Documentazione
Circa
300 le catastrofi naturali in dodici mesi
sia di origine naturale che provocate dall'uomo
2004, è stato l'anno dei disastri
costati oltre 100 miliardi di dollari
I
cataclismi hanno causato la morte di più di 21.000 persone
di RICCARDO STAGLIANO
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Finché erano capanne scoperchiate e
campagne allagate, magari a latitudini geopoliticamente remote, i politici
potevano far finta di niente e dire che contro la furia della natura non
c'era nulla da fare. Adesso che la bolletta di quei disastri ha sfondato
tutti gli argini superando i 100 miliardi di dollari di perdite economiche
forse cominceranno a considerare se davvero non ci si può inventare qualcosa
per prevenire o ridurre gli effetti di quei cataclismi. Questa almeno è la
speranza di varie associazioni ambientaliste, l'unico effetto collaterale
positivo che riescono a immaginare commentando gli altrimenti spaventosi dati
forniti da Swiss Re, la più grande società di ri-assicurazione del mondo: nel
2004, calcola il gruppo di Zurigo, oltre 21 mila persone sono morte come
conseguenza di catastrofi naturali o causate dall'uomo, i danni economici
globali ammontano a 105 miliardi di dollari di cui 42 sono o diverranno
richieste di risarcimento. Un conto senza precedenti, molto peggiore di quello
del 2001, quando gli attentati alle Torri gemelle fecero lievitare il totale.
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Quattro uragani
hanno colpito la Florida in successione ravvicinata: solo Charley, il più
violento, ha lasciato distruzioni per 16 miliardi. E poi è arrivato lo tsunami
Sulla connessione uomo-disastro c'è chi non ha dubbi, come Stephen Tindale,
direttore della Greenpeace britannica: "Per l'organizzazione mondiale
della sanità - ha dichiarato all'Independent - già 150 mila persone muoiono
ogni anno come conseguenza di cambiamenti del clima. Ciò non è stato abbastanza
per far sì che i leader mondiali si sedessero a discuterne ma forse un conto da
100 miliardi di dollari li convincerà. E dal momento che si tratta di dollari,
potrebbe essere il linguaggio che anche George Bush capisce". Un auspicio
ripetuto da Gianfranco Bologna, direttore scientifico di Wwf Italia:
"Speriamo che chi ci governa cominci a tenere in conto la natura. Dicono
che Kyoto (il trattato sul clima, ndr) costa? È una balla: ciò che si spende
già come effetti nocivi del nostro sistema di trasporti (cancri e malattie
respiratorie causate dai veicoli, ad esempio) è un danno economico assai più ingente,
nei dintorni del 5-10 per cento del pil".
E il paradosso, sempre più tipico di alcune storture della globalizzazione, è
che chi è meno responsabile del problema è lo stesso che ne paga un prezzo più
alto. Delle 21 mila vittime di disastri naturali registrate quest'anno dagli
analisti di Swiss Re almeno la metà abitava tra Africa e Asia, di certo non i
principali produttori di ossido di carbonio. Ma dal momento che il 95 per cento
delle richieste di risarcimento ha a che fare con disastri naturali, c'è da
scommettere che la loro gestione diverrà una priorità nella potente lobby degli
assicuratori, prossimi involontari partner delle Cassandre ambientaliste.
(repubblica on line 28 dicembre 2004)