Sto leggendo Circolo chiuso di Jonathan Coe,
un libro che non se consigliarvi perché racconta di un gruppo di quarantenni
(nati tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta) alle prese con la
brillante politica di Blair e con il tentativo di capire come sia possibile
rendere inutile la destra sostituendola, operazione politica in cui eccelle il
laburismo inglese secondo alcuni dei protagonisti del romanzo. Il lettore italiano
trova sconfortanti analogie con vicende di casa nostra…
Tra le quali, di attualità, un bel riferimento alle
proprietà taumaturgiche del… doppio canale.
A un certo punto del romanzo si profila il rischio
della chiusura di uno stabilimento in passivo della Rover, con quarantamila
dipendenti in bilico. La BMV non vuole saperne di rilanciare lo stabilimento e,
nel comitato di redazione di un giornale progressista, si sta discutendo delle
scarse possibilità di una cordata di finanziatori locali di subentrare alla BMV
e salvare la fabbrica.
A un certo punto viene riferito il pensiero di
Blair, in altri luoghi del romanzo familiarmente detto “Tony”.
“E’ vero,” disse James. [Riferito
al fatto che ilo ministro dell’Industria e del commercio forse sostiene la cordata
ndr] “Ma Blair ha lasciato capire che non otterranno aiuti.” Consultò i
suoi appunti. “Cito dal suo discorso di lunedì 3 aprile [2000 ndr] : ‘Se
in passato i governi di entrambe le maggioranze politiche hanno mostrato la
tendenza a “salvare” un’industria in difficoltà, oggi intendiamo il nostro
ruolo come un contributo per aiutare le persone e l’industria a equipaggiarsi
per la nuova economia, per incoraggiare l’innovazione e l’imprenditorialità, per migliorare l’istruzione e la formazione professionale
[rosso mio, che di rosso nel discorso di Blai non c’è proprio nulla!] e
per allargare l’accesso alle nuove tecnologie.”
“Le solite stronzate
neolaburiste, insomma” disse il direttore.
A parte il poco rispettoso commento del direttore
del quotidiano che, per altro, ha appena rimosso il caporedattore politico
perché critico nei confronti della politica di Blair, sembra proprio di
respirare aria di casa!
È infatti un bell’esempio di teoria del “capitale
umano” applicata alle incerte dinamiche del mercato occupazionale! Di fronte
alla irreversibile crisi di una fabbrica, la soluzione è rinforzare
l’istruzione e la formazione professionale per garantire nuova mobilità e
flessibilità ai disoccupati.
E poi c’è chi giura al complotto vetero comunista
quando denunciamo le motivazioni neoliberiste che animano la riforma Moratti!
Come giustamente affermano alcuni personaggi del
romanzo, la gravità del comportamento di chi fa queste politiche non è farle, ma non ammettere qual è il vero
motivo per cui le fa.
(m.a.)