura e nella comprensione del testo a due processi complementari e di fondamentale importanza:

§         un processo definito bottom-up (dal basso verso l’alto), che procede dalla manifestazione lineare di superficie del testo verso la mente del lettore, ovvero dai dati e dalle sollecitazioni fornite dal testo verso la rappresentazione mentale che il lettore si fa significati e dei contenuti;

§         un processo definito top-down (dall’alto verso il basso), che procede dalle rappresentazioni mentali del lettore verso il testo, sulla base dell’attivazione di aspettative, conoscenze, previsioni e riconoscimenti.

 

Il processo bottom-up si realizza per aggregazioni progressive di significati veicolati dall’interazione dei singoli componenti  dei livelli di superficie del testo: dalla lettera alla parola, e poi dalla parola alla frase, al capoverso, all’intero testo; il processo top-down si realizza attraverso la sollecitazione di inferenze o di ipotesi, attribuendo al testo significati presunti che vanno verificati dalla lettura stessa.

 

Questa distinzione è divenuta ormai uno degli aspetti centrali per la descrizione e la rappresentazione dinamica di che cosa sia e come funzioni la comprensione dei testi, a tutti i suoi livelli, dal riconoscimento ortografico, all’individuazione dello spettro semantico di impiego dei termini, fino all’identificazione delle strutture profonde dei testi, di schemi o modelli ricorrenti o dei segni culturali che essi veicolano.

La comprensione “dal basso” e la comprensione “dall’alto” interagiscono e si rinforzano reciprocamente: la lettura/comprensione è quindi il frutto di due processi complementari, bidirezionali, simultanei e convergenti.

 

Riprenderemo queste considerazioni a proposito della complementarità fra lettura e scrittura nel percorso 2 e in particolare nell’approfondimento al paragrafo 3.1.

 

Confronto collettivo. Si legga questo interessante contributo di Paul Abraham, Skilled Reading: Top-Down, Bottom-Up, reperibile on line  e quindi si orgainizzi un confronto sui suoi contenuti

[http://www.sabes.org/resources/fieldnotes/vol10/f02abrah.htm ]

 

 

3.2. La lettura come atto ricostruttivo di cooperazione fra lettore e testo

 

Nel 1979, Umberto Eco pubblica Lector in fabula, un saggio che ha questo sottotitolo:

la cooperazione interpretativa nei testi narrativi”. Viene qui riprodotta una parte della quarta di copertina:

 

Un testo è una machina pigra che chiede al lettore di fare una parte del suo lavoro. Un testo è una superficie di manifestazione linguistica il cui contenuto viene costruito attraverso atti di cooperazione da parte del lettore, che presuppone del “non detto” o del “già detto” (e quindi altri testi, e l’intero universo della competenza enciclopedica di un’epoca), che delinea interstizi e spazi bianchi, addirittura postula che il lettore svolga per conto proprio dei “capitoli fantasma”. 

Eco U. (1979), quarta di copertina

 

Durante la lettura, il lettore non si limita a ricavare significati dal testo, ma collabora con il testo alla costruzione dei significati e dei percorsi di senso. Ciò è possibile solo se tra lettore e testo esistono delle componenti non solo linguistiche e semantiche, ma anche testuali e culturali comuni.

 

La cooperazione fra lettore e testo avviene sulla base dell’attivazione di significati, relazioni concettuali, frame, schemi, modelli narrativi, strategie discorsive note, riferimenti ad altri testi, a segni culturali, ecc. Più numerosi e qualitativamente significativi sono gli elementi in comune fra lettore e testo, più alto è il livello di cooperazione.

 

Richiamare alla mente e usare le proprie conoscenze è una componente essenziale della comprensione dei testi, che consente al lettore di prevedere che cosa è più probabile che succeda nello sviluppo dl testo e quindi di riconoscere e capire per conferma di ciò che si aspettava o di stupirsi e capire per contrasto con ciò che attendeva.

