Mario Ambel

Per una teoria sistemica e una pratica conseguente del concetto di competenza scolastica*

 

Raccolgo qui i livelli e gli ambiti di definizione e di ricerca che ritengo debbano essere esercitati e fatti confluire in una teoria sistemica delle competenze scolastiche, a partire da alcuni quadri di riferimento complessivi di carattere più generale e da una condizione per così dire preliminare: l’approccio per competenze non può cambiare il modo di descrivere, verificare e certificare gli apprendimenti degli allievi, se prima non modifica il modo di insegnare dei docenti. L’idea di competenza va infatti adottata a tutti i livelli dell’iter progettuale della scuola (dal POF all’attività del singolo docente, dalla identificazione dei fini sociali più ampi alla valutazione e certificazione finali).

Vediamoli, in estrema sintesi.

Le competenze a livello di progettazione complessiva dell’offerta formativa devono essere coerenti  con il fatto che ogni processo di insegnamento/apprendimento deve essere pensato in uno spazio progettuale delimitato da quattro grandi variabili: la crescita culturale, la costruzione d’identità, la propedeutica all’agire sociale (quindi anche la professionalizzazione ma non solo), il radicamento in una o più cittadinanze. Questo quadrilatero di variabili progettuali e di finalità formative dà luogo a due assi progettuali:

Ÿ l’asse (implicito) fra identità e cittadinanza, che determina le scelte valoriali, gli orizzonti d’attesa, i percorsi di senso;

Ÿ l’asse (esplicito) fra crescita culturale e agire sociale, che determina la scelta degli obiettivi, dei contenuti, delle metodologie.

In questa prospettiva le competenze si pongono alla confluenza di questi settori progettuali e devono consentire di esercitare le finalità che nascono dall’interazione a coppie di queste polarità progettuali:

·         la progettualità individuale e la capacità di riorientamento (che non significa ad