Dopo l’euforia degli anni sessanta e dell’inizio degli anni settanta,
quando i pianificatori dell’istruzione pensavano di poter sanare facilmente i
mali del mondo, siamo pervenuti alla dolorosa presa di coscienza che i problemi
sono molto al di sopra della nostra comprensione, della nostra conoscenza e
della nostra abilità di agire con prudenza. Siamo diventati molto più
consapevoli dei ruoli della storia, della politica e della cultura nel
circoscrivere o frustrare i nostri piani più ambiziosi e nel guidarli verso vie
che non si sarebbero potute prevedere. […]
Problemi e potenzialità, però, continueranno ad esistere, e saranno
persone – insegnanti di bambini in età prescolare non meno che ministri della
pubblica istruzione – ad avere la principale responsabilità per lo sviluppo di
altri individui. Esse assolveranno quest’obbligo con saggezza o con negligenza,
in modo produttivo o improduttivo. Sembra preferibile che debbano affrontare
questo compito con una qualche consapevolezza di quel che stanno facendo, con
una qualche conoscenza dei metodi e dei risultati alternativi, piuttosto che
affidandosi completamente all’intuizione o a un’ideologia.