I bambini- soldato.     Esempio di attività

 

 

A. Individua  ed evidenzia con colori diversi nei due testi:

 

Ÿ         i dati e le informazioni relative all’impiego di bambini-soldato nel mondo

Ÿ         gli impegni assunti e sottoscritti a Parigi; le nazioni partecipanti

Ÿ         le dichiarazioni di uomini politici

Ÿ         altre informazioni

 

B. Ricavando le informazioni utili dai due testi, sintetizza con parole tue che cosa è stato deciso a Parigi e da chi

 

C. Esprimi una tua valutazione sui due articoli. Uno dei due è più ampio: quali informazioni fornisce che non si trovano nell’altro testo? Il più breve, però, amplia un aspetto chee nell’altro è appena accennato: quale?

 

AFRICA - “Mai più bambini soldato”: 58 Stati prendono il solenne impegno di fermare la triste piaga del reclutamento di minori

'LIBERIAMO I BAMBINI DALLA GUERRA'

Parigi (Agenzia Fides)- Mai più bambini soldato. È il solenne impegno preso da 58 Paesi che hanno sottoscritto ieri, 6 febbraio, gli “Impegni di Parigi”, al termine della Conferenza “Liberiamo i bambini dalla guerra”, promossa dall’ UNICEF e dal governo francese. Il documento non ha però una valenza giuridica ma “un forte valore politico e sociale” ha sottolineato il Ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy. Si calcola che vi siano in tutto il mondo almeno 250mila bambini e ragazzi reclutati in formazioni armate regolari e irregolari.
Gli Stati firmatari si sono impegnati solennemente ad applicare e rispettare i principi della lotta contro il reclutamento e l'impiego dei minori nei conflitti armati. Tra gli impegni sottoscritti, quello di lottare contro l'impunità, indagare e perseguire reclutatori e comandanti dei minori inseriti in gruppi armati o eserciti regolari. Per tutti questi reati non sono ammesse amnistie.
Un capitolo importante dell’accordo riguarda le bambine (che costituiscono il 40% del totale dei bambini soldato), considerate le vittime più vulnerabili, perché sfruttate come combattenti al fronte ma anche a fini sessuali.
Tra i Paesi firmatari ci sono dieci dei dodici Paesi in cui le Nazioni Unite hanno denunciato il ricorso ai bambini soldato, la maggior parte dei quali sono africani: Burundi, Costa d’Avorio Sudan, Ciad, Somalia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Colombia, Nepal e Sri Lanka. Gli altri due, Myanmar e Filippine, non hanno partecipato alla conferenza.
Grandi assenti gli Stati Uniti, che proprio ieri hanno ufficializzato la creazione di un comando militare specifico per il teatro continentale africano. Si tratta di una prima assoluta per il Pentagono e un’ulteriore conferma dell’importanza crescente dell’Africa e delle sue risorse per le economie più avanzate. Tra i compiti del nuovo organismo, che diventerà operativo dal prossimo anno, vi sono la lotta al terrorismo e la cooperazione con gli eserciti africani. Si spera che nell’aiutare a “professionalizzare” le forze armate continentali, i militari statunitensi diano anche un contributo alla lotta contro il reclutamento dei bambini. (L.M.)

 

 

PARIGI - Gli 'impegni di Parigi' contro il reclutamento dei bambini soldato e contro l'impunità di quanti li sfruttano nelle guerre sono stati sottoscritti da 58 paesi al termine della conferenza internazionale 'Liberiamo i bambini delle guerre' conclusasi oggi nella capitale francese. L'Italia aveva dato ieri il suo pieno appoggio all'iniziativa ed aveva assicurato, attraverso il vice ministro degli esteri sen. Franco Danieli, la determinazione a "sostenere gli sforzi dei paesi impegnati in questa azione a favore dei bambini".

Il flagello coinvolge circa 250 mila adolescenti in tutto il mondo ma soprattutto in Asia ed Africa. Oggi per la prima volta gli stati che hanno aderito si sono "impegnati solennemente a ad applicare e rispettare i principi della lotta contro il reclutamento e l'utilizzazione dei bambini nei conflitti armati", ha detto il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy, co-presidente della conferenza con la direttrice generale dell'Unicef, Ann Veneman.