 

È ovvio che, dal punto di vista educativo e didattico, la cooperazione fra lettore  e testo ci interessa perché sta alla base, oltre che della comprensione dei testi, anche  della comprensione mancata o parziale e (soprattutto) del fraintendimento. Una cooperazione non felice con il testo, sulla base di conoscenze parziali o errate, di quadri di riferimento lacunosi, di rimandi culturali incerti è ovviamente alla base del fraintendimento, della non-comprensione.

 

Processi inferenziali anomali o devianti, ipotesi e deduzioni fuori luogo, attivazione di schemi e modelli interpretativi incoerenti sono alla base di ciò che genericamente sintetizziamo dicendo “non ha capito”, che di solito significa “ha capito un’altra cosa”.

 

Spesso  il lettore-allievo (con la sua enciclopedia) postula entro di sé … e poi esplicita (seppure con un po’ di riluttanza)… paragrafi e significati fantasma, che talvolta purtroppo non sono gli stessi che noi (e la nostra enciclopedia) riteniamo coerenti con le sollecitazioni del testo.

 

Una veloce consultazione. È possibile leggere una breve introduzione [http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/llcs/lettura.jsp?id_lettura=245 ]  al volume di U. Eco in Letturaweb [ http://www.letturaweb.net/jsp/index.jsp ]  un sito assolutamente da conoscere e frequentare da parte di chi ama (e insegna) la lettura.

 

 

3.3. La lettura come pratica processuale e le  macroregole  di gestione dell’informazione

 

L’analisi dei processi bottom-up e top-down nell’ambito di una forte cooperazione fra testo e lettore appartengono all’approccio processuale di stampo cognitivista alla lettura e alla comprensione dei testi. Se ne possono leggere due efficaci sintesi nei citati Colombo, 2002 pag. 10 e Zanetti, Miazza, 2004, cap. 2.

A questo contesto teorico appartengono gli approcci di studiosi come De Beaugrande e Dressler (1984), di cui è possibile consultare un’ampia produzione direttamente sul sito di R.A. de Beaugrande  e di Kintsch e Van Dijk, dei quali sono stati ampiamente divulgate e utilizzate in contesti diversi (in particolare per le attività di sintesi) le macroregole o i macroperatori della comprensione anche con variazioni di definzione e interpretazione: la soppressione o cancellazione, la generalizzazione, la sostituzione, l’integrazione di diverse unità testuali o di informazioni esterne al testo, ecc. Si veda al riguardo, tra gli altri, Corno, 1987 e  Levorato, 1988.

 

Abbiamo richiamato questi approcci perché implicano due aspetti, a cui si fa ampiamente riferimento in questa proposta metodologica e didattica: la cooperazione fra lettore e testo e la reciprocità (cognitiva e linguistica) fra lettura e scrittura.

 

 

Un suggerimento.  Il sito di R.A. de Beaugrande http://beaugrande.bizland.com/index.htm è, per lettori in lingua inglese e in parte in spagnolo, una interessante miniera di testi e di riferimenti.

 

 

3.4. La lettura (e la scrittura) come pratiche interrogative e strategie costruttive integrate

Un volume, non recentissimo, che porta a sintesi in prospettiva metodologica e didattica, approcci cognitivisti e semiotici alla comprensione è Della Casa (1987), che propone una concezione della lettura come strategia integrata, di tipo processuale e sistemico, e come pratica interrogativa al testo, governata da sistemi di conoscenze, strutture testuali e mappe problematiche.

Si potrebbe affermare, in estrema sintesi, che il volume sviluppa i presupposti e le implicazioni operative della consapevolezza che capisce un testo solo il lettore che sa porre al testo le domande cui il testo darà risposta. Tale capacità deriva al lettore dai suoi repertori di conoscenze e dalle esperienze di lettura fatte, ma anche dalla capacità di raccogliere e valorizzare i segnali testuali, a partire da quelli più “esterni”: il titolo, l’incipit, i segnali tipografici, fino a quelli più profondi: le strutture testuali, le tipologie, i segni culturali di riferimento.

