Selezionato per la classe: prima superiore
Titolo: L’impatto
dei conflitti armati sui bambini prf. 2 Bambini e adolescenti soldato
Fonte : ONU Italia
Link:
http://www.onuitalia.it/contributi/i_benevene.php#due
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2. Bambini e adolescenti soldato
L’utilizzazione di bambini e adolescenti in guerra
non costituisce di certo un fenomeno nuovo nella storia dell’umanità: i minori
sono stati impiegati come suonatori di tamburo nei campi di battaglia o come
marinai nelle navi da guerra. L’aspetto che contraddistingue l’epoca
contemporanea è l’aumento dei minori coinvolti come combattenti attivi nelle
azioni di guerra. Si stima che nel mondo oggi ci siano circa 250.000 minori
soldato.
Tra i motivi per cui questo fenomeno in crescita
c’è la maggiore maneggevolezza delle armi. Fino a non molti anni fa le armi
erano troppo pesanti o complicate per poter essere utilizzate agevolmente da un
ragazzo; quelle odierne possono essere usate anche da un bambino di 10 anni e,
in più, sono abbastanza economiche. Secondo il Rapporto Machel, in Uganda, il
costo di una mitragliatrice automatica AK è pari a quello di un pollo; nel
Kenya settentrionale lo stessa arma può essere acquistata ad un costo equivalente
a quello di una capra.
Occorre sottolineare che la Convenzione
Internazionale sui Diritti dell’Infanzia proibisce l’arruolamento per tutti i
soggetti che si trovano al disotto dei 15 anni. Questa Convenzione è stata
sottoscritta praticamente da tutti i governi del mondo; all’appello mancano
solo due paesi: la Somalia e gli Stati Uniti (che l’hanno sottoscritta, ma non
ratificata).
In realtà, l’arruolamento di soggetti al di sotto dei 15 anni è praticato sia
da Governi sia da forze armate di opposizione.
Tra i paesi in cui è stata identificata la
ricorrenza di questo fenomeno ci sono: l’Afghanistan, il Bhutan, il Burundi, la
Cambogia, la Colombia, il Congo, El Salvador, l’ Etiopia, il Guatemala, l’
Honduras, il Libano, la Liberia, il Mozambico, il Myanmar, il Nicaragua, i
Territori Occupati (durante l’ Intifada), il Paraguay, il Perù, le Filippine,
la Federazione Russa (Cecina), il Ruanda, il Sud Africa, la Sierra Leone, lo
Sri Lanka, la Turchia, l’ Uganda, l’ex Iugoslavia.
In alcuni casi i ragazzi non si arruolano volontariamente, ma sono costretti
con la forza a compiere questo passo, dopo essere stati rapiti. Ad esempio in
Etiopia, negli anni ‘90, la polizia e i militari giravano per le strade
prelevando i giovani e adolescenti nei villaggi e nelle aree più povere delle
città.
Secondo il Rapporto Machel, le cause per cui un
minore al di sotto dei 15 anni entra a far parte attiva di una forza armata,
sia essa governativa o afferente ad un gruppo di opposizione, sono molteplici.
La motivazione più forte e ricorrente è di tipo
economico: il desiderio e la necessità di procurarsi un reddito, anche se
minimo, spinge i ragazzi ad entrare nella lotta armata. In alcuni casi sono gli
stessi genitori a spingere i propri figli a compiere questa scelta, soprattutto
quando l’esercito paga il salario del neo arruolato direttamente alla famiglia.
Ad esempio, in Myanmar il gruppo armato di opposizione Karen offre vestiti e
cibo alle famiglie dei minori arruolati nelle sue fila.
Alcuni minori si offrono di partecipare alle azioni
di guerra quando ritengono che ciò possa proteggere la propria famiglia, o
perché la si pone al riparo da atti di rappresaglia da parte delle forze
militari presso cui si presta servizio o perché si stabilisce una sorta di
scambio di favori, per cui il gruppo armato da una parte acquisisce un
combattente e dall’altra si impegna a fornire protezione ai suoi familiari.
Anche l’indottrinamento religioso può avere un peso
determinante, creando nei giovani il mito del martirio. Alle volte i giovani
raggiungono la lotta armata per conquistare la libertà politica, come è
accaduto in Sud Africa durante l’apartheid e nei Territori occupati durante
l’Intifada.
Altri elementi che entrano in gioco
nell’arruolamento di bambini e di adolescenti sono l’ idealismo, il senso
dell’avventura, la mancanza di alternative. Il Rapporto Machel segnala che i
più esposti a questo pericolo sono gli adolescenti che vivono soli, senza la
famiglia e quelli che provengono da ambienti marginalizzati socialmente e
deprivati economicamente.
Non sono solo i ragazzi ad ingrossare le fila dei combattenti; anche se in
percentuale minore, anche le ragazze sono esposte a questo problema.
L’utilizzazione di bambine e adolescenti nelle azioni di guerra è stata
registrata nella gran parte dei paesi dove sono impiegati minori al di sotto
dei 15 anni. Le ragazze a volte vengono destinate a lavare i vestiti dei
soldati, cucinare e offrire loro servizi sessuali.
I minori arruolati vengono trattati sotto tutti gli
aspetti come gli adulti, senza godere di alcuna considerazione particolare per
la loro età.
In diversi casi bambini e adolescenti sono stati
esposti o coinvolti intenzionalmente a situazioni di estrema violenza, allo
scopo di renderli insensibili alla sofferenza. Ad esempio in Afghanistan, in
Mozambico, in Colombia, in Nicaragua bambini e adolescenti sono stati costretti
a compiere atrocità contro membri delle loro stesse famiglie o delle comunità
in cui vivevano.
Oltre a dover superare problemi psicologici di
notevole gravità, com’è ovvio, date le esperienze subite, anche il ritorno a
casa può essere impossibile, perché i membri della famiglia sono morti, oppure
perché le tradizioni e le credenze lo ostacolano: in alcune zone dell’ Africa,
ad esempio, si ritiene che chi ha assassinato in modo violento un essere umano
sarà perseguitato dagli spiriti maligni dell’ucciso, di conseguenza accettare
un ex soldato significa accettare gli spiriti malvagi che l’accompagnano.
Altre a volte le famiglie impediscono il ritorno a
casa delle ragazze soldato che hanno subito abusi sessuali; spesso queste
minorenni hanno scarse possibilità di sposarsi, così l’unica prospettiva di
sopravvivenza per loro diventa la prostituzione.
Un altro aspetto particolarmente difficile riguarda
il reinserimento scolastico dei minori soldato. Anche se la scuola
indubbiamente aiuta il ritorno ad una vita normale e la costruzione di una
prospettiva lavorativa, non è scontato che un ex combattente venga accettato:
in più paesi gli insegnanti hanno sollevato forti obiezioni all’inserimento di
questi minori nello loro classi, temendo che questi ragazzi avrebbero potuto
creare un clima di violenza tra i coetanei.
ESERCITAZIONE
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