Migliorare
i risultati dellistruzione nei bienni delle scuole secondarie superiori
Progetto di attivitΰ sperimentali rivolte allinnovazione nei
bienni
delle scuole secondarie superiori della Provincia
di Torino,
finalizzate allorientamento, alla riduzione
della dispersione scolastica
e al miglioramento dei risultati dellapprendimento
Attivitΰ di ricerca-azione nelle classe prime in obbligo di istruzione e in riferimento allo sviluppo di alcune competenze culturali
Scuola -
|
ISTITUTO PROFESSIONALE DI
STATO PER L'INDUSTRIA
E L'ARTIGIANATO Romolo Zerboni |
|
V. Paolo della Cella, 3 - 10148 TORINO - tel. 011.220.01.79 - fax 011.220.20.17 - www.ipsiazerboni.it - e-mail: ipsiazerboni@tin.it |
Insegnante Annamaria Cananzi
UNITA
DIDATTICA - ITALIANO
Lezione n. 1
Testo
espositivo -
Articolo di giornale
SONO UN ITALIANO, UN ITALIANO NERO
Matteo FRASCHINI - Corriere della Sera, 9 dicembre 2003
«Dove hai rubato la macchina? Quando sei
arrivato in Italia?» La macchina θ di mio padre.
In
Italia sono arrivato 22 anni fa, quando avevo 9 mesi.
Il
poliziotto mi guarda incredulo. Mi θ capitato tante volte. Alla fine,
controllati i documenti,
dice:
«Buonasera». Ma forse non θ ancora convinto. Il mio
errore, stavolta, θ stato quello di
tentare
una curva a U con lintento di trovare parcheggio vicino a casa.
Mi chiamo Matteo Fraschini, cittadino italiano residente a Milano, nato nel
Io oggi sono iscritto
alluniversitΰ, guadagno qualcosa con la pubblicitΰ e la moda. Ho anche girato
uno spot televisivo con Naomi
Campbell. Ma ciς che mi
piace di piω θ andare in giro con la mia telecamera a cercare laltra faccia
delle cose. Ad esempio, finito in Sudafrica per una trasmissione pubblicitaria,
ho esplorato i quartieri neri di Cittΰ del Capo facendo un piccolo
documentario personale.
Sul set televisivo lunico
non bianco ero io, e in albergo pure, tanto che mi θ venuto da chiedere
se erano rimasti dei neri in Sudafrica. Cosμ, dopo aver trovato un autista di
colore, ho fatto un lungo giro per le bidonville
visitando alcune famiglie.
Il razzismo
probabilmente cθ dappertutto, piω o meno
forte. In Francia, perς, il razzismo allitaliana, spesso anche divertente, non
lho mai trovato. Θ piω facile imbattersi in un
cameriere francese che al tavolo di un pub ti dice «io non servo
negri» (θ capitato a un mio amico) piuttosto che trovare un francese
distinto che ti fa lelemosina. Θ una questione di abitudine,
penso.
Nel mondo della moda,
mi sono invece trovato paradossalmente piω accettato: lavorando a Milano ho
notato come in questo ambiente sei trattato in ugual
modo da tutti. Non cθ distinzione. Forse perchι le persone
che ne fanno parte vengono da Paesi diversi. Cosμ ti accorgi di come il
colore non sia un problema, ma che anzi alcune volte
ti serva. Lunico guaio θ che ti senti trattato come un oggetto: ma queste sono
le regole del mercato.
Arrivato in Italia da
piccolo, ho sempre vissuto la mia diversitΰ come una sfortuna e un motivo di imbarazzo. Io volevo essere uguale ai miei coetanei. Mi
ricordo che odiavo le gite di classe perchι questo voleva dire girare per la
cittΰ e rischiare di incontrare il tipico ambulante senegalese che si metteva a
parlare solo con me, quando io non mi sentivo diverso
dai miei compagni.
Anche con la chiesa
avevo problemi . Per almeno 5 o 6 anni, ogni volta
che mi mettevo in fila per la comunione, pregavo il Signore affinchι il prete
non notasse il colore della mia pelle e, a causa di questo, evitasse
di darmi lostia. Solo poi, mi sono reso conto che possono esistere cristiani
del mio colore. Ora, pensando a molte cose del passato,
mi viene da ridere.
Fino a 14-15 anni
credevo che non avrei mai potuto avere una ragazza italiana perchι andare in
giro con me voleva dire superare la vergogna di mostrarmi alla gente. Dopo, non
θ stato difficile accorgersi dellesatto contrario. Probabilmente vedevo troppi
film americani.
Sono comunque sicuro che la maggioranza delle persone si sta pian
piano abituando allidea di avere gente
di diverso colore nella propria cittΰ. Fa parte dellevoluzione delle cose.
Anche
se ancora oggi incontro chi si dice non razzista e poi si affretta a cambiare
il cartello del pub - Si accettano per turno serale ragazze e ragazzi- per
evitare che mi venga in mente di chiedere lavoro. E se invece si dimentica
di cancellare la scritta, mi chiede subito se ho il permesso di soggiorno. Ma
in questo caso non ha scuse: sulla mia carta di identitΰ
cθ scritto
italiano.
( lavorando sul contenuto)
Ψ
Quali sono gli
episodi allinizio del testo - su cui si sofferma il protagonista?
Ψ
Che cosa racconta della sua vita e della carriera
professionale?
Ψ
Quali ricordi ha di alcuni momenti della sua infanzia? Perchι da adulto
ne ride?
Ψ
Quali
considerazioni esprime in generale sulle persone
che incontra e con le quali si relaziona?
.
ANALIZZA
( lavorando sul linguaggio)
Ψ Rintraccia nel testo le
espressioni in cui θ utilizzato un linguaggio
giovanile, diretto, di facile comprensione.
( esempio:
guadagno qualcosa con la
pubblicitΰ )
..
..
..
..
..
..
RIFLETTI
Ψ Pensi che linfanzia di Matteo sia
stata serena?
..
..........................................
..
..
Ψ Ritieni che abbia superato,
crescendo, il senso della diversitΰ ?