 

In tal senso la comprensione diventa anche un… problema da affrontare e risolvere in modo adeguato, compiendo le opportune operazioni cognitive e linguistiche che consentono di giungere alla sua soluzione: la comprensione del testo come rappresentazione (mentale) dei suoi significati.

 

Anche in questo caso possiamo stabilire un parallelismo e una complementarità con la scrittura. Anche la scrittura, infatti, può essere intesa come l’applicazione di una successione di interrogazioni opportune e mirate a un macrotema ideativo, che consentono di articolarlo e svolgerlo in testo.

 

La “domande” da porre a un testo per ricavarne significati e temi o a un macrotema per trattarlo in un testo, dipendono da molte variabili, tra le quali assumono una particolare valenza sia la natura del tema (e le sue configurazioni enciclopediche e culturali), sia il tipo di testo (da capire o da scrivere) e lo scopo (da ricavare o da realizzare dal/nel testo).

Anche sulla scrittura come strategia integrata di tipo problematico fortemente connessa ai modelli e alle procedure da mettere in atto, come alle conoscenze dello scrivente e ai generi e alle tipologie testuali di riferimento, è utile Della Casa  (2003).

 

 

3.5. Due domande fondamentali: di che cosa parla? e che cosa dice?

 

Fare domande ai testi è una delle prassi più consolidate della didattica della lettura. Al riguardo si veda Ambel, 2006, con particolare riferimento alle modalità di determinazione (e valutazione ) delle “giuste domande”. Alcune considerazioni sono esemplificate sui questo problema anche nel percorso 1 e nel percorso 3.

Val qui la pena annotare l’efficacia e la generatività di due domande consuete, al punto da sembrare banali, che sono invece centrali in ogni processo di comprensione:

-          di che cosa parla?

-          che cosa dice?

Queste due comande, per altro, rimandano a una serie di coppie concettuali variamente usate (ma forse non con la sistematicità che meritano) nella ricerca teorica, in campo semiotico e nelle teorie dell’informazione: topic/comment; tema (theme)/rema (rheme); argomento/commento; in parte anche dato/nuovo: dato è quanto è postulato come informazione nota, nuovo è la nuova informazione veicolata dal messaggio.

 

Al di là delle sfumature di approccio, queste coppie rimandano alla consapevolezza (antica)  che il testo ha un argomento/un tema e che su questo argomento/tema dice/sviluppa dei significati, dei contenuti. Questa consapevolezza dovrebbe essere uno dei punti fermi dell’allievo-lettore-scrivente; una consapevolezza che dovrebbe progressivamente arricchirsi in due direzioni complementari:

-          il controllo della progressiva ampiezza e complessità delle cose di cui capire/dire

-          il controllo della progressiva articolazione delle cose da capire/dire e dei modi (testuali) per farlo.

 

Corsisti in crociera mirata. Vi proponiamo alcuni.. approdi per una navigazione mirata, attorno  ai concetti introdotti in questo paragrafo; in particolare:

- la voce ‘topic’ sulla versione inglese di Wikipedia, enciclopedia multimediale a scrittura cumulativa e libera:

http://en.wikipedia.org/wiki/Topic_%28linguistics%29  

- alcuni materiali di provenienza universitaria: glossari, appunti di lezioni, materiali di seminari:

o        un Glossario (Università del Piemonte Orientale, cattedra di Matematiche complementari) http://www.mfn.unipmn.it/~pferrari/Seminario/Glossario.pdf

o        appunti (Università della Tuscia,  Linguistica Generale)

http://www.unitus.it/dedominicis/lezioni/Appunti%20di%20Linguistica%20Generale.pdf

o        alcune definizioni (Università di Padova,  Istituzioni di Linguistica)

http://www.lettere.unipd.it/bollettino/pub/infocom_view.php?id=20562

-         la risposta di un esperto (Omar Calabrese) a una domanda sulla parzialità dell’informazione in un programma di Rai educational;  http://www.educational.rai.it/mat/ss/calab11.asp

