¢     imprenditori di se stessi

 

Il Presidente [del Consiglio] non ha dubbi su quale tipo di “persona” intenda formare la scuola che dovrebbe uscire dalla riforma del centrodestra:

 

"Dobbiamo insegnare ai ragazzi  la capacità di essere imprenditori di se stessi.“

Così Berlusconi alla presentazione del primo Decreto applicativo della legge 53.

 

Varrà la pena meditare, anche nel centrosinistra, sul fascino (un po’ fatuo) e i rischi (molto reali) dell’essere “imprenditori di se stessi” nel tempo del lavoro flessibile (nonché sulla spudoratezza del proporlo).

Si sono sentiti in questi anni peana francamente un po’ irritanti sull’importanza del mettersi in gioco e sul mercato, dell’investire su di sé  e sulle proprie competenze, quasi che essere interinali fosse una scelta e non trovare lavoro una mancanza di iniziativa (privata e personale, ovviamente). Io resto convinto che abbia ragione  invece il  Presidente della Repubblica a ricordare l’importanza di essere, anzitutto, cittadini responsabili e partecipi,  si potrebbe dire riflessivi.

Una scuola di qualità per tutti e per ciascuno è una scuola che persegue, prima, per tutti, il controllo di solide basi strumentali e culturali tali da garantire l’esercizio pieno della cittadinanza, e che poi, promuove, in ciascuno,  il diritto a coniugare in modo personale identità, cittadinanza, crescita culturale e agire sociale, in termini di  attività consapevolmente agite in contesti diversi, compreso il lavoro (sperando che ci sia).