Mario Ambel, Analisi
dei testi proposti dal gruppo e considerazioni sulle attività da sperimentare
Elenco dei testi selezionati dal gruppo di lavoro
Testi e analisi pre-pedagogica
GLI INUIT
Vicino al
Polo Nord, dove i punti più settentrionali di Siberia (Russia), Alaska (Stati
Uniti), Quebec (Canada) e Groenlandia
(Danimarca) sono quasi attaccati, vivono
gli Inuit, chiamati per molto tempo Eschimesi, un termine dispregiativo che
significa “Mangiatori di carne cruda”. Gli Inuit vivono ancora oggi in uno
degli ambienti più estremi del pianeta
dove hanno imparato a sopravvivere con pochissime materie prime.
Oggi la
modernità ha introdotto nuovi materiali e nuove fonti di energia per cui la loro vita è cambiata
ed è una mescolanza di tradizioni antiche e abitudini moderne.
A Iqaluit,
capitale situata nell’isola di Baffin, ci sono infatti strade asfaltate e gli
abitanti vivono in normali costruzioni di legno fornite di tutte le comodità,
di telefono e di elettricità; i bambini vanno a scuola. Ancora oggi gli Inuit
vanno a caccia, ma il fucile ha sostituito l’arpione e invece della slitta
trainata dai cani si utilizzano sempre più frequente la motoslitta o i tricicli
a motore.
Le comunità
che si trovano nelle zone più remote dell’Artico canadese e che conducono una
vita tradizionale, vivono ancora nella tenda estiva di pelli di caribù o negli
igloo. L’igloo tuttavia, sempre più raro, viene costruito solo d’inverno e
durante spostamenti periodici. In alcuni casi,
quando gli insediamenti sono più
stabili, le diverse abitazioni di ghiaccio sono collegate da passaggi scavati
nella neve, in modo da spostarsi da un ambiente all’altro senza uscire.
Gli Inuit
di queste zone sono impegnati nella costante ricerca del cibo. Gli uomini si
dedicano principalmente alla caccia, mentre le donne cucinano i cibi e tagliano
le pelli con i coltelli a mezzaluna, per
poi conciarle masticandole e realizzare i
capi d’abbigliamento.
La cucina
delle donne Inuit consiste principalmente in
carni bollite: solo il pesce e il lardo di foca vengono consumati crudi.
rid.
e adatt. da “Airone”, n. 195, luglio 1997
analisi del testo in
funzione didattica
Testo
espositivo, nel complesso chiaro e lineare. Significativo il contrasto fra le
forme e abitudini di vita: presente e passata.
Adatto ad
attività di acquisizione/rinforzo della comprensione del testo
Riscritture:
-
raccolta
sistematica di informazioni
-
sintesi
selettive passato/presente.
In parte adatto
a verifiche sommative di competenze di comprensione.
Le api che volano da un fiore
all’altro in primavera e in estate
stanno compiendo il loro lavoro: cercano e raccolgono polline e nettare
per portarlo al nido dove verrà trasformato in miele.
Il nido è una complicata
costruzione di cera fatta di tante
stanze, le celle, e di alcuni corridoi. Nel nido vivono tante api vecchie e giovani,
tante larve e tante uova che l’ape regina depone man mano.
Subito dopo la nascita, la giovane
ape si occupa della pulizia delle celle
vuote. Questo lavoro è importante perché l’ape regina depone le uova solo nelle
celle pulite.
Quando l’ape ha tre giorni di vita
diventa la “balia” delle larve: con polline e miele prepara una pappa che poi
dà alle larve affamate , imboccandole una ad una.
Al decimo giorno di vita, l’ape
operaia cambia professione e da “balia” diventa “magazziniera”. Riceve il miele
dalle api che lo hanno preparato e lo raccoglie in celle magazzino.
Proprio in questo periodo della sua
vita, l’ape diventa capace di produrre cera e costruisce nuove celle.
Quando il suo corpo smette di
produrre cera, l’ape operaia diventa per qualche giorno ape “guardiana” assalendo gli estranei che si
avvicinano troppo.
Infine l’ape diventa “bottinatrice”:
vola in cerca di nettare e di polline e quando il tempo è sfavorevole rimane
inoperosa nell’alveare.
Quando l’ape operaia compie circa
trentacinque giorni muore.
analisi del testo in
funzione didattica
Buon testo, lineare, coerente, con
una solida struttura espositiva scandita dai diversi stadi di vita delle api.