 

Inoltre…

- considerazioni sulla differenza fra “scansione logica e scansione cronologica” nella costruzione della frase, tratte da Come si scrive. Contributi per la didattica della scrittura, materiale editoriale per docenti di scuola superiore a cura del Servizio d'italiano scritto (SIS) (Università Ca' Foscari di Venezia). http://www.scuola.com/comesiscrive/parscr6.html

- la nozione “tema” nel  Manuale ipertestuale di analisi concettuale, a cura di A. Cheti e B. Spinelli ( Dipartimento interbibliotecario dell’Università di Bologna), dove, navigando un po’ potrete trovare un’interessante definizione di testo…  http://liber.cib.unibo.it/manuals/html_1/tema.htm

 

Consultateli e quindi provate a valutare in che misura sono stati utili per chiarire quei concetti e le loro implicazioni didattiche. Sarebbe utile confrontare le diverse valutazioni.

 

 

3.6. La lettura come atto interpretativo e le teorie del piacere, della comunità di lettori  e della ricezione

Il sistema cooperativo fra lettore e testo si fonda sull’appartenenza a una cultura comune e condivisa, che non è però soltanto un dato definito a priori, statico, tradizionale, ma è un repertorio dinamico, un universo in progress, continuamente alimentato da nuove configurazioni testuali, da rinnovati atti di lettura e di scrittura.

L’universo comune a più testi e a più utenti di quei testi e delle lingue che li veicolano è un mondo che la scuola dovrebbe progressivamente e gradualmente arricchire, arredandolo di parole, significati, conoscenze, simboli, temi, archetipi, ecc.

È infatti sulla base della conoscenza di quel mondo che il rapporto fra il lettore e il testo può sfociare in un atto interpretativo, vera dimensione attiva e creativa nei confronti del testo, che ne svela i significati nascosti, le corrispondenze con altri testi, altri universi di pensiero, altri sistemi di segni.

L’atto di lettura e soprattutto la comprensione o l’interpretazione  sono (o dovrebbero essere) per il lettore fonte di piacere intellettivo, al contempo razionale ed emotivo, che nasce da processi di identificazione, di partecipazione, ma anche dalla gratificazione di aver colto nel segno o al contrario di essere stati stupiti e sorpresi, di aver colmato i buchi vuoti del testo o di aver continuato ad accumulare interrogativi e zone oscure in attesa dello scioglimento finale degli eventi o dei significati.

 

È ovvio che anche la stanchezza, l’indifferenza, il fastidio o il dis-piacere nei confronti della lettura (e della comprensione), così frequenti a scuola, hanno le stesse origini, ma capovolte: nella distanza, nell’impossibilità di stabilire un ponte, una qualche forma di comunicazione e di coinvolgimento fra il (mondo del) testo e il (mondo del) lettore-studente.

 

La lettura, la comprensione, l’interpretazione (e i relativi piaceri) possono nascere solo da un incontro di mondi che accettano di arricchirsi vicendevolmente: sicuramente si 

arricchisce il lettore, ma… ne trova giovamento anche il testo, su cui si depositano nuove esperienze di lettura, di interpretazione, di dialogo (con il testo e fra lettori), di commento.

 

Negli anni novanta venne elaborata l’idea della “comunità interpretante”, concetto che bene si addice all’idea e alla pratica di una classe composta da soggetti eterogenei e al contempo accomunati da elementi casuali o di condivisione, che compiono singolarmente e insieme esperienze di lettura, di decodificazione, di comprensione, di interpretazione. Resta questa una immagine fertile del rapporto fra un repertorio di testi e una comunità (interpretante) di lettori.

