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Ci pensa la
sottosegretaria
Il paese è distratto da molte preoccupazioni, ma trova
il tempo di scoprire che, con la riforma Moratti, il tempo di insegnamento di
inglese (una delle tre “I”, Do you remeber it?) viene dimezzato nella scuola media.
Non
c’è problema. La sottosegretaria Valentina Aprea, dopo un disperato tentativo
dell’on. Bondi di rifare dei calcoli non ideologici, non smentisce, ma
rassicura:
« E' vero, ci sarà una diminuzione del monte ore
annuale compensata però da un aumento
alle elementari: un'ora a settimana nella prima classe e due nelle successive
quattro.»
La stessa sottosegretaria, che pure non si stanca di
dispensare, com’è doveroso nel suo ruolo, fantasiose rassicurazioni a chi teme
un’involuzione della scuola italiana per effetto della riforma, deve aver
sospettato che potesse trattarsi di una scusa un po’ peregrina e allora ha
aggiunto:
« Le scuole, nella loro
autonomia didattica, possono utilizzare gli spazi dei laboratori per veicolare
in una lingua comunitaria anche insegnamenti diversi da quelli linguistici.
Inoltre ci sono altre misure di accompagnamento che, soprattutto in ambito
domestico, possono consolidare l'uso e la conoscenza della lingua. »
Qui riconosciamo l’autenticità del pensiero pedagogico
che alimenta la riforma (l’autonoma intesa come arte di affrontare
l’impoverimento economico e culturale e la capacità di svilire questioni serie
e complesse come la didattica disciplinare in lingua non nativa); ma soprattutto
(da “inoltre” in poi…) riconosciamo il
pensiero del Presidente del Consiglio: il modo migliore per imparare l’inglese
è senz’altro quello di avere una tata anglofona (attenzione alla pronuncia
però, non è sempre perfetta!) o di guardare la televisione in lingua o di
imbarcarsi con il padre su una nave da crociera dove egli si esibisca in una
band multietnica, così si fa anche una “Unità didattica” di “Educazione alla
Cittadinanza” e una di geografia; poi si torna e si dà il biglietto al tutor
che lo mette nel Portfoio (alla voce “crediti” nautici).