Migliorare i
risultati dell’istruzione nei bienni delle scuole secondarie superiori
Progetto di attività sperimentali rivolte all’innovazione nei
bienni
delle scuole secondarie
superiori della Provincia di Torino,
finalizzate all’orientamento,
alla riduzione della dispersione scolastica
e al miglioramento
dei risultati dell’apprendimento
Attività di ricerca-azione nelle classe prime in obbligo di istruzione e in riferimento allo sviluppo di alcune competenze culturali
Scuola: ITIS “A. Avogadro”
Classe:
Periodo: febbraio-aprile 2008, per
un totale di 20 ore
Docente: Caterina PAGLIASSO
Unità
Comprensione, imitazione e
produzione di testi biografici e autobiografici
Allegato 1
Contenuti grammaticali
e testuali articolati per dimensioni di organizzazione
del testo e abilità linguistiche attivate
MANIFESTAZIONE DI SUPERFICIE DEL TESTO
A questo specifico livello, il testo è considerato come:
ü terreno di rinforzo delle competenze
grammaticali
ü base da variare, imitare, riscrivere
Comprensione
riconoscimento dei segnali del racconto
di sé
1. pronomi personali
*la preponderante frequenza della prima persona (l’Io
narrante); la seconda (bisogno di coinvolgere il lettore, di farlo
immedesimare), la terza (gli altri protagonisti, le persone che l’Io narrante
ha scelto di rappresentare più da vicino, le figure fatali), la prima plurale
(l’io narrante come parte di un gruppo)
*le loro varie declinazioni (dirette o indirette: io-me-mi); le forme enclitiche
*forme riflessive e pronominali
*la forma impersonale per esprimere massime (quando
dalla propria esperienza scaturiscono considerazioni di carattere universale)
2.
aggettivi e pronomi possessivi: valore affettivo del “mio”: ciò che è mio
costituisce una parte importante della mia identità (la mia vita, la mia
famiglia, la mia casa, i miei, i miei amici...)
3. tipologie di verbi
saper distinguere:
verbi che servono a raccontare
fatti
verbi che indicano
esplicitamente l’atto del ricordare o la fatica - o l’impossibilità - del fare
affiorare i ricordi
verbi che sottolineano la
riflessione che l’io narrante è in grado di compiere su se stesso, e quindi un
percorso esistenziale:
* l’acquisto di consapevolezza
* il tentare bilanci o previsioni
*ripercorrere dubbi,
interrogativi, speranze, certezze, momenti di confusione, autoincoraggiamenti
supportati anche da interrogativi retorici
* ripercorrere sentimenti e stati d’animo
4. tempi verbali
*presente = serve a presentare se stessi
come si è adesso
*presente sentenzioso = serve a sviluppare considerazioni
generali
*presente storico = restituisce immediatezza, vividezza, drammaticità, a pensieri e azioni del passato
*passato remoto = tempo dell’accadimento, del fatto
unico e irripetibile che imprime una svolta alla
propria esistenza
*imperfetto = tempo
dell’abitudine, dello sguardo nostalgico, dello stato d’animo o della
sensazione duratura
5. elementi morfologici che
attengono a una particolare modalità di testo:
*per la descrizione: verbi predicativi, verbi
statici, indicatori spaziali (preposizioni, avverbi), aggettivi; uso del tempo imperfetto
*per la narrazione: indicatori temporali; alternanza
dei tempi del passato (passato remoto/prossimo...)