..
..
..
Ψ Secondo te, Matteo - da adulto si
vergogna della propria origine? Si sente escluso dalla societΰ?
.
Ψ Riesce a darsi una spiegazione del
comportamento degli altri?
APPROFONDISCI
Ψ Che cosa intende Matteo
quando dice:
Ma ciς che mi piace di piω θ andare in giro con la mia
telecamera a cercare laltra faccia delle cose?
.
RIELABORA
Hai mai assistito a comportamenti di scarsa
tolleranza fuori della scuola o allinterno? Come ti sei comportato? Che cosa hai provato?
Racconta la tua esperienza.
Lezione n. 2
Testo espositivo -
Autobiografie
QUATTRO FACCE
DI COLORE DIVERSO
Mi chiamo
Mohamed, facevo il contadino in Marocco. Nel
1985, avevo ventiquattro anni, sono stato costretto ad emigrare in Italia
perchι da due anni nel mio Paese cera la siccitΰ e non avevamo piω niente da
mangiare, cera tanta fame. Sono arrivato a Verona,
con alcuni amici che giΰ facevano gli ambulanti. Ma mi
vergognavo a suonare di porta in porta.
Allora non si poteva
ottenere il permesso di soggiorno e ho fatto lavori saltuari.
Invece non era difficile, come oggi, trovare alloggio.
Nel 1987 sono riuscito ad ottenere il permesso di soggiorno ed ho avuto la
possibilitΰ di lavorare in regola. Ho fatto il muratore.
Poi ho lavorato part-time(1) in ospedale: pulizie e giardino...
Sono rientrato per qualche
tempo in Marocco, dove ho comprato degli attrezzi per aiutare i miei familiari.
Al ritorno in Italia sono
stato ospite per un anno, a Parma, di alcuni amici
dellassociazione Missione Oggi, ho frequentato corsi di saldatura e
carpenteria ( 2), dove insegnavano anche economia, storia e lingua
italiana. Intanto facevo lavori stagionali.
Frequentando questi
cristiani, io, che ero un musulmano molto rigido, sono diventato piω aperto al
dialogo.
Credo che, quando non cθ
odio personale, le religioni hanno molte cose da dirsi, si possono incontrare.
A Parma ho trovato poi
lavoro stabile e stavo bene con i miei fratelli
cristiani. Ma quando chi mi ospitava θ partito per il Bangladesh ( 3), sono rimasto senza alloggio e sono tornato
a Verona.
Qui faccio il saldatore in
una piccola industria, ma non sono ancora riuscito a trovare una casa. I prezzi
per gli affitti sono altissimi... e cosμ sono costretto per il momento a
coabitare ( 4) con altre quattro persone in una camera. Il nostro
affitto θ molto alto, non abbiamo un contratto regolare e il padrone di casa
puς mandarci via quando vuole. Lalloggio, secondo me,
θ il problema piω grave per noi stranieri; il governo apre le frontiere, ma
non ci aiuta per lalloggio.
Θ anche necessaria la
diffusione di scuole di lingua e cultura italiana per gli stranieri. Conoscendo
un Paese nella sua storia e nelle sue tradizioni si impara
a rispettarle e ad inserirsi senza troppi problemi.
Ogni due anni torno in
Marocco. Spero, un giorno, di ritornarvi definitivamente, se mi sarΰ possibile
lavorare come saldatore o come carpentiere.
Spesso sento nostalgia
della mia casa, della mia famiglia, della mia gente... qui in Italia le nostre
storie, le nostre abitudini, i nostri modi di
considerare la vita, lamicizia, lamore... sono lontanissimi, cosμ ci
aggrappiamo ai ricordi e ci perdiamo nella nebbia di un passato sempre piω
lontano da noi. Essere immigrato per
me non θ soltanto una nuova e diversa condizione sociale o economica, θ
qualcosa che mi fa vivere nel nuovo Paese con tante speranze, ma anche con
tante incertezze e insicurezze: θ come assistere ad un grande
banchetto, ma rimanendo dallaltra parte del cancello.
Noi stranieri, immigrati,
lo sappiamo di essere svantaggiati, di portare in noi la povertΰ e la
disperazione di altri mondi, sappiamo che la nostra
presenza non θ gradita a qualcuno, ma in questa che puς sembrare la nostra
debolezza, cθ la nostra forza, il nostro grande coraggio per sfidare il
destino, la paura, le distanze.., anche la morte.
1. part-time: espressione
inglese che significa «a tempo ridotto, a tempo
parziale».
2. di saldatura e carpenteria: per diventare
operaio specializzato nella saldatura ( nella tecnica di unire tra loro pezzi
di metallo) e nella carpenteria (nella tecnica di costruzione di
strutture portanti di legno o di metallo necessarie a Costituire lossatura di
una costruzione in muratura).
3. Bangladesh: Stato dellAsia meridionale.
4, coabitare: abitare insieme.
PATRICK: LESPERIENZA
DI UN LAVAVETRI
Mi chiamo Patrick, ho ventisei anni, vengo da Varsavia. Sono arrivato
a Torino in una notte di dicembre. Adesso lavo i vetri delle macchine, quando
si fermano ai semafori che ci sono in centro cittΰ. Il
lavoro θ duro: dinverno fa sempre troppo freddo e destate fa sempre troppo
caldo...
La concorrenza con gli
altri lavavetri θ spietata... e la gente θ cattiva... non ci comprende, spesso
ci insulta...
Di notte vado in un
dormitorio pubblico. Non ho una casa, un posto dove
possa stare per conto mio, vivere la mia vita.
Non ho nullaltro che i
vestiti che porto addosso e, in tasca, una fotografia
di mia madre...
Ho molta nostalgia della Polonia.. della mia casa.. dei miei amici.. anche se
so che molti di loro, come me, se ne sono andati..,
e chissΰ ora dove sono.. Perς qui, in Italia, sono sicuro di mangiare tutti i
giorni.
Speranze
per il futuro... non ho tempo di pensarci perchι devo
ogni giorno guadagnarmi quel poco che
mi permetta di vivere...