 

La lettura e la produzione testuale osservati dal punto di vista del lettore aprono frontiere inattese alla concezione e alla pratica (anche didattica) della comprensione: accanto all’identificazione dei canoni delle letture “da fare”, elaborati sulla base dei repertori e dei patrimoni consolidati nella tradizione culturale è da tempo matura la necessità di elaborare e praticare canoni pedagogici di letture adatte e funzionali ai processi di insegnamento/apprendimento: preoccupazione che invece coglie solo in parte coloro che progettano o realizzano i percorsi didattici e i relativi materiali testuali e interpretativi.

 

Approfondimenti e ricerche individuali. Gli scenari teorici evocati in questo paragrafo sono ampi e complessi e non è facile ridurli a pochi riferimenti; mi limiterò, anche qui, ad alcune letture e ad alcuni rimandi cui è possibile approdare on line, ma questo è certamente un terreno per approfondimenti individuali, per percorsi e scoperte soggettive. Gli spunti, in questo caso, sono quindi volutamente frammentari e casuali, come i segni su una mappa confusa, i cui itinerari vanno riscoperti e ricostruiti individualmente.

o        Dalla Enciclopedia  Multimediale delle Scienze Filosofiche  di Rai Educational,  intervista a Hans Georg Gadamer, Il mio contributo all'ermeneutica e materiali correlati

http://www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp?d=503#links

o        Da Letturaweb presentazione del volume di W. Iser, L'atto della lettura: una teoria della risposta estetica, Bologna, Il Mulino, 1987 http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/llcs/lettura.jsp?id_lettura=221

o        Da Letturaweb presentazione del volume di Harold Bloom, Una mappa della dislettura, Milano, Spirali, 1988   http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/llcs/lettura.jsp?id_lettura=239

o        Dall’Osservatorio Permanente europeo sulla lettura della Rete Grinzane Europa un saggio di M. Mancini, Gli studi sulla lettura http://www.grinzane.net/Osservatorio2002/Mancini_ITA.html

o       Da B@bèl, Voci e percorsi della differenza, un saggio di Hanna Serkowska, Lettura – rilettura – dislettura: modelli della critica femminista

http://www.carta.org/rivista/settimanale/2002/37/37manuale.htm

 

 

3.7. La lettura come coinvolgimento emotivo

Un ultimo, importante, riferimento va fatto alla dimensione emotiva della lettura, ovvero al “contributo della comprensione affettiva-emotiva nella ricezione e interpretazione del testo”. (Levorato, 2000, p. 9).

Con particolare riferimento alla narrativa, sono state recentemente studiate le implicazioni della dimensione affettiva ed emozionale nella comprensione dei testi, innestando queste componenti in un quadro teorico e metodologico coerente sia con gli approcci cognitivi, processuali e semiotici sia con la concezione culturale e contestuale di ogni atto interpretativo.

Accanto al processo di comprensione, che attiene alla dimensione cognitiva, l’autrice ipotizza l’attivazione di un processo di “valutazione”, che attiene alla dimensione affettiva, ha carattere soggettivo  e innesca stati emotivi.

 

Se il processo di elaborazione produce comprensione, il processo di valutazione, che opera parallelamente a esso, produce preferenze e si basa sul riconoscimento dl valore, positivo o negativo, di ciò che la persona incontra. Così , il processo di valutazione orienta l’azione  e serve a schivare le cose troppo familiari perché noiose, sollecita curiosità per quelle nuove, o diffidenza per quelle sconosciute, segnala il piacere ingenerato da certe esperienze mentali, produce interesse per altre, apre la persona alle esperienze emotive associate alla fruizione di c erti testi, connota l’esperienza estetica.

Da Levorato (2000), p. 99.

 

 

 

 

 

 

4. Epilogo sul “futuro” della lettura.

 

 

Fin qui una carrellata di spunti teorici, metodologici e didattici che occupano, di fatto, l’ultimo quarto del secolo scorso, che è anche il tempo che separa le Dieci Tesi per l’Educazione linguistica democratica (1975)   [http://www.giscel.org/dieciTesi.htm] dalla fine del millennio.