Acquisizione e rinforzo della
comprensione: raccolta sistematica delle informazioni
Riscritture (finalizzate allo
studio):
- classificazione delle informazioni
in base a età/denominazione delle api
Adatto a
(facile) verifica sommativa di competenze di lettura e comprensione conclusive
della scuola elementare.
L’orso grigio, vecchio e valoroso guerriero che niente e
nessuno poteva spaventare, lo si poteva udire un quarto d’ora prima che
comparisse.
Quel suo procedere imperterrito lo si poteva attribuire al
senso di sicurezza che gli veniva dalla mole e dall’età, giacché un grosso orso in movimento può essere,
indifferentemente, rumoroso o silenzioso. Se è impaurito e corre all’impazzata,
si può udire lo strepito nella foresta anche a un chilometro e mezzo di
distanza. Ma se sguscia via furtivo appresso a qualche cosa può, malgrado la
sua mole, attraversare la boscaglia senza neppure far frusciare le foglie.
Se inseguito da un cacciatore, l’orso adulto scompare
sovente nel folto della macchia, e allora c’è un grande silenzio. Ma quando il
cacciatore fa il furbo e striscia nella macchia, non trova niente: l’animale è
sgusciato fuori senza far scricchiolare un fuscello.
Il fracasso dell’orso grigio era al tempo stesso autoritario
e ammonitore. Quando lo sentivano avvicinarsi, gli altri orsi che pascolavano
nei pressi degli acquitrini tendevano l’orecchio, poi si ritiravano ai margini
dei prati, lasciando gran parte del pascolo al vecchio maschio.
Era un “nomade solitario”, questo gigante con il quale
nessun altro orso osava misurarsi.
B. Day, “Vita con gli orsi”
analisi del testo in
funzione didattica
Buon testo, gradevole, ma forse non facilissimo da usare.
Acquisizione/rinforzo della comprensione e riscritture:
informazioni contrastive sulle circostanze in cui l’orso è rumoroso o
silenzioso.
Meno adatto a verifiche sommative di competenze di scrittura
conclusive.
Era giunto il grande momento: per ventinove giorni avevo
covato le mie venti preziose uova di oca selvatica; o meglio, solo negli ultimi
due giorni avevo tolto le uova alla tacchina alla quale le avevo affidate, per
metterle dentro la mia incubatrice. Volevo infatti spiare ben bene il momento
in cui sarebbero sgusciati fuori i piccoli, e ora quel momento fatidico era
arrivato.
Molte cose importanti devono accadere in una di queste uova
di oca selvatica: accostandovi l’orecchio si ode dentro scricchiolare e
muoversi qualcosa e poi, ecco, si percepisce chiaramente un flebile, flautato
“piip”. Dopo ci vuole ancora un’ora perché si apra un buchino, attraverso il
quale si scorge la prima cosa visibile del nuovo uccello: la punta del
becco,con sopra il cosiddetto dente dell’uovo; il movimento del capo con cui il
dente, dal di dentro, viene spinto contro il guscio dell’uovo, non provoca solo
la rottura del guscio, ma anche uno spostamento dell’uccellino che vi giace
dentro tutto avvoltolato su se stesso, e che lentamente gira. Il dente di muove
tracciando una fila di buchini a cerchio; alla fine, quando il cerchio è
completo, l’uccello, stendendo il collo fa sollevare l’intera calotta del guscio.
Lentamente, a fatica, libera allora il lungo collo che non
riesce ancora bene a sostenere il pesante capino. Anche la nuca rimane
incurvata nella posizione che ha avuto nell’embrione fin dall’inizio: occorrono
altre ore perché le articolazioni si distendano e diventino flessibili, perché
i muscoli si rafforzino e prendano a funzionare gli organi che permettono
l’equilibrio, perché insomma l’ochetta appena nata incominci ad avere il senso
del sopra e del sotto e possa liberamente sollevare il capo.