5. colf : collaboratrice familiare, lavoratrice
addetta ai lavori domestici.
6.cottages: termine inglese che
significa case di campagna, villette di stile rustico
MICHAEL: COLF DODICl
ORE AL GIORNO
Mi chiamo
Michael, sono filippina.
Stavo in unisola, Mindoro, vicino a Manila e a Batangas. Θ una piccola
isola, ma il mare intorno θ bellissimo e poi ci sono tante montagne e da queste
montagne scendono delle cascate. Θ un posto turistico dove vengono molti Americani. Ci sono anche Italiani che vivono
lΰ, lavorano nei ristoranti o nei cottages
(6).
I miei genitori lavorano
la terra, piantano il riso: la terra non puς mai
essere lasciata; le mie sorelle sono tutte sposate, ma vivono
lontane dai mariti, i fratelli ancora studiano.
lo sono qui in
Italia per guadagnare un po di soldi, soprattutto per
lontane dai mariti, i fratelli ancora studiano.
lo sono qui in
Italia per guadagnare un po di soldi, soprattutto per
me, ma mando un po di denaro a casa per aiutare i
fratelli a studiare. Lavoro in una famiglia.
Sono stanca, ma non penso
di tornare nelle Filippine. Andrς solo per vedere la mia famiglia e poi
tornerς. Nel mio Paese ci sono molti poveri, ma anche molti ricchi. I ricchi
possono comprare tutto quello che
vogliono, posseggono case e macchine. I poveri vivono nelle aree
depresse, non hanno nulla. Chiedono il cibo agli altri.
Perς vorrei cambiare lavoro, vorrei un lavoro da
infermiera o, se cθ, un lavoro in ufficio, come segretaria.
Il lavoro che faccio adesso θ molto pesante:
dalle 7,30 del mattino alle 9,30 di sera, con solo due ore di
riposo. Comincio a preparare la colazione, poi pulisco la cucina e poi il
salotto, il terrazzo; a pranzo cθ sempre il padrone di casa con i
due figli.
Il pomeriggio stiro, preparo la cena e, quando
ci sono degli ospiti, devo stare su fino a molto tardi, perchι non si puς
lasciare la casa in disordine.
Lavoro in media dodici ore al giorno, mentre il mio contratto θ di otto. La domenica e
il giovedμ pomeriggio, quando sono libera vado a servizio in unaltra casa.
Almeno guadagno qualcosa in piω. Lo faccio per costruire la nostra casa perchι sono
sposata: cθ anche mio marito qui in Italia e dobbiamo pensare al nostro futuro...
FATIMA: BAMBINA ZINGARA INDESIDERATA
Sono una
bambina zingara, il mio nome θ Fatima. La mia tribω viene
dalla Serbia. Con la mia famiglia ho girato tutta lEuropa e lItalia e ora vivo in un
campo-sosta non autorizzato nella periferia di Milano.
Il Comune dovrebbe presto darci
un luogo attrezzato dove sostare. Per il momento abbiamo soltanto dei
cassonetti dove buttare limmondizia e unautobotte tutti
i giorni ci porta lacqua. Un pullman ci porta a scuola ogni mattina.
La gente che vive in questo quartiere non θ
contenta di averci come vicini.. non ci saluta mai, si sposta quando
passiamo... anche a scuola θ difficile farsi degli amici... Noi li chiamiamo «gagiς» quelli che non sono zingari come noi... forse anche
con un po di disprezzo... ma certamente siamo ricambiati...
ANALIZZA
( lavorando sui contenuti)
Ψ
Di quali
problemi parlano i quattro giovani?
Mohamed
Patrick
Michael
.
Fatima
Ψ
Come vivono Mohamed, Patrick, Michael, Fatima la condizione di immigrati?
Ψ
Come descrivono
il loro futuro?
Ψ
Qual θ il
problema piω grave che ognuno di loro mette in
evidenza?
ANALIZZA
( lavorando sul linguaggio)
Ψ
Rintraccia nel
testo le espressioni con cui Mohamed, Patrick e Michael spiegano il
motivo per cui hanno lasciato il loro Paese.
Mohamed
Patrick
Michael
....
RIFLETTI
Ψ
Quali sentimenti
compaiono nei racconti dei quattro giovani ( rabbia, nostalgia
..)?
APPROFONDISCI
Ψ
Sei un
giornalista che vuole intervistare Mohamed.
Rivolgigli alcune domande che
ritieni interessanti e immagina che cosa e come
potrebbe
rispondere.
( utilizza il discorso diretto)
Giornalista:
....
Mohamed:
Giornalista
Mohamed
Giornalista
.
Mohamed
Ψ
Il punto di vista di chi racconta.
Rifletti sul racconto di Fatima e
immagina che le seguenti persone parlino di lei:
a) una persona che abita
vicino al campo-sosta.
b) uninsegnante della
scuola che Fatima frequenta.
c) una persona della sua
tribω.
RIELABORA
Riscrivi il racconto di Patrick in terza persona, immaginando che il narratore sia
un giornalista
che si sta occupando di immigrazione.
Lezione n. 3
Testo espositivo
- Autobiografia
Nero di
Puglia
(da Antonio CAMPOBASSO, Nero di Puglia, Ed. Feltrinelli
)
Chi
sono, chi ero? Ho la pelle nera, i capelli crespi, gli
occhi che si accendono in fuochi delle foreste africane, ma sono
nato in Puglia, figlio della guerra, dellincontro casuale fra una donna
pugliese e un negro californiano. E sono venuto al mondo proprio
mentre lItalia partoriva la Repubblica, il 2 giugno del 1946. Quindi la
Repubblica democratica me la porto addosso come
sorella gemella. Poi mia madre, la mia ragazza/madre
umiliata dalla sua condizione si trovς un marito italo-inglese,
e in principio quelluomo mi promise un nome. Laltro,
intanto, il giovane negro americano, era svanito con le truppe di occupazione in partenza. Non lo conosco, non lho mai
visto, lho soltanto sognato. Ed ora eccomi qui,
Antonio Campobasso, devo gridare la mia cronaca e cerco un giudice per un
processo che non si farΰ mai, dove alle assurde norme dei codici mi sostituiate
una parola che riscatti unumanitΰ repressa ed emarginata.