 

E ora? Ora si tratta di aprire e scrivere un altro capitolo, forse più complesso, dei rapporti fra lettura, scrittura e scuola: un capitolo che faccia tesoro di questa eredità, ma si apra ai problemi, in parte antichi e in parte nuovi, posti da allievi che vivono in una  realtà sociale, culturale, comunicativa e linguistica in buona misura diversa e caratterizzata da elementi di continuità/discontinuità con il passato di estremo interesse.

Non mancano le proposte e le sperimentazioni, alcune anche interessanti e problematiche; si vedano ad esempio Calò (a cura di, 2003); Roncallo (a cura di, 2004): due volumi che pur attingendo a retroterra culturali e anche associativi analoghi approdano a concezioni in qualche misura divergenti, anche se accomunate da un aspetto non secondario: nei due volumi, entrambi dedicati alla scrittura, lettura e scrittura sono spesso positivamente intrecciate negli approcci teorici come nelle esperienze didattiche.

 

L’obiettivo di fondo di una buona didattica della comprensione resta quello di riaprire il dialogo con gli allievi reali, riuscire a intercettarne l’indifferenza e le potenzialità, gli interessi e le difficoltà, inseguendoli e conquistandoli su nuovi percorsi di condivisione progettuale e di empatia intellettiva ed emotiva, che talvolta si riesce ad attivare (più facilmente)su testi letterari, creativi; speriamo che un giorno si possa provare una diversa ma non meno efficace  condivisione empatica su testi più “noiosi”, non perché consueti e familiari, ma perché meno emozionanti e coinvolgenti (la definizione è di Marco Guastavigna): i testi espositivi e informativi, i testi esplicativi e argomentativi sui quali viaggiano forse meno emozioni, ma più informazioni, conoscenze e decisioni, altrettanto  utili ai cittadini di oggi e di domani.

 

 

È stato ricordato  all’inizio di questo ragionamento come nella storia della lettura (e dell’umanità) già altre volte il rapporto con i testi (sacri o profani; epici o normativi; fondativi o rivoluzionari; narrativi o divulgativi o argomentativi) abbia vissuto scarti  più o meno “epocali”, che hanno modificato  le modalità di organizzazione della comunicazione umana, ma talvolta anche la vita delle persone e delle collettività o almeno di coloro la cui vita è più direttamente segnata dal rapporto con la testualità e la comunicazione.

Questi scarti (alcuni più profondi, altri meno) sono stati segnati da  modalità procedurali e cognitive quasi simboliche: il passaggio dall’oralità della scrittura, l’invenzione della lettura silenziosa, la conservazione dei manoscritti, le glosse a lato dei testi, l’appropriazione e la circolazione delle esegesi testuali, l’invenzione della stampa, la diffusione dell’alfabetizzazione e la democratizzazione della lettura, l’avvento del pubblico femminile, la scrittura digitale su supporto elettronico, la proliferazione delle pagine e delle videate non lette, ecc…. 

In questo lungo cammino sono via via mutati i rapporti profondi con la trascrizione grafica, preposizionale e testuale del pensiero.

Oggi avvengono altre modificazioni altrettanto importanti in settori anche diversi che coinvolgono le modalità di rapporto con la testualità; ad esempio, oltre a quelli ricordati nel paragrafo 1.1.:

-          il crescente squilibrio fra la progressiva riduzione del tempo a disposizione da dedicare alla lettura lenta, riflessiva, assimilativa e la complementare proliferazione delle pagine e delle videate stampate, implementate, trasmesse, inoltrate;

-          il rapporto fra innovazione tecnologica e adattamento/reinvenzione  delle modalità cognitive e procedurali di interazione e risposta, che interessano e coinvolgono i cambiamenti ergonomici delle macchine e le permutazioni fisiologiche degli individui;