*per l’argomentazione: uso di connettivi logici
(congiunzioni avversative, causali ecc)
Produzione
Rinforzo delle competenze
grammaticali:
Si estrapolano alcuni passi sui quali proporre
l’esercitazione e su questi si chiede di costruire tabelle di classificazione:
ü dei vari tipi di pronomi che
si incontrano, nelle loro diverse declinazioni
ü dei possessivi (con
distinzione tra aggettivi e pronomi) e dei sostantivi cui sono abbinati
ü delle varie tipologie di verbi
(racconto, ricordo, riflessione)
ü dei tempi verbali
ü della quantità di verbi statici
e/o dinamici presenti in un passo descrittivo (sempre che si sia già lavorato
sulla descrizione)
Riscrittura:
ü riscrivere in terza persona,
modificando ovviamente tutto l’apparato pronominale; è possibile modificare
frasi e periodi e i loro contenuti, ma occorre conservare il senso complessivo
e mantenere un alto grado di partecipazione emotiva
ü riscrivere un passo in cui il ricordo
è netto e vivido in un altro in cui esso si fa più confuso e incerto
ü inserire, in un breve resoconto di
fatti, momenti di autoriflessione dell’autore, che
comprendano autointerrogativi, bilanci, dubbi,
descrizioni di stati d’animo
ü passare dal passato remoto al
presente storico, modificando di conseguenza tutto l’apparato dei tempi verbali
Imitazione
Scegliere un passo in cui prevalga la tipologia di
verbi del ricordo oppure quella della riflessione e far produrre un passo
analogo riferito a un episodio significativo della
propria vita
STRUTTURA E COERENZA TESTUALE
A questo livello si vuol verificare come un contenuto
esistenziale venga strutturato, calato, all’interno di
un modello testuale che lo renda godibile da un punto di vista estetico.
Scrivere di sé comporta delle scelte formali e stilistiche, comporta l’adesione
a un canone.
Comprensione
individuazione della tipologia testuale
(autobiografia, romanzo autobiografico,
autobiografia o romanzo autobiografico in forma epistolare, autobiografia o
romanzo autobiografico in forma diaristica, biografia
in forma di intervista, biografia romanzata...)
riconoscimento dei tipi di sequenze e
della loro alternanza nel testo:
narrazione di fatti (elementi
costitutivi del genere narrativo = personaggi, scelte di ordine temporale e
spaziale, voce narrante e focalizzazione,
dialoghi.....)
descrizione
*di luoghi
*di stati d’animo
*di persone (il ritratto, la caratterizzazione)
*l’uso dei cinque sensi
riflessione
argomentazione
riconoscimento dei diversi registri linguistico-espressivi:
lirico
narrativo
immaginifico
oggettivo e cronachistico
introspettivo
monologante
Produzione
Riscrittura
ü tipologia testuale: su brevi passi
estrapolati passare da un tipo di testo ad un altro (dall’a.b.
alla biografia, dalla forma epistolare o diaristica
alla forma narrata...)
ü ampliare con ulteriori dettagli la
caratterizzazione di un personaggio (la nonna di Canetti)
ü riscrivere una breve descrizione variando la dominante sensoriale (l’incendio
nella casa del pianista)
ü ampliare una breve ma significativa
sequenza narrativa immaginando nei dettagli lo stato d’animo dell’autobiografo (il lago di Canetti,
la partenza di Ali nel Cacciatore di aquiloni)
ü trasformare una sequenza narrativa in
un dialogo
ü trasformare una sequenza riflessiva in
un dialogo a due voci
ü riscrivere un passo con andamento cronachistico in versione lirico-poetica,
o introspettiva, o monologante (il lago di Canetti)
Imitazione
ü scegliere un passo contenente la
descrizione di un luogo significativo, oppure la narrazione di un episodio di
vita trascorsa, e produrne uno analogo tratto dalla propria esperienza
ü adottare un andamento monologante per descrivere il proprio stato d’animo in una
determinata circostanza (MS Conte)
ü scegliere un passo di una biografia
romanzata (“Tutto su mia nonna”, S. Ballestra) e
produrne uno analogo ispirandosi ai contenuti dell’intervista fatta ai nonni
MATRICE IDEATIVA E PRAGMATICA
A questo livello si va alla ricerca dell’atto illocutorio: cosa fa l’autore dell’autobiografia? qual è il
suo scopo? che significato dare al gesto
autobiografico?
