Delfini che
strappano bagnanti dalle fauci degli squali. Pitoni che azzannano le gambe dei padroni.
Gorilla che cullano bambini: non fanno, tutti, che il loro "mestiere"
Quattro storie al prezzo di
una, questa settimana. Quattro bellissime storie
estive di animali e un grosso dubbio.
Prima storia. Chicago Zoo.
Agosto. Binti Jua, gorilla femmina e madre, vede improvvisamente piovere dal
cielo uno strano gorillino pallido e glabro, che le
casca ai piedi. È un bambino che si è sporto dal parapetto dei visitatori ed è
precipitato giù. Binti Jua
non esita. Da madre, raccoglie il cucciolo umano ferito, lo culla,
lo sorregge. Quando le altre gorilla e il
maschione con la schiena argentea, il gorillone capo,
fanno cenno di volersi avvicinare minacciosi, Binti Jua non esita. In quattro balzi sulle rocce finte della sua
gabbia, raggiunge la porta di ferro dalla quale entrano gli inservienti e
consegna il bambino ferito ai soccorritori. Per 48 ore, Binti
Jua diventa la mamma, e la gorilla,
più famosa del mondo. Il video della scena, girato da un visitatore, fa il giro
dei telegiornali mondiali.
Aqaba, Israele, Mar Rosso. Un turista si tuffa nelle acque limpide,
attratto da un gruppo di delfini che nuotano a pochi metri dalla riva.
Improvvisamente si dileguano. Silenzioso, invisibile all'uomo ma non ai
delfini, uno squalo si era avvicinato. Attacca il bagnante, gli assaggia un
pezzetto di gamba, lo trova di suo gusto, si prepara a
finirlo. La vittima si agita, grida, mentre il sangue si diffonde dalle ferite
nell'acqua cristallina, proprio come piace agli squali. La sua sorte è segnata.
Ma dal nulla tornano a materializzarsi i delfini. Ne arrivano due, poi tre, poi molti. Si schierano in circoli
attorno all'uomo ferito, stridono, sbattono le potenti code,
fanno muro e lo squalo, animale di buon appetito ma di scarso coraggio,
rinuncia al pasto. I delfini hanno salvato la vita a
un uomo. Terza storia. Washington, capitale degli Stati Uniti. Dopo una lunga
insistenza del marito, la signora Harriet Smolders cede. Il marito corre a comperare
il cucciolo che aveva sempre sognato, un pitoncino.
Il serpente si adatta benissimo alla vita in casa. "Ci seguiva dappertutto,
come un cagnolino", ricorda Harriet. Ha un solo
difetto: cresce. Il pitoncino diventa un biscione lungo tre metri e grosso
come la coscia di un calciatore. Quando ha finito di
svilupparsi, si ricorda di essere un pitone e non un cocker spaniel. Una mattina
di fine agosto, decide che la padrona di casa ha un'aria appetitosa, forse
perché nel frattempo è rimasta incinta e mostra una rotonda pancetta di 6 mesi.
La attacca a sorpresa, le chiude le gambe nella morsa delle sue formidabili
spire, e le azzanna un gluteo. Tre uomini cercano invano di staccare le zanne
del pitone dal sedere della signora e di sciogliere il nodo attorno alle gambe.
Niente da fare. Per avere ragione del pitone, ricorrono a
una sega a motore e gli segano via la testa, presumo con molta cura, per
evitare di segare via anche mezzo sedere alla povera donna. Miracoli della
natura, la signora ora sta bene e la gravidanza continua.
Ultima storia, Canada, British Columbia. Una madre porta il figlio di 8 anni per
una passeggiata a cavallo nei boschi di abeti e pini.
Scene da idillio western, cime spruzzate di neve e manto di alberi.
Ma la natura non è una cartolina. Dalla foresta
vergine, balza una coguara, una leonessa di montagna
fresca di parto e famelica. Nella sua tana troveranno poi i cuccioli che allattava; la coguara attacca la
preda più facile, il bambino. Quando la madre se ne avvede,
non esita. Scende dal cavallo e affronta la leonessa di montagna, gridando al
figlio corri, mettiti in salvo. Il bambino e il cavallo incontrano una pattuglia
di giubbe rosse. Gli agenti arrivano sul luogo del duello, trovano la donna in
fin di vita, coperta di sangue, straziata dalla leonessa che le sta girando
attorno per il colpo di grazia. Uccidono la bestia. Muore anche la donna, dopo
pochi minuti, ma non prima di avere rivisto il suo bambino sano e salvo.
Ed ecco il dubbio. Chi è, secondo voi, fra la gorilla materna, i delfini soccorrevoli,
il pitone mordace e la coguara affamata, l'animale
"buono"? Chi merita, fra di loro, la nostra
pietà e la nostra riconoscenza di umani? È lecito distinguere con i nostri
criteri di comportamento, fra animali buoni e cattivi? La coguara
voleva sbranare un bambino, ma perché era una mamma che allattava, disperata
quanto la donna che darà la sua vita per salvare il figlio.
Il pitone faceva semplicemente il suo mestiere di pitone, che è diverso dal mestiere di ingegnere o di cane da caccia. La gorilla era una madre anche lei, che ha sentito scattare
l'istinto di protezione davanti a quel cucciolo che a lei è dovuto sembrare
vulnerabile. I delfini avevano ogni interesse a mettere in fuga quello squalo
che è loro nemico mortale, tanto quanto lo è dei
bagnanti umani. La natura non è il libro della giungla di un cartone di Disney e non ci sono premi da
assegnare. L'unico Oscar possibile è per la stupidità umana. A
chi si porta i pitoni in casa.
Repubblica 3
settembre 1996
http://dweb.repubblica.it/dweb/1996/09/03/attualita/dalmondo/016uom1516.html