Tra i firmatari ci sono anche 10 dei 12 paesi dove, secondo le Nazioni Unite, bambini e adolescenti sono usati in prima linea: Burundi, Costa d'Avorio, Sudan, Ciad, Uganda, Repubblica democratica del Congo, Colombia, Nepal, Sri Lanka e Somalia. Gli altri due paesi interessati, Filippine e Birmania, non hanno preso parte alla conferenza. Tra gli stati finanziatori degli aiuti internazionali peril recupero dei bambini e delle bambine coinvolti (queste ultime rappresentano circa il 40% del totale) e il loro reinserimento in un ambiente normale, hanno dato il loro sostegno all'iniziativa quelli della Ue, il Giappone e il Canada. Gli Stati Uniti non erano rappresentati alla conferenza.

Tra gli impegni sottoscritti, che non hanno un valore giuridico vincolante ma un forte valore politico e morale, i paesi firmatari si impegnano a "lottare contro l'impunità, indagare e perseguire quanti hanno illegalmente reclutato i minori di 18 anni e li hanno inseriti nei gruppi o nelle forze armate". I reati commessi in questa attività non devono poi essere oggetto di amnistie. "Accordi di pace o altri strumenti che puntano a mettere termine alle ostilità non dovrebbero comportare disposizioni in materia di amnistia per gli autori dei crimini in relazione al diritto internazionale, specie per quelli compiuti contro i bambini", è scritto nel testo approvato.

Gli "impegni" rappresentano un 'impegno morale' per i sottoscrittori a affrancare i minori che combattono in gruppi armati e anche sotto bandiere nazionali. Che un paese sia in conflitto o in uno stato di belligeranza "non può essere una scusa per impedire la liberazione dei bambini soldato", ha sottolineato una fonte diplomatica. Una conferenza come quella conclusasi oggi è una prima assoluta. Gli 'impegni' rappresentano una 'traduzione' a livello di stati dei 'Principi di Parigi', ugualmente approvati oggi, che indicano misure pratiche per impedire il reclutamento forzato dei minori. Questi rendono più attuali i 'Principi di Cape Town', sottoscritti 10 anni fa da Ong e da altre strutture.

Ma - ha detto il ministro degli esteri francesi - "i soli che possono trasformare i principi in impegni sono i responsabili politici". Tra le norme indicate vi è il diritto di asilo qelli che che fuggono dal loro paese e un'attenzione maggiore per il reinserimento delle giovani che finiscono nei gruppi armati, spesso violentate, e che vengono poi respinte dalle strutture sociali nelle quali erano prima inserite.

(Agenzia Fides 7/2/2007 righe 30 parole 354)

ANSA  -

 


 

AFRICA - “Mai più bambini soldato”: 58 Stati prendono il solenne impegno di fermare la triste piaga del reclutamento di minori

'LIBERIAMO I BAMBINI DALLA GUERRA'

Parigi (Agenzia Fides)- Mai più bambini soldato. È il solenne impegno preso da 58 Paesi che hanno sottoscritto ieri, 6 febbraio, gli “Impegni di Parigi”, al termine della Conferenza “Liberiamo i bambini dalla guerra”, promossa dall’ UNICEF e dal governo francese. Il documento non ha però una valenza giuridica ma “un forte valore politico e sociale” ha sottolineato il Ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy. Si calcola che vi siano in tutto il mondo almeno 250mila bambini e ragazzi reclutati in formazioni armate regolari e irregolari.
Gli Stati firmatari si sono impegnati solennemente ad applicare e rispettare i principi della lotta contro il reclutamento e l'impiego dei minori nei conflitti armati. Tra gli impegni sottoscritti, quello di lottare contro l'impunità, indagare e perseguire reclutatori e comandanti dei minori inseriti in gruppi armati o eserciti regolari. Per tutti questi reati non sono ammesse amnistie.
Un capitolo importante dell’accordo riguarda le bambine
(che costituiscono il 40% del totale dei bambini soldato), considerate le vittime più vulnerabili, perché sfruttate come combattenti al fronte ma anche a fini sessuali.
Tra i Paesi firmatari ci sono dieci dei dodici Paesi in cui le Nazioni Unite hanno denunciato il ricorso ai bambini soldato, la maggior parte dei quali sono africani: Burundi, Costa d’Avorio Sudan, Ciad, Somalia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Colombia, Nepal e Sri Lanka. Gli altri due, Myanmar e Filippine, non hanno partecipato alla conferenza.
Grandi assenti gli Stati Uniti, che proprio ieri hanno ufficializzato la creazione di un comando militare specifico per il teatro continentale africano. Si tratta di una prima assoluta per il Pentagono e un’ulteriore conferma dell’importanza crescente dell’Africa e delle sue risorse per le economie più avanzate. Tra i compiti del nuovo organismo, che diventerà operativo dal prossimo anno, vi sono la lotta al terrorismo e la cooperazione con gli eserciti africani. Si spera che nell’aiutare a “professionalizzare” le forze armate continentali, i militari statunitensi diano anche un contributo alla lotta contro il reclutamento dei bambini. (L.M.)

