Dopo l’euforia degli anni sessanta e dell’inizio degli anni settanta, quando i pianificatori dell’istruzione pensavano di poter sanare facilmente i mali del mondo, siamo pervenuti alla dolorosa presa di coscienza che i problemi sono molto al di sopra della nostra comprensione, della nostra conoscenza e della nostra abilità di agire con prudenza. Siamo diventati molto più consapevoli dei ruoli della storia, della politica e della cultura nel circoscrivere o frustrare i nostri piani più ambiziosi e nel guidarli verso vie che non si sarebbero potute prevedere. […]

       Problemi e potenzialità, però, continueranno ad esistere, e saranno persone – insegnanti di bambini in età prescolare non meno che ministri della pubblica istruzione – ad avere la principale responsabilità per lo sviluppo di altri individui. Esse assolveranno quest’obbligo con saggezza o con negligenza, in modo produttivo o improduttivo. Sembra preferibile che debbano affrontare questo compito con una qualche consapevolezza di quel che stanno facendo, con una qualche conoscenza dei metodi e dei risultati alternativi, piuttosto che affidandosi completamente all’intuizione o a un’ideologia.

 

 Howard Gardner, Sapere per comprendere (1999), Feltrinelli, Milano, 1999