-          il diverso rapporto che hanno con la pagina scritta e con le modalità e le finalità dell’insegnamento/apprendimento della “lettura” tradizioni religiose e culturali diverse oppure le tradizioni religiose da un lato e la cultura laica dall’altro o ancora le tradizioni prevalentemente orali e quelle prevalentemente scritte, quelle popolari e quelle colte;

-          la dialettica fra spinte verso l’omologazione globale dei gusti e dei consumi anche culturali e rivendicazioni di specificità localistiche e identitarie che spesso finiscono col convivere e trovare un punto di equilibrio a scapito di accezioni e pratiche universaliste, planetarie;

 

La lettura e le sue trasformazioni non sono ovviamente estranee a questi processi. Non è detto che l’apparente disinteresse per la lettura congiunto alla indubbia proliferazione dei testi scritti in un momento in cui si trasformano celermente i rapporti ergonomici con la “pagina” ed è dirompente la necessità di reinventarsi modi di convivenza non conflittuale fra cultura diverse non stia già producendo un’altra trasformazione di cui non riusciamo ancora a cogliere la direzione e il senso. Ma non è facile fare previsioni, né emettere giudizi.

 

Qualche anno fa Armando Petrucci così riassumeva il senso della prospettiva della lettura individuale ed anarchica che egli individuava come il dato emergente della fine del Novecento.

Val la pena rileggere queste parole (e l’intero saggio), magari anche auspicando che non sia del tutto finita l’esperienza interpersonale, cooperativa e sociale della lettura o almeno non siano del tutto tramontati i valori e le aspettative che talvolta la pratica e la circolazione collettive della scrittura e della lettura hanno rappresentato in alcuni omenti della storia dell’umanità.

 

In verità appare sbagliato (anche se forse inevitabile) chiedersi a questo punto quanto l’avvenire della lettura e del leggere qui delinea­to, costituito di pratiche individuali, di scelte personali e di rifiuti di regole e di gerarchie, di caos produttivo e di consumo selvaggio, di métissages di repertori diversi, di livelli divaricati, ma paralleli, di produzione, possa essere considerato (o no) come un fenomeno di se­gno positivo. Esso sembra in realtà configurarsi come un fenomeno esteso e complesso, destinato a consolidarsi e ad affermarsi nell’arco di uno o due decenni, in coincidenza con la svolta dal secondo al ter­zo millennio. Soltanto fra cinquanta o cento anni potremo sapere do­ve ci ha condotti e, se ne avremo voglia, emettere un giudizio.

Ora no, è troppo presto.

Da  Petrucci (1995), p.437

 

Ora il primo di quei due decenni è passato; abbiamo superato la svolta fra secondo e terzo millennio, ma siamo ancora lontani dal tempo che Petrucci suggeriva di attendere per esprimere un giudizio…

 

Nel frattempo vale la pena continuare a leggere e a insegnare  a leggere. O almeno provare a farlo.

 


 

E, infine, un gioco… reso possibile dal ricco repertorio di immagini proposte da  Letturaweb

[http://www.letturaweb.net/jsp/index.jsp

Ciascuno di voi osservi con attenzione queste diverse immagini e poi scelga quale rappresenta meglio la sua personale concezione della lettura, assumendo l’immagine dal punto di vista simbolico, al di là del dato circostanziale.

Poi, ciascuno di voi provi a dire perché, magari in modo creativo, più vicino al … flusso di coscienza che alla scrittura argomentativa.

 

Ad esempio…

 

 

 

 

a) Ignat Bednarik (Orsova, 1882-Bucarest?, 1963)   http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=23

 

 

 

b) James-Jacques-Joseph Tissot (Nantes 1836-Bouillon, Doubs 1902)

http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=442

 

 

 

c) Berthe Morisot (Bourges 1841-Parigi 1895)

http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=304

 

 

Henry F. Darby (1820-1897)

http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=101

 

 

 

Edmund Blair Leighton (Londra 1853-1922)

http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=264

 

 

 

Ford Madox Brown (Calais 1821-Londra 1893)

http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=44