Una proposta interessante, che suscita qualche dubbio (fecondo)…

 

 

Occorre evitare di separare l’insegnamento generale da quello professionale… […] L’obiettivo da raggiungere è quello di una coniugazione, la più articolata possibile, fra progetti professionali e motivazioni personali e culturali e ciò impone di riconoscere la pluralità delle funzioni della scuola. Essa, infatti, non ha solo la funzione di istruire, ma anche di educare, la quale consiste nel favorire la diversità culturale degli allievi e, insieme, nell’agevolare le attività attraverso le quali si forma e si afferma la loro personalità individuale. […]

La scuola del Soggetto andrà sempre più discostandosi dal modello che concepisce la scuola come un’istanza di socializzazione (qui nel senso di adeguamento ai “bisogni” della società: nota del curatore del sito). Certo la scuola fa parte della società; insegna la lingua, e le lezioni di storia e geografia danno rilievo alla realtà nazionale o regionale. Questo radicamento è necessario, ma la scuola non dev’essere fatta per la società; non deve attribuirsi come missione principale quella di formare dei cittadini oppure dei lavoratori, ma piuttosto di accrescere la capacità degli individui di essere Soggetti.

[…] Sarà sempre meno votata alla trasmissione di un complesso di conoscenze, norme e concezioni, mentre sarà sempre più incentrata, da un lato, sull’utilizzazione della strumentalità e, dall’altro, sull’espressione e la formazione della personalità.

 

A. Touraine, cap. « La scuola del Soggetto » in Libertà, eguaglianza, diversità, Il saggiatore, Milano, 1992, (trad. it. 1997) p. 291