Non
sapevo di essere negro, nessuno me lo aveva detto, non
sapevo che un colore e un odore umani diversi ti pesano addosso. Ero nato, cosμ
per caso, in un paese mio/non mio, in mezzo alla guerra, in mezzo allorgia (
1) che accompagnς loccupazione. Non porto la colpa
delle cose avvenute prima di me, non voglio portarla, laddosso ( 2) a voi che
mi avete preceduto: eppure queste cose mi fanno una colpa vivente, la colpa
rabbiosa del vivere.
Come
ho saputo che ero un diverso? A sei anni me lo ha insegnato la scuola con tutta
la barbarie dei suoi pregiudizi. Eccomi lμ in mezzo a ragazzi che mi guardano
strano e mi aprono traumi nel sangue ( 3). Entro. Giocano fra loro e il mio
ingresso sospende le voci, le stridule voci che
credevo mi appartenessero da sempre. Il maestro si allontana. I bambini mi
girano intorno, mi osservano con tutta la crudeltΰ che appartiene ai bambini,
mi trattano come una bestia da circo. E subito vengono
fuori dalle loro labbra voci infamanti: « Badrone, buana, badrone, sμ badrone, sμ buana, io gogliere nogi di goggo », proprio come sulla nave folle che versς sui paesi
dAmerica la prima mandria di schiavi, ed era una nave che portava il nome di Jesus Christ ( 4) . La
gloria del mio grembiule nuovo, procuratomi da mia
nonna non so attraverso quali silenziosi stenti ( 5), cadeva nel fango.
Divento ... grande.
Il
tutore( 6) θ solo un padrone. Senza lasciarmi fiato, mi destina al servizio dei suoi clienti, mi fa lavare montagne di piatti, non mi dΰ un soldo:
sono un porco che
mangia e gli basta. E dormo in una sala buia del ristorante, quando tutti sono andati
via, perchι devo essere anche un cane da guardia contro i ladri che possono
penetrarvi. Lui va a dormire in una casa che non ho mai visto.
La giornata non ha respiro:
alle sette del mattino divoro gli avanzi e poi giω a far pulizie, a spazzare,
a lavare i pavimenti
del bar, del ristorante, della pista da
ballo. Il tempo mi insegue perchι alle undici tutto deve essere pronto,
per passare in cucina dove mi attendono
piatti e pentole da lavare. E poi, via, giacca bianca , a servire il pranzo ai padroni, saziandomi fra un momento e laltro con le
briciole. A mezzogiorno arrivano i
clienti e per tre ore corro avanti e indietro, salendo e risalendo le scale e, se nella frenesia del servire rompo piatti, e mi capita
di farlo, eccolo il mio tutore a
tassarmi, a sottrarmi
le poche ore di riposo, accelerando in ritmi pazzi
le prime ore del pomeriggio, la pulizia del bar e delle insegne.
E alle sei di
sera, di nuovo, a
servire De Niddo ( 7) e la sua famiglia,
poi, a qualche ora di distanza, i clienti che cominciano ad arrivare, e cosμ via fino alle undici. A
mezzanotte termino di
sparecchiare, tiro
fuori da uno sgabuzzino la mia branda,
la stendo nella sala del ristorante e
crollo nel sonno. Per il resto raggranello quattro
centesimi di mance,
perchι il padrone ha giΰ fatto tanto sacrificio accogliendomi presso di lui. Non cθ bisogno di retribuire la mia fatica,
perchι egli θ il mio tutore e il mio ospite
munifico( 8). Uscivo
dalla nuova prigione
soltanto una volta alla settimana per andarmi a vedere un film, ma dovevo tornare alle dieci: se mancavo allorario, mi
attendeva la punizione alla settimana successiva, niente ore libere, niente uscita.
Eppure erano tre ore di libertΰ totale, cronometrate, ma affrancate dalla fatica. Non avevo tempo, in queste tre ore, di stringere amicizie, di stabilire rapporti con
altri, era un rapido fuggire
nel mondo fuori di me che mi chiamava e mi si mostrava diverso dalla camera buia del ristorante, dalla cucina dove mi aspettavano i piatti
sporchi. Lunico ponte con gli affetti desiderati
e perduti era una ragazza: la fidanzata del figlio del padrone, una ragazza
sensibile e umana, cui mi sentivo tanto
legato da rinunziare anche al cinema per trascorrere qualche
ora a casa sua, accanto ai suoi
genitori, dove sentivo il calore di una famiglia mai avuta. Il fidanzato,
Dione, appena laureato in medicina, ruppe il fidanzamento e si scelse la figlia di un ricco professionista di Bari. Fu allora che i genitori della ragazza mi invitarono
a non frequentare piω
la loro casa: ed in me si aprμ una nuova ferita . Il giorno dopo il padrone
mi costrinse a raccogliere sassi e detriti accatastati dalla marea
sulla sua spiaggia
privata. Oh, allora mi sentii ridotto alla condizione di uno schiavo, di un servo strappato alle foreste per servire i
padroni bianchi, aperti
allingannevole
pietΰ e pronti, invece, a tenderti una mano rapace. Decisi di
scappare .
1. allorgia: alla grande confusione, al disordine causato dalla
guerra.
2. laddosso: la riverso su di voi che allora
eravate adulti.
3. Eccomi
... sangue: gli altri bambini lo guardano con stupore, odio, ribrezzo; ciς
causa al bambino profondi turbamenti che non si cancelleranno
piω.
4. E subito
vengono fuori ... : il piccolo Antonio soffrirΰ molte
umiliazioni, fin dallinfanzia. Gli altri bambini
lo schernivano facendo il verso delle persone di colore che parlano unaltra lingua. Proprio
come accadde ai primi schiavi che vennero portati nel
Nuovo Continente.
5. silenziosi
stenti: fatiche e umiliazioni sopportati con amaro
silenzio.
6. tutore: θ colui al quale il tribunale dei minori affida la
cura fisica e morale di un minorenne privo di genitori.
7. De Niddo: θ il cognome del tutore, che non si dimostrerΰ allaltezza
del compito affidatogli dalla legge.
8. Non
cθ
munifico : con amara ironia lautore dice che la
paga per il suo lavoro non gli veniva concessa, perchι il suo tutore era molto
buono con lui dandogli da mangiare e da dormire.
ANALIZZA
( lavorando sul contenuto)
Ψ
Chi sono i genitori di Antonio?
........................................................................................................................................
Ψ
Antonio
conoscerΰ mai il proprio padre?
..............................................................................................................................................
Ψ
Con chi vivrΰ i
primi anni di vita?
..............................................................................................................................................
Ψ
Come si comporta
il tutore con Antonio?
..............................................................................................................................................
...
Ψ
Come vive Antonio le ore di libertΰ?
..............................................................................................................................................
Ψ
Perchι decide di scappare?
..............................................................................................................................................
ANALIZZA
( lavorando sul linguaggio)
Ψ
Rintraccia nel
testo le espressioni che si riferiscono:
a) ai sentimenti che Antonio prova verso il padre sconosciuto
b) alla madre
c) ai rapporti con i coetanei
d) allamore della nonna
APPROFONDISCI
Ψ
Scegli una
battuta del racconto che, secondo te, racchiude tutto il senso del testo e
commentala.
Lezione n. 4
( da Pap
KHOUMA, Io venditore di elefanti,
a cura di O. PIVETTA, Ed. Garzanti )
La
casa θ il sogno irrealizzabile del senegalese clandestino e di qualsiasi altro
clandestino di ogni parte del mondo, che non ha il
permesso di soggiorno e, in aggiunta, si presenta al locatore (1)con la pelle
tendente al nero, i capelli sempre troppo lisci o troppo crespi, il portafoglio
vuoto ( semivuoto quando va bene).
In
queste condizioni, mi sembra evidente che per trovar casa occorre la protezione
del nostro Dio, che non ha sempre l'orecchio attento alle tribolazioni di un
povero senegalese in Italia. Noi quattro, Falou, Mordiarra, il fratellino As ed
io, puntiamo su un incontro fortunato. Ci mettiamo cioθ
in attesa a un binario della stazione di Riccione. Il primo senegalese che
sbarca sarΰ la nostra vittima.
Eccolo. Fortuna vuole che lo avessi conosciuto durante
lestate.
Siamo appena arrivati da Parigi. Siamo in quattro.
Cerchiamo casa. Puoi ospitarci per una notte?. Immagino i pensieri che passano
in un baleno nella testa dellamico. Ma non puς dire di no .
La fratellanza
tra senegalesi lontani dalla loro bella patria impone l'ospitalitΰ. Per una
notte dormiamo tranquilli. Ma lindomani siamo
daccapo. Siamo davvero in troppi per due locali piω servizi. Un nuovo indirizzo
ci porta a Cesenatico, in un vecchio edificio, abitato - cosμ almeno si diceva
- da cinque o sei fratelli. Ne troviamo qualcuno di
piω. Soprattutto incontriamo ragazzi e ragazze appena arrivati da Parigi col
loro carico di merce: gli elefantini, le maschere di ebano, i portacenere
e dellaltro bellartigianato africano.
Cari amici, siamo qua.
Anche
voi!.
E
non sappiamo dove andare.
Ma
guarda!.
Non abbiamo nulla da
vendere.
Vi daremo noi un po di
merce per cominciare.
A credito perς.
Ma
guarda!.
E
anche un po di soldi per la benzina.
Alla fine ci offrono un
buon pranzo. Ma un letto no . Di un caro sospirato
letto non se ne parla. Sono giΰ in troppi. Cosμ unico nostro letto diventa la
macchina, che parcheggiamo in un luogo buio e riparato, al ritorno da ogni raid commerciale, tra Rimini, Cesena, Santarcangelo
di Romagna, una moltitudine di paesini, bar, mercati, pizzerie. Lungo le
spiagge destate era piω facile. Adesso cθ di mezzo una fatica supplementare.
Tutte le sere sono centinaia di chilometri per raggiungere una localitΰ
diversa, che non goda di cattiva fama. Non mi piace entrare nei bar. In spiaggia, tra la folla dei turisti, θ
piω semplice individuare il cliente giusto. Nel bar sei
osservato, studiato, giudicato. In un piccolo locale non puoi
sfuggire alle cattiverie, alle accuse, non puoi mimetizzarti,
nasconderti. E poi sono timido. Mando sempre avanti
lamico coraggioso. Lui parla, lui mostra la merce, io ascolto e mi infiltro, allungando le mie belle mani cariche di
elefanti e di maschere, elefanti e maschere dellIndia, del Kenia,
della Costa dAvorio, del Senegal e del Mali.
La mia Africa in vendita.
Cθ sempre qualcuno che si mette a esporre le sue idee sullAfrica e racconta di lunghi
viaggi, incontri, cittΰ. Lasciamolo dire. E un buon modo per cominciare le
vendite, convincere qualcuno in piω a comperare, chiudere
laffare in fretta. Questo θ lobiettivo: la fretta. Per sparire subito, perchι
non si sa mai che un caro fratello italiano, mentre siamo
lμ ad ascoltare le chiacchiere sullAfrica, non abbia avuto lidea di chiamare
la polizia. La polizia o i carabinieri sono giΰ in agguato per conto loro. La
nostra Peugeot rossa targata Parigi attira polizia e
carabinieri. Ma la targa di Parigi molte volte ci
salva. Dove andate? Che cosa fate?. Rispondo sempre
io, perchι mi sono impratichito di due parole in piω di italiano.
Tutte le notti, al ritorno dalle vendite, resto alzato per un paio dore con la
mia grammatica in mano e mando a memoria (2) regole, desinenze, verbi, pronomi,
sostantivi, aggettivi, avverbi di luogo, di stato, concordanze. Sono il piω
bravo. Ho imparato in questi mesi una cosa importante: davanti alla polizia non
θ vantaggioso recitare la parte di quello che non sa, che non capisce, che non
tira fuori una parola di italiano neanche morto. Meglio, molto meglio rispondere in modo appropriato, non complicare
la vita ai poliziotti e ai carabinieri, che sono giΰ arrabbiati per conto loro.
Occhi bassi, quindi, sμ capo, hai ragione capo, ma in
italiano. Il capo allora senza dubbio chiederΰ: Ma come fai a sapere
litaliano?.
Tocca a me: Noi parliamo tante lingue. Lui parla
linglese. Questaltro il tedesco. Lui lo spagnolo.
Noi conosciamo tante lingue.
Ma
che ci fate qui?.
Siamo studenti.
Fuori i documenti.
Siamo
di Parigi, come vedete dalla macchina. E stiamo
tornando a Parigi. Siamo venuti a Bologna per salutare alcuni amici.
Bologna poteva diventare
Pesaro oppure Perugia oppure Padova, sempre una sede
universitaria comunque, perchι siamo studenti, sempre
diretti a Parigi. Il trucco spesso funziona. In fondo neppure gli zii (3) hanno
una gran voglia di perdere tempo con quattro ragazzi neri. Ma
puς capitare che lo zio abbia voglia di perdere tempo oppure che sia molto
severo e rispettoso della sua uniforme.
E allora ribatte: Guarda che tu sei clandestino.
Sμ, capo.
Non puoi rimanere in
Italia.
Hai ragione, capo.
Te ne devi andare.
Daccordo, capo. Ti giuro
che non tornerς mai piω.
Se
ti rivedo, sappi che ti posso sbattere in galera.
Lo so, capo. Scusa, capo.
Lo zio diventa sempre piω
minaccioso con la storia della galera. Ci dobbiamo umiliare sempre di piω. Quando non basta, la minaccia si concretizza. Tutti in
galera. Per unora, per un giorno, per una settimana. Lumore dello zio θ
variabile. Laccusa θ sempre la stessa: clandestini a bordo. Le nostre reazioni
sono diverse: allinizio si piange, alla fine, con un po di esercizio,
si ride. Pensiamo sempre al paese lontano e soprattutto alla mamma: Che cosa
ci facciamo noi qua? Che cosa abbiamo fatto di male? Abbiamo solo cercato di vendere per vivere, In Senegal non siamo
mai stati arrestati. Nessuna imprecazione perς. Non sta bene e potrebbero sentire. Solo lamenti e
profondi sospiri. Finchι qualcuno non perde la pazienza:
Smettetela frignoni (4). A quel punto nessuno puς accettare di passare
per frignone: Frignone sarai tu. Si passa allo
scherzo, per farsi coraggio. Lamarezza rimane, ma
come attutita, nascosta. La cella prima o poi si apre,
quando lo zio ritiene che i ragazzi del Senegal abbiano ormai capito chi
comanda. E adesso non fatevi piω vedere. Daccordo,
capo. Ma il commercio deve continuare, secondo il
ritmo previsto: tutti i santi giorni, partenza nel primo pomeriggio, vendita
dalla sera in avanti, ritorno quasi allalba. La destinazione θ sempre
incerta. Seguiamo le informazioni degli amici. Altre
volte ci si muove a caso. Falou, lautista, θ impaziente:
Mi dite insomma dove devo andare?. In autostrada ciascuno espone agli altri
il motivo per cui θ meglio scegliere una localitΰ piuttosto
di unaltra: E va bene. Andiamo lμ..
Raggiungiamo un paese,
magari nellinterno delle Marche. Sbarcano i senegalesi. Cioθ
sono arrivati i marziani. Si avverte in giro lagitazione. Rappresentiamo una
novitΰ e uno spettacolo.
La macchina resta ben
nascosta, sottratta agli occhi della polizia. Un paio di noi entrano
nel primo bar. Facce curiose, qualche volta sospettose. Dalle borse comincia a uscire una famiglia di elefanti. E
con dolcezza si alza una voce: Volete comperare?. Dal fondo del bar avanza un
ragazzo.
E attratto dalle collane.
Ne esamina qualcuna. Altre collane, bracciali,
orecchini, anellini emergono dalle borse.
Da dove vengono?.
DallAfrica,
naturalmente.
E quanto costano?.
La trattativa θ aperta. Quasi ci siamo. Altri si accostano al tavolo della vendita.
Curiosi. Si avvicinano piω per noi
che per la merce: Ma da dove venite?. Quante volte mi sono
sentito rivolgere questa domanda. Mi sento un oggetto raro e vorrei sparire. Ma questo θ
commercio e dobbiamo approfittare di tutte le circostanze per familiarizzare,
conquistare un po di simpatia, scambiare qualche parola e alla fine piazzare
la nostra merce. Ci va bene. Si vende. Il barista offre persino da bere.
Passiamo in un altro bar. Puς succedere che ti accolgano con un Fuori!. Non θ
il caso di insistere. Fuori allora. Ritentiamo in unaltra strada. Il
proprietario ci offre da bere. Per me θ sempre un bicchiere di latte. Seguo le raccomandazioni del padre: Non bere alcol e non
fumare.
Uθ,
marocchino. Lamico vuole divertirsi. E va bene.
Lasciamolo divertire. Un ragazzo si muove furtivo attorno alle nostre collane.
Finisce che ne sparisce una. Un furto. Ce ne siamo accorti. Se ne accorge anche lamico: Metti giω la collana. Qui
scoppia la rissa. Adesso chiamo la polizia, se non restituisci la collana.
Mamma mia, siamo a posto.
Ci si mette di mezzo il barista: Dai,
muoviti, tira fuori la collana che hai rubato. Ma non
ti vergogni, rubare una collana a questo ragazzo! A questo punto il venditore
senegalese si appiattisce contro il muro, si rifugia dietro lattaccapanni,
cerca insomma di sparire: Se arriva la polizia, qui a finire dentro sono io.
Cθ sempre qualcuno che prende le nostre difese. Tra le umiliazioni, le offese,
i furti cθ sempre qualcuno che prende le nostre parti. Il guaio θ che noi non
possiamo mai difenderci, perchι siamo clandestini e la legge θ contro di noi.
Tutti lo sanno. Anche quel signore elegante che una
sera ci ricatta: O mi dai la roba al prezzo che dico io, o faccio arrivare i carabinieri.
Oppure il ragazzo con i capelli a spazzola che ti
prende in giro, scimmiotta la tua voce, i tuoi comportamenti: Vu cum prΰ, vu cumprΰ.
Ignoranti mi dico. Nessuno mi puς sentire e loffesa mi resta dentro, me la
trascino appresso per tutta la notte. I piω giovani piangono. Ma qualcuno
capisce la nostra situazione e compra anche se non ne
ha bisogno. Un altro ti offre la cena o ti regala dei soldi. Non mi piace.
Voglio vendere, perchι
questo θ un lavoro. Lelemosina non
mi piace. Ma - lo capisco - anche questa θ
solidarietΰ. Ed θ un conforto di fronte alla diffidenza,
alle parolacce che bruciano, agli insulti. Per fortuna ci sono gli amici ad
attendermi e cθ la nostra macchina rossa, Peugeot
targata Parigi. La vendita, se non ci scoraggiamo prima, se non ci fermano i carabinieri, prosegue fino a mezzanotte. Se siamo lontani da un possibile letto, dormiamo in macchina.
Grazie allauto, il viaggio pomeridiano puς diventare piω complicato, ma anche
molto piω proficuo. Se conosciamo la zona, lavoriamo
separati. Lautista ci accompagna in localitΰ diverse. Ciascuno dei venditori
si avventurerΰ da solo nei bar o nelle pizzerie. A una
certa ora, lautista ripassa. O, almeno, si spera che
ripassi, perchι la macchina si puς guastare, la polizia la puς fermare. Se
lappuntamento salta, il venditore senegalese resta
in attesa, magari una notte intera. Non mi va di rischiare, per
cui scendo sempre per ultimo dalla macchina e sempre vicino al
parcheggio finale. Lavoro sempre dove cθ la macchina. Una notte allaria
aperta θ terribile, in compagnia del freddo e della paura.
1. locatore: chi cede qualcosa in affitto, in
questo caso un alloggio.
2. mando a
memoria: imparo a memoria
3. zii: in questo caso i poliziotti.
4. frignoni: piagnucoloni
ANALIZZA
( lavorando sul contenuto)
Ψ
Che cosa rappresenta la casa per il senegalese
clandestino o per qualunque altro clandestino?
.
Ψ
Perchι la macchina diventa lunico letto?
Ψ
Perchι gli
affari debbono essere chiusi in fretta?
.
Ψ
Qual θ
latteggiamento che il protagonista ritiene piω conveniente di fronte ai
poliziotti?
.
Ψ
Che cosa
comporta laccusa di essere clandestini?
.
Ψ
Perchι al protagonista non piace lelemosina?
.
ANALIZZA
( lavorando sul linguaggio)
Ψ
Nel testo si intrecciano due temi:
a)
la difficile condizione degli extracomunitari nel
nostro Paese;
b)
latteggiamento degli italiani nei loro confronti.
Rintraccia,
nel testo, le espressioni che si riferiscono ai temi indicati, riportandole
nella tabella seguente:
|
La difficile condizione
degli extracomunitari nel nostro Paese. |
Latteggiamento degli
italiani nei loro confronti. |
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RIFLETTI
Ψ
Considera ciς
che hai scritto nella colonna Latteggiamento degli
italiani nei loro confronti.
Prevalgono
gli atteggiamenti positivi ( di solidarietΰ ) o
negativi ( di ostilitΰ )?.
Esprimi
il tuo parere.
Ψ
Dal racconto di Pap Khouma ti sembra che questi
clandestini abbiano nostalgia della loro casa, del loro
Paese, delle loro famiglie?
RIELABORA
Ψ
Sicuramente
anche a te θ capitato di incontrare degli extracomunitari di
colore: come hai reagito di fronte alle loro richieste?
Racconta una personale esperienza o un fatto di cui
sei stato testimone.
Lezione n. 5
Testo argomentativo
GLI EXTRACOMUNITARI IN
ITALIA
( da G. CASIGLI G. CROCENTI, Quale futuro, Ed.
M. Derva, Napoli)
Quanti sono in Italia gli
extracomunitari, cioθ gli immigrati che provengono da Paesi che non
fanno parte della Comunitΰ Economica Europea? Stime ufficiali non sono possibili. Alla fine del 1992 erano
piω di un milione, molti dei quali
sprovvisti del permesso di soggiorno. Gli immigrati vivono in veri tuguri, in casolari
abbandonati privi di ogni igiene, nelle case diroccate, perfino nei loculi (1)
in costruzione nei cimiteri e se
dapprima, per vivere, sceglievano le zone agricole, oggi sono presenti, e in numero
massiccio, anche nelle grandi cittΰ.
Gli immigrati di colore sono utilizzati in molte attivitΰ
produttive: per la raccolta del pomodoro in Campania, per la pesca in
Sicilia, per l'industria conciaria
( 2) nel Veneto. Ma li vediamo un po' dovunque: nelle case,
intenti a lavori di manutenzione e pulizia;
sulle impalcature dei cantieri edili; nei campi a maneggiare attrezzi complessi quanto pericolosi. Tutto
lavoro sommerso e a basso costo, fuori del mercato legale, privo di orario stabilito. A questo punto non si puς
fingere di non vedere: l'immigrato trova
lavoro da noi perchι θ pagato poco, perchι non pretende, perchι accetta tutti i
lavori, soprattutto quelli che l'italiano rifiuta. Se
nelle campagne o nei piccoli centri la situazione θ difficile, nelle grandi cittΰ diventa spesso esplosiva. E se nelle zone
agricole i clandestini ( 3) restano perchι "servono" in alcuni
quartieri di Milano, Firenze, Roma o Napoli vige ormai un' italianissima apartheid ( 4).
Di fronte ai primi episodi di intolleranza,
il governo italiano si era limitato a deprecare
(5)il comportamento di "alcuni teppisti" offrendo una solidarietΰ verbale (6)quanto inutile alle vittime. Poi gli
episodi di razzismo si sono moltiplicati
e sia l'indignazione della maggioranza della popolazione di fronte alla
latitanza( 7) del governo, sia il numero rilevante di extracomunitari
nelle grandi cittΰ hanno spinto le
autoritΰ pubbliche a prendere provvedimenti per tentare di porre rimedio
a una situazione cosμ drammatica. Il 28
febbraio 1990, su proposta del vicepresidente del
consiglio Claudio Martelli, θ stata
varata una legge che ha disciplinato l'ingresso dei cittadini extracomunitari
nel nostro Paese, indicando anche le modalitΰ per la regolarizzazione di quanti di essi erano giΰ presenti
in Italia. I punti piω salienti di questa legge sono
quelli che riguardano il permesso di soggiorno. Esso viene
concesso solo a quanti siano in grado di dimostrare di disporre di beni
personali o di un'occupazione regolarmente retribuita o infine dell'impegno di un ente, di un'associazione o
di un privato "che diano idonea
garanzia ad assumersi l'onere ( 8) dell'alloggio e del sostentamento
del cittadino extracomunitario".
Al suo apparire la legge Martelli suscitς molte polemiche e un acceso dibattito, dividendo il mondo
politico e l'opinione pubblica in due opposti schieramenti che si ripropongono ancora oggi.
I favorevoli all'immigrazione sostengono che θ giusto
accogliere gli immigrati provenienti dai Paesi del Terzo Mondo che sono state vittime del colonialismo e che nella loro terra non trovano possibilitΰ di
sopravvivenza. Ricordano anche che gli
emigrati italiani in Usa e in Germania hanno trovato
facilmente lavoro senza subire forti discriminazioni. Asseriscono inoltre che i lavoratori di colore non tolgono lavoro
agli italiani perchι accettano occupazioni che questi ultimi rifiutano,
evitando il tracollo di quelle attivitΰ economiche che si svolgono nelle campagne
cariche di pesticidi e nelle celle frigorifere. Affermano infine che
quanti si oppongono a una politica a favore degli immigrati lo fanno per puro spirito
razzista. Dall'altra parte, invece, si mettono in luce le giΰ gravi
difficoltΰ in cui versa l'occupazione in
Italia e l'assoluta carenza di abitazioni in cui far
alloggiare i nuovi arrivati. Si
afferma anche che la mancanza o la precarietΰ del lavoro possa far diventare gli
extracomunitari facile preda della criminalitΰ organizzata, sempre alla
ricerca di manovalanza per i suoi traffici illeciti. A sostegno di questa
posizione si porta come esempio il moltiplicarsi degli episodi di intolleranza
avvenuti nelle cittΰ che ospitano le comunitΰ di immigrati; come pure la violenza e la promiscuitΰ (9) che caratterizzano
il modo di vivere degli immigrati,
costretti a dormire in locali sporchi e malsani, senza acqua calda e del tutto
privi di servizi.
Θ difficile stabilire chi ha ragione. La
veritΰ, probabilmente, sta tra le due opposte tesi. La legge Martelli, pur
avendo il merito di aver fatto emergere il problema
nella sua complessitΰ, ha indicato solo in parte le soluzioni. Dopo qualche anno di applicazione essa richiede modifiche e integrazioni ed
esistono giΰ proposte di revisione che prevedono, tra l'altro, controlli piω
severi delle documentazioni esibite a
sostegno delle richieste di soggiorno nonchι una sorveglianza ancora
piω rigida delle frontiere.
ANALIZZA
( lavorando sul contenuto)
Ψ
Perchι gli extracomunitari trovano lavoro nel nostro Paese?
.
Ψ
Quale situazione
θ venuta a crearsi nelle grandi cittΰ?
.
Ψ
Qual θ stato
inizialmente latteggiamento del governo rispetto agli episodi di intolleranza?
.
Ψ
Che cosa stabilisce la legge Martelli?
ANALIZZA
( lavorando sul linguaggio)
Ψ
Scrivi consultando
eventualmente il dizionario il significato delle seguenti espressioni:
lavoro
sommerso:
fuori
del mercato legale
.
la
situazione, nelle grandi cittΰ, diventa
esplosiva
..
subire
discriminazioni
precarietΰ del lavoro
RIFLETTI
Ψ
Lapprovazione
della legge Martelli ha diviso lopinione pubblica.
Completa
la tabella scrivendo gli argomenti a favore dellaccoglienza e a sfavore:
|
E giusto accogliere gli immigrati |
Non θ giusto accogliere gli immigrati |
|
1) |
1) |
|
2) |
2) |
|
3) |
3) |
|
4) |
4) |
|
5) |
5) |
|
6) |
6) |
|
7) |
7) |
|
8) |
8) |
|
9) |
9) |
RIELABORA
Quali
delle tesi espresse in questo testo ti sembra piω convincente, tanto da poterla
condividere?
Lezione n. 6
LAVORO DI GRUPPO e DISCUSSIONE IN CLASSE
Argomento:
Essere immigrato
I fase:
Divisione in gruppi. Confronto tra i componenti del
gruppo sui temi seguenti:
Dai vari racconti emergono
Ψ
Motivi di fondo
che spingono molte persone a lasciare il loro Paese: la povertΰ, lattrazione
di una vita piω facile e migliore, la fuga in cerca della libertΰ.
Ψ
Problemi che gli stranieri, arrivati
nel nostro Paese, debbono affrontare: la casa, il
lavoro, la salute.
Ψ
Pregiudizi :
gli immigrati sono descritti come delinquenti, violenti,
..
Ψ
Forme di razzismo
II fase: Relazione
di ogni gruppo agli altri compagni.
III fase:
Discussione collettiva
Lezione n. 7
VERIFICA SOMMATIVA:
PRODUZIONE DI
UN TESTO
Nei brani letti sovente si parla di
tolleranza. Che cosa intendi tu per tolleranza?
Come mai anche in una classe
scolastica θ cosμ difficile tollerarsi?
Rifletti e proponi delle soluzioni.