Mentre mi accingo a compilare le schede di valutazione dei prodotti realizzati dai docenti e sperando che l'ardire e l'ardore valutativo mi sorreggano fino alla fine dello strenuo compito, vorrei non sommessamente ricordare a tutti noi che ormai da tempo, in campo valutativo, si è raggiunta la consapevolezza che

1. non i valutatori esterni ma i processi di autovalutazione riflessiva consentano ai soggetti, alle organizzazioni e ai sistemi di apprendere, modificarsi, crescere;

2. la valutazione di prodotto sia limitativa e spesso fuorviante rispetto alla valutazione di processo, condotta sotto forma di documentazione in itinere, raccolta e scambio di materiali, monitoraggio osservativo e metacognitivo da parte di terzi e dei soggetti coinvolti, raccolta e confronto degli esiti;  

3. nei processi educativi sia un po' meccanico e farraginoso pensare che prima si definiscono gli obiettivi e poi si progettano e realizzano le attività sulla base di una lista di obiettivi da raggiungere, anziché formulare protocolli di progettazione e di adattamento continui, che tengano conto del percorso da compiere fra una situazione complessa di partenza e una auspicata (e altrettanto complessa) di arrivo, espresse in termini di una pluralità di variabili assai poco riconducibili alla pura lista delle competenze e degli obiettivi da perseguire e di cui valutare l’avvenuta applicazione; nella progettazione educativa è molto più sensato prefigurare e progettare strategie per incrementare le competenze culturali in un determinato campo di sapere e di esperienza lungo una traiettoria di competenze attese (profili) e solo dopo aver progettato unità di lavoro fatte di oggetti, procedure, contenuti... provare a fare la lista degli obiettivi perseguiti.

 

Vi ho tediato con queste lagne per tre motivi che considero però di estrema importanza:

1. nelle metodiche di valutazione del nostro progetto convivono procedure di autovalutazione processuale con pratiche di valutazione esterna a cascata (il committente designa un valutatore tertium datur che immagina le strategie complessive di valutazione, i valutatori esterni valutano gli esperti e il tutto, noi valutiamo i docenti, i docenti valutano gli allievi): può darsi che sia un equilibrato compromesso, ma non perderei di vista che le due procedure di valutazione non sempre rispondono a filosofie convergenti e che molti dei materiali e delle pratiche adottate nel nostro progetto vanno giustamente più verso l'autovalutazione e il monitoraggio di processo che verso la valutazione esterna di prodotto; bisognerebbe ulteriormente valorizzare le prime a vantaggio delle seconde;

2. nella provincia di torino si stanno realizzando esperienze istituzionali di formazione in rete sulle indicazioni per la scuola di base che incorrono in limiti (e qualche aberrazione) analoghi a quelli segnalati al punto 3, compilando poco credibili liste di obiettivi che tra l'altro si ispirano alla maldestra modulistica contenuta nella documentazione ministeriale per l'innalzamento dell'obbligo (se c'è qualcosa in giro di poco attendibile diventa subito un best seller...), che i nostri gruppi disciplinari hanno giustamente evitato di usare;

3. la scuola (e forse il paese o almeno certamente la sua ... amministrazione pubblica) vivranno nei prossimi anni stagioni calde, sul terreno della valutazione di sistema (degli esiti, del merito, della produttività, bla bla bla) e quindi tanto vale prepararsi in anticipo...

 

Per questi motivi, non mi dispiacerebbe che considerazioni di questo tipo entrassero nella nostra riflessione conclusiva condivisa e che la nostra esperienza si candidasse anche ad essere un esempio di metodologia progettuale e autovalutativa disponibile al confronto in una logica di sistema con altre esperienze, in settori analoghi, complementari o limitrofi.

 

Vorrei in altre parole che tutta questa fatica servisse almeno a mettere in discussione sia le procedure di progettazione/attuazione/valutazione che abbiamo adottato noi, per migliorarle, sia a rendere visibile un modo di procedere che ha privilegiato (o almeno ha tentato di privilegiare)la progettualità degli interventi sistemici rispetto alla stesura consolatoria e inutile di liste di obiettivi da mettere nel pof e da far finta di applicare. Salvo poi, alla fine, non sapere bene che cosa e come ... valutare. Non parliamo della certificazione, atto che talvolta sfiora ormai il falso in atto pubblico.

 

Ovviamente scrivere tutte queste cose è servito anche ad evitare di mettermi a valutare i prodotti dei colleghi, cosa che non ho nessuna voglia di fare, poiché la forma migliore di valutazione resta la riflessione sull'iter compiuto:

 

http://www.memorbalia.it/GRUPPIATTIVI/Torinobiennio/indexTorinolingua.htm  

 

Tra l'altro, io ho potuto fare questa pagina perché non sono a scuola, utilizzando tempo del mio comando al CIDI (oltre alle notti) ma non sarebbe stato male, oltre che spendere energie, denaro e intelligenze nelle attività di monitoraggio e valutazione, dotare il progetto di supporti simili che sono considerate forme di valutazione in itinere di processo in tutta la letteratura del settore. O almeno in quella che frequento io.

 

A presto

 

Mario Ambel