 

 

PARIGI - Gli 'impegni di Parigi' contro il reclutamento dei bambini soldato e contro l'impunità di quanti li sfruttano nelle guerre sono stati sottoscritti da 58 paesi al termine della conferenza internazionale 'Liberiamo i bambini delle guerre' conclusasi oggi nella capitale francese. L'Italia aveva dato ieri il suo pieno appoggio all'iniziativa ed aveva assicurato, attraverso il vice ministro degli esteri sen. Franco Danieli, la determinazione a "sostenere gli sforzi dei paesi impegnati in questa azione a favore dei bambini".

Il flagello coinvolge circa 250 mila adolescenti in tutto il mondo ma soprattutto in Asia ed Africa. Oggi per la prima volta gli stati che hanno aderito si sono "impegnati solennemente a ad applicare e rispettare i principi della lotta contro il reclutamento e l'utilizzazione dei bambini nei conflitti armati", ha detto il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy, co-presidente della conferenza con la direttrice generale dell'Unicef, Ann Veneman.

Tra i firmatari ci sono anche 10 dei 12 paesi dove, secondo le Nazioni Unite, bambini e adolescenti sono usati in prima linea: Burundi, Costa d'Avorio, Sudan, Ciad, Uganda, Repubblica democratica del Congo, Colombia, Nepal, Sri Lanka e Somalia. Gli altri due paesi interessati, Filippine e Birmania, non hanno preso parte alla conferenza. Tra gli stati finanziatori degli aiuti internazionali peril recupero dei bambini e delle bambine coinvolti (queste ultime rappresentano circa il 40% del totale) e il loro reinserimento in un ambiente normale, hanno dato il loro sostegno all'iniziativa quelli della Ue, il Giappone e il Canada. Gli Stati Uniti non erano rappresentati alla conferenza.

Tra gli impegni sottoscritti, che non hanno un valore giuridico vincolante ma un forte valore politico e morale, i paesi firmatari si impegnano a "lottare contro l'impunità, indagare e perseguire quanti hanno illegalmente reclutato i minori di 18 anni e li hanno inseriti nei gruppi o nelle forze armate". I reati commessi in questa attività non devono poi essere oggetto di amnistie. "Accordi di pace o altri strumenti che puntano a mettere termine alle ostilità non dovrebbero comportare disposizioni in materia di amnistia per gli autori dei crimini in relazione al diritto internazionale, specie per quelli compiuti contro i bambini", è scritto nel testo approvato.

Gli "impegni" rappresentano un 'impegno morale' per i sottoscrittori a affrancare i minori che combattono in gruppi armati e anche sotto bandiere nazionali. Che un paese sia in conflitto o in uno stato di belligeranza "non può essere una scusa per impedire la liberazione dei bambini soldato", ha sottolineato una fonte diplomatica. Una conferenza come quella conclusasi oggi è una prima assoluta. Gli 'impegni' rappresentano una 'traduzione' a livello di stati dei 'Principi di Parigi', ugualmente approvati oggi, che indicano misure pratiche per impedire il reclutamento forzato dei minori. Questi rendono più attuali i 'Principi di Cape Town', sottoscritti 10 anni fa da Ong e da altre strutture.

Ma - ha detto il ministro degli esteri francesi - "i soli che possono trasformare i principi in impegni sono i responsabili politici". Tra le norme indicate vi è il diritto di asilo qelli che che fuggono dal loro paese e un'attenzione maggiore per il reinserimento delle giovani che finiscono nei gruppi armati, spesso violentate, e che vengono poi respinte dalle strutture sociali nelle quali erano prima inserite.

(Agenzia Fides 7/2/2007 righe 30 parole 354)

ANSA  -