Quella cosina fradicia che fa capolino dal guscio è
incredibilmente brutta e penosa, e soprattutto sembra più fradicia di quel che
non sia in realtà: a toccarla, la si sente solo un po’ umidiccia. Questa
impressione di bagnato e di appiccicoso che danno le piume, dipende dal fatto
che ogni piuma è ancora strettamente racchiusa in un involucro e così compressa
non è più grossa di un capello. Poi gli involucri si asciugano, si polverizzano
e cadono, permettendo alle piume di aprirsi. La rottura degli involucri viene
naturalmente favorita ed affrettata dai movimenti che fa l’uccellino appena
uscito dall’uovo, strusciandosi contro i fratelli e contro il ventre della
madre. Se questo sfregamento non è possibile, come avvenne per la mia prima oca
selvatica covata in incubatrice, gli involucri delle piume durano più del
solito e in questo caso si può assistere a un piccolo sorprendente prodigio: si
passi dolcemente un batuffolo di ovatta unto di grasso contro il piumaggio
dell’uccellino; i fragili involucri cadranno in minuscoli frammenti simili a
forfora, e l’ochetta subirà una magica trasformazione: dove è passato il
batuffolo sorge ora un fitto bosco di vaporose, splendenti piume
griogioverdastre e, in pochi secondi, in luogo del nudo mostriciattolo fradicio
e appiccicoso, ci troviamo in mano una commovente pallottolina di piume, grande
almeno il doppio.
La mia prima ochetta selvatica era dunque venuta al mondo.
Konrad Lorenz – L’anello
di re Salomone
analisi del testo in
funzione didattica [M.Ambel]
Bel testo, non facile anche se narrativo e coinvolgente.
Utile per attività didattiche varie di comprensione può
servire per la verifica sommativa di fine quinta.
Riscrittura: non facile immaginare usi significativi che non
risultino troppo complessi.
Christian appartiene a una tribù lappone di origine
finlandese. Il padre e gli zii hanno da tempo abbandonato la vita nomade: il
dovere peregrinare da una zona all’altra con un branco di renne, in cerca di
pascoli nuovi, rendeva la loro vita dura e pericolosa. Per questo suo padre è
andato a lavorare in una miniera poco lontana dal villaggio: ha preferito
starsene chiuso, per tante ore, nel cuore della terra, al buio, anziché
vagabondare di zona in zona in balia del vento, della pioggia, immerso nella solitudine
bianca della neve e del ghiaccio. Gli zii, invece, lavorano nei boschi con il
bestiame.
Christian, durante l‘inverno, vive nel villaggio, che è
formato da casette prefabbricate importate dalla vicina Svezia e dotate di
riscaldamento elettrico. Il ragazzino frequenta la scuola elementare e a scuola
trascorre quasi tutta la giornata. Quando è l’ora della ricreazione, guidati
dal maestro, gli scolari calzano gli sci e, imbottiti di lana e di pellicce
dalla testa ai piedi, sfidano l’aria gelida facendo gare sulla neve.
I Lapponi sono orgogliosi della loro vita, delle loro
tradizioni, della loro terra, e non si scompongono per nulla quando si sentono
oggetto della curiosità dei turisti.
AA.VV., I
bambini del mondo
analisi del testo in
funzione didattica
Testo semplice, interessante
Potrebbe essere utile per semplici
attività di comprensione, ma anche per una scrittura documentata da realizzare
chiedendo di confrontare altro testo analogo (tratto dalla stessa fonte) su
criteri dati: ad esempio come vivono due bambini, uno lappone e l’altro
nigeriano.
Comprensione sommativa: utile forse
per la terza elementare.
Mentre
scrivo le cornacchie volano attorno alla casa e passano davanti alla finestra….
Prima di
andare ad appollaiarsi sugli abeti, con il loro craa- craa- craa danno il saluto alla sera che sta salendo dai
luoghi più ombrosi; la loro voce, anche se abituale e profonda, ha un timbro
particolare: ben differente da quella dell’alba, o da quella d’allarme o di
richiamo. Prima di posarsi definitivamente si riuniscono in gruppo, sfiorano
gli apici, riprendono ancora una volta la via dell’aria e le loro ali
frusciano. Anche se non guardi verso di loro le puoi seguire nel volo con il
suono che le penne fanno nel cielo della sera: virano, salgono, scendono; come
una folata si calano quindi sui rami che dondolano sotto il loro peso, e torna
il silenzio. Ma se prima di recarmi a dormire mi capiterà di fare due passi
verso il bosco, allora, nel profondo della notte le sentirò volar via con
improvviso rumore e subito ritornare a posarsi come se mi avessero
riconosciuto.
Mi sembra
che da un decennio i corvidi stiano ripopolando le montagne e i paesi; sono nel
paesaggio come in tante belle tele di Peter Bruegel. Appollaiati sui rami o sui
pali della luce aspettano durante il giorno che un viandante passi o che una
persona rientri in casa per scendere al margine delle strade o nei cortili a
beccolare tra le cose gettate.
Indubbiamente
sono tra gli uccelli più astuti e dalla vista acutissima.
(…) Nel
giugno di tre anni fa sentii all’alba battere sui vetri delle finestre e io
supposi fosse un amico di passaggio a salutarmi così, ma alla terza volta scesi
dal letto e fui sorpreso nel vedere una giovane cornacchia non ancora completa
nelle penne della prima muta che era lì sul davanzale come ad aspettare
qualcosa. Capii che cosa quando con insistenza tenne aperto il becco dopo un
tenue craa. Inzuppai, allora, un po’ di pane nel latte e aperta la
finestra incominciai ad imbeccarla; quando fu ben sazia emise un altro craa e sbatté le ali, e si allontanò
infine, verso il bosco un poco svolazzando un poco camminando.
Per altre
mattine ritornò puntuale e al pane alternai briciole di biscotto, pezzetti di
carne, fettine di mela. Finchè imparò ad arrangiarsi da sola e una mattina non
si fece più vedere. Il fatto mi aveva incuriosito e parlando con i ragazzi
della contrada venni a sapere che verso la fine di maggio una cornacchietta
ancora implume che era caduta dal nido era stata raccolta da un ragazzo, ma
poi, per il fatto che sporcava per tutta la casa e in maniera particolare la
biancheria stesa ad asciugare sul cui filo amava posarsi, dalla madre fu
costretto a riportarla nel bosco. Abituata com’era ad aspettare il cibo da mano
umana era così venuta a chiederlo a me. Ora non so che fine abbia fatto perché
non ebbi l’accortezza di marcarla in maniera particolare, ma ho il sospetto che
sia stata proprio lei a portarmi le ladre nel pollaio.
Le
cornacchie stavano nascoste e immobili tra gli alberi ed aspettavano il coccodè delle galline, e se attorno a
casa non c’era nessuno scendevano leste verso la cesta delle uova, ne
infilavano uno con il becco e volavano
via nel folto a sorbirselo. In principio avevo creduto che fossero gli scoiattoli
o la donnola perché sotto il bosco avevo trovato i gusci vuoti, ma un giorno
che mi decisi di fare la posta con pazienza le sorpresi sulla porta del pollaio
con il becco nell’uovo.
Mario Rigoni Stern, Uomini, boschi e api, Einaudi
analisi del testo in
funzione didattica
Bel testo, forse più da leggere (senza taglio?) che da usare
in attività di comprensione o riscrittura.
Forse possibile un’attività di sintesi, ma non molto
significativa.
Verifica di comprensione globale, di senso: Perché la cornacchia veniva a beccare il
cibo dalle mani dell’autore?
Tutto
incominciò per caso, un mattino del 1900, quando un pescatore di spugne,
Demetrios Kondos, si fermò con il peschereccio nei pressi di Anticitera, un’ isola
greca.
Qui,
andando a cercar spugne, aveva scoperto, verso i cinquanta metri di profondità,
uno spettacolo straordinario. Un gruppo di forme umane, emergenti dal fondo
marino, sembrava attendere da secoli.
Quasi
incredulo il palombaro si era avvicinato: statue bronzee di donne, uomini e
cavalli. I pescatori di spugne si misero al lavoro e, dopo aver raccolto tutto
il materiale che non aderiva al fondo, liberarono ogni statua ed ogni forma che
appena si vedesse tra la sabbia e la vegetazione subacquea.
Non tutto
era semplice a quella profondità. Eppure, malgrado le difficoltà, tutto giunse
intatto in superficie: sculture, vetrerie, ceramiche.
Ogni
oggetto di quello scafo sommerso venne attentamente studiato.
Esaminando
le statue, la qualità del marmo e le tecniche utilizzate per scolpirlo, gli
scienziati riuscirono a scoprire che, quasi certamente, provenivano tutte dal
medesimo laboratorio nei pressi di Atene.
Studiando
il vasellame di bordo e i “contenitori” dell’epoca, le anfore, essi riuscirono
a stabilirne il luogo d’origine. Scoprirono infine che la nave era stata
caricata, prima di partire per il suo ultimo viaggio, in un porto della costa
orientale della Grecia.
Si cercò di
sapere dov’era diretta e, anche se la certezza in questi casi non è mai assoluta,
si riuscì a stabilire che quel carico era destinato ad una colonia greca delle
coste africane.
Così, a
partire dalla scoperta di Anticitera, anche le acque del Mediterraneo incominciarono
a raccontarci la storia delle civiltà che avevano visto nascere.
S. Bertino, Il Mediterraneo;
Milano, Fabbri
analisi del testo in
funzione didattica
Testo ben
strutturato, forse un po’ generico nelle informazioni relative al carico
trovato sommerso.
Può essere
utilizzato per verifiche sommative della comprensione (forse più analitica che
globale).
Considerazioni generali sull’utilizzo dei testi
Non è facile scegliere lo stesso testo per l’attività di
comprensione e per qualla/e di riscrittura:
sono diverse le finalità e quindi possono essere funzionali
testi diversi.
La riscrittura presuppone sempre la comprensione del testo,
così come la comprensione si avvale anche di attività di riscrittura parziale,
ma, nell’uno e nell’altro caso restano diverse le finalità complessive
dell’attività e quindi possono essere ad essa funzionali testi differenti.
Per le attività di riscrittura diventa importante decidere
lo scopo per cui sui decide si riscrivere un testo: per studiarlo, per
commentarlo, per confrontarlo con altri testi.
Nel caso poi della scrittura documentata, ci si avvale
spesso di più testi (su argomenti simili), che vanno usati in modi anche
diversi con scopi in certi casi di raccolta di dati e informazioni, in altri di
problematizzazione o di approfondimento; in alti ancora di messa a fuoco e
dimostrazione di tesi argomentative.
Per la scrittura documentata, sarebbe importante decidere
preliminarmente quali possano essere gli obiettivi finali di questo tipo di
scrittura nella scuola elementare. Posto che in generale si tratta di attività
in cui si scrivono testi informativi, espositivi o argomentativi a partire
dalla lettura e dall’utilizzo di più testi, si tratta per la scuola elementare
di decidere:
-
il tipo di testo da realizzare: ad es. un testo informativo su un
evento articolato e complesso oppure un testo espositivo di divulgazione
scientifica: un semplice testo che spieghi l’origine di un fenomeno, le cause
di un fatto, le circostanze di un evento sulla base di una documentazione
selezionata e usata in modo appropriato;
-
la quantità e la natura dei testi da
usare: semplici, in
modo che risulti chiaro a che scopo e come possono essere utilizzati;
-
le tecniche di utilizzo: scelta di argomenti; selezione e
classificazione di informazioni; confronto fra fonti diverse.
Infine è importante decidere il tipo di attività da
predisporre; formulo qui tre diverse ipotesi, che in qualche misura
identificano anche livelli differenti e progressivi di preparazione alla
scrittura documentata:
A)
attività
singole (propedeutiche), su un solo
testo o due a confronto, fortemente esercitative, che consentono di acquisire o
rinforzare una singola abilità: ad es.
-
riconoscere
argomenti e titolare;
-
riconoscere
la corrispondenza fra informazioni e criteri astratti di classificazione
-
selezionare
e citare singole affermazioni in propri testi
B)
attività
più ampie e articolate (parziali), su
due o più testi per lo più omogenei fra loro (per argomento o tipo di testo),
in parte esercitative ma in parte anche finalizzate alla realizzazione di un
“prodotto” riconoscibile anche se parziale (una sintesi, una tabella che
confronta dati e informazioni, un breve commento sulla base di dati
attendibili), che consente di acquisire o rinforzare un insieme di abilità
parziali e tra loro integrate; ad es.
-
raccogliere
e confrontare informazioni ricavate da più fonti sulla base di criteri comuni;
-
individuare
da più fonti ed esporre in modo sintetico e chiaro la spiegazione di un
fenomeno, le cause di un fatto o di un comportamento. ecc.
-
raccogliere
confrontare affermazioni diverse sullo stesso argomento o problema,
riportandole in modo appropriato;
C)
attività
più complesse e organiche (globali), finalizzate
alla produzione di un testo con argomento, funzione, scopo e destinatario
definiti, realizzato utilizzando altri testi, anche disomogenei fra loro, in
modi diversi, che consente di acquisire, esercitare, rinforzare un insieme di
abilità che identificano una comptezna di letto/scrittura complessa; ad es.
-
scrivere
per il giornalino scolastico un testo espositivo che mette a fuoco le
circostanze di un fenomeno (ad es. di natura ambientale o sociale), ne espone
in sintesi e in modo chiaro le cause e le modalità e invita alla riflessione
sulle conseguenze o le problematiche che solleva.
Per ora mi
limiterei a lavorare sulle ipotesi A. e B.