* scrive per darsi una forma, per rendersi visibile. Per far
questo seleziona e ordina fatti, individua “momenti topici” e “figure fatali”, sottolinea fasi di transizione e cambiamenti. Restituisce
insomma un disegno della propria vita che le attribuisca
senso (scrittura come autoconsapevolezza)
* traccia un nesso tra vicenda individuale e vicenda
collettiva, nel tentativo di individuare il proprio ruolo in una fase della
storia degli uomini (la propria vita non è inutile, è un tassello di quella
collettiva)
Comprensione
saper
cogliere il disegno, l’interpretazione, il senso che della propria vita ha
voluto dare un autobiografo, la traccia che ha voluto
lasciare, il contributo che ha voluto dare con la narrazione della propria
vicenda umana ed esistenziale
Produzione
ü
uso dell’immagine per familiarizzare al problema del
senso:
v
pensare ad un’immagine emblematica che rimandi al proprio
percorso esistenziale; geometrizzarla fino a farne un
logo
v
pensare alla propria scatola della memoria; disegnare gli
oggetti da metterci dentro
v
comporre un autoritratto fatto di oggetti, souvenir, attrezzi
(quodlibet)
ü
tracciare alcuni momenti della propria storia (familiare,
scolastica...) mettendo a fuoco momenti topici e figure fatali
ü
la stessa modalità può essere adottata sul piano
biografico; in particolare si chiederà di sviluppare un momento rivissuto dal
nonno/nonna (anche solo un’immagine, un dettaglio) in un breve racconto che ne
sintetizzi una porzione significativa di vita, anche in rapporto al particolare
momento storico
ü
scegliere una propria fotografia, o di un familiare o di un
antenato e da essa partire per
o
ricostruire un episodio di vita (modello J. Coe, La pioggia prima che cada)
o
scrivere una didascalia illustrativa (modello L. Romano, Nuovo romanzo di figure)
ü
scegliere un proprio registro e un proprio stile per
raccontarsi (vedere livello 2: il registro)
Allegato 2
TAVOLA
ROTONDA di autovalutazione
Primo stimolo
Come avete lavorato? Che scelte
stilistiche avete fatto? Come vi siete sentiti
nell’entrare nelle vite dei vostri nonni?
I ragazzi si sono concentrati sul processo della
scrittura e sul rapporto tra realtà e invenzione nel racconto bio-autobiografico.
Alla domanda diretta “Vi sembra che l’attività svolta
in questi ultimi mesi vi sia servita per la stesura di questo testo? Avete
messo a frutto gli esercizi svolti e le cose imparate?” quasi tutti si sono
affrettati a rispondere negativamente, ma in realtà molti,
come emerge dagli interventi sopra riportati, riferiscono di aver usato
l’immaginazione e l’empatia per entrare nell’interiorità del loro familiare,
secondo gli stimoli del laboratorio realizzato in classe. Il rapporto
affettivo, la confidenza e il clima di benessere creato dall’intervista hanno
posto le basi per una ricostruzione dell’episodio spesso fantasiosa ma non per
questo meno vera o verosimile.
Damaris - L’intervista alla
signora presso la quale lavora mia mamma (suo marito è
morto alle Fosse Ardeatine) mi ha procurato
tristezza. Ho cercato di porgerle le domande in modo che lei non si commuovesse
troppo
Antonella - Non ho preso appunti, ma registrato,
perché l’intervista è stata molto lunga. Poi sono stata mezz’ora davanti al
foglio senza sapere come iniziare
Federica - Ho fatto finta di essere mia nonna,
provando ad immaginare il bellissimo rapporto che lei aveva con suo nonno. E’ stata una
sensazione molto strana. Le fotografie mi hanno aiutato
Samuele - Ho raccontato di mia nonna ma da un punto
di vista esterno. Non riuscivo ad immedesimarmi
Robert - Mi sono concentrato sul
lavoro perché mi piace scrivere. Scrivo racconti e poesie. Mi piace scrivere a
casa, non a scuola
Stefano - Mi è piaciuto lavorare su mia nonna e sul
paese, perché è li che vado ancora io tutte le estati.
Mi è piaciuto soffermarmi sul fatto che anche mia nonna aveva un nonno
Mario - Ho scritto in terza persona, cercando un
certo distacco. Mi è venuto in mente di raccontare una giornata tipo di mio papà quando era ragazzo. Mi ha raccontato che andava nel
bosco con gli amici a costruire e usare la cerbottana. Sono tornato molto sul
testo, con cambiamenti e aggiunte
Fabio - Sono contento perché questo lavoro mi ha
consentito di stabilire un dialogo con mia nonna
Gabriele G. - Mia nonna parla
troppo, racconta troppo. Ho dovuto fermarla altrimenti averi scritto pagine
e pagine. Lei ogni volta torna indietro e aggiunge dettagli. Con questa intervista l’ho fatta contenta
Giuseppe - Ho inventato, basandomi su uno spunto che
mi aveva dato mia nonna nell’intervista. Ho provato a
immedesimarmi in lei. Ho avuto un problema nel finale: ci ho
messo un quarto d’ora, ho fatto diversi cambiamenti. Sapevo che una persona era
stata uccisa dalla scheggia della bomba. Alla fine l’ho fatta morire
Pierluigi - Mi è venuto da raccontare in terza
persona. E’ stata una lunga chiacchierata con mia nonna, che era maestra e mi
ha raccontato molte cose sui tempi in cui insegnava, sulla paura che avevano i suoi alunni quando sentivano passare gli aerei;
per distrarli e tranquillizzarli lei proponeva di dare loro un nome. Ha
ricordato che i bambini piangevano e si nascondevano sotto i banchi. Mi sono
sentito molto ispirato mentre scrivevo. Facevo molte
domande per conoscere i dettagli
Emanuele - Ho raccontato in terza persona. Mi piace
molto inventare
Alessandro - Ho raccontato in prima persona cercando
di immedesimarmi nello stato d’animo di mia nonna. E’ stato facile perché mia
nonna è molto loquace
Florentina - Non ho fatto
l’intervista a mio nonno, ma mi sono fatta raccontare le cose da mia mamma. Lei però non ha fatto commenti. I sentimenti li ho dovuto immaginare io
Cristina - Anch’io mi sono fatta raccontare da mia mamma. Ha parlato per due ore
Gabriele F. - Mi viene meglio
la prima persona, perché sono abituato a scrivere di me. Ho scritto
in due tempi: ho cominciato un giorno, poi mi sono interrotto, poi ho ripreso
il giorno dopo. La mia ora preferita per scrivere è il tardo pomeriggio
Fabrizio - Ho provato a scrivere ma
non mi veniva. Allora sono uscito e ho ripreso alla
sera: non mi veniva. Allora ho immaginato e aggiunto
particolari. Mi viene facile scrivere quando
devo raccontare cose avvenute molto tempo fa.
Giovannino - Ho inventato tutto, lavorando di immaginazione. Mi sono chiesto: cosa avrei fatto io in
quella situazione?
Luca - Ho usato la terza persona perché non
riesco a immedesimarmi. E dire che dopo aver fatto
l’intervista ho persino visitato il paesino siciliano in cui è vissuta mia
nonna: ma è troppo diverso da come doveva essere allora! Allora ho inventato
Mauro - il sentimento che ho provato facendo questo lavoro è lo stupore. Mi ha stupito la vita di mia
nonna, molto diversa da quella che noi viviamo ora. E’ stato un modo per
comunicare con persone con cui non ero mai entrato in confidenza.
Secondo stimolo
Che
valutazione date del lavoro di gruppo?
In sintesi, è emerso che:
- la maggior parte dei gruppi ha preferito operare
una divisione di ruoli: usano i termini “catena di montaggio”, “organizzazione”,
“specializzazione”. C’è che riesce meglio nelle parti
umoristiche, dicono, chi nelle parti commoventi. C’è
chi mostra attitudini per il collage e la revisione. Una ragazza,
esaminando la foto della nonna portata dal compagno, ha notato aspetti
riguardanti l’abbigliamento
e l’accostamento dei colori che l’occhio maschile non aveva rilevato.
- un ragazzo afferma di avere poche idee e quindi di
aver scelto sempre il ruolo di scrivano, limitandosi a scrivere oppure qualche
volta integrando. Un compagno lo corregge: “Non è vero, quando lavoravi con noi
le idee ce le avevi!”
- un altro afferma che nel suo gruppo invece tutti
contribuivano alla parte inventiva, anche chi era incaricato di scrivere
- non sempre il lavoro di gruppo è stato produttivo:
per alcune attività alcuni ragazzi hanno scelto di
lavorare individualmente, isolandosi. Il ldg ha
funzionato meglio nella riscrittura che nella elaborazione autonoma
- tutti sono concordi nel ritenere che lo scambio di idee, il confronto e la libertà di espressione gli
aspetti più importante del ldg. Un altro aspetto positivo, lo nota un ragazzo rumeno, è l’aiuto che si riceve
dai compagni: il compagno ti dà retta, l’insegnante non sempre.
- molti ritengono che i gruppi superiori a tre
persone siano troppo dispersivi: c’è sempre un terzo che tende ad estraniarsi. Quando si è almeno in tre, afferma un ragazzo, c’è “scambio,
ragionamento, conoscenza dell’altro”. A caldeggiare la
coppia spesso sono i timidi, gli infantili, che la vivono un po’ come un
rifugio.
- opinione unanime è che sia difficile, quasi
impossibile, richiamare al suo dovere il compagno che non lavora
- quattro persone affermano con sicurezza che non si
trovano bene a lavorare in gruppo. Tra questi le due ragazze rumene, le quali
accampano la difficoltà linguistica, e un ragazzo molto debole e facile alla
distrazione, che viene però tra l’altro smentito da un
componente del suo gruppo (“noi con te siamo stati bene!”).
- altri sono più possibilisti: si sta bene quando tutti mettono assieme le idee, non funziona
quando si addossa il lavoro ad uno solo; a volte si assegna un ruolo di “capo”
ad un compagno solo per farlo lavorare di più. Alcuni riferiscono di aver
lavorato meglio in certi gruppi che in altri. La maggior parte invece dà una valutazione
positiva; c'è chi si è trovato bene anche in un ruolo passivo. Un ragazzo
riferisce di avere rispetto per chi decide di non impegnarsi: “vuol dire che in quel momento non se la sente; ma è chiaro
che a quel punto non c’è più il gruppo, viene a mancare il controllo reciproco,
c’è gioco e non lavoro”
- un solo gruppo ha insistito sull’aspetto della
competizione interna, ritenendola una componente
positiva, che non ha mai prodotto disaccordo
- più gruppi ritengono di essersi trovati bene, pur
non avendo mai lavorato insieme
- una ragazza confessa di provare irritazione
quando un’idea da lei proposta non viene accolta; un altro sostiene che
sì, questo può accadere, ma se c’è amicizia tutto viene superato
- un ragazzo afferma con fierezza di essere stato
investito del ruolo di capogruppo e di aver saputo
gestire bene questo ruolo
- un ragazzo riferisce di avere lavorato con il più
demotivato dei compagni, poi ritiratosi. “E’ vero che è un fannullone, ma ha
molte idee, molta fantasia. Nei momenti di vuoto,
bastava una sua battuta a sbloccare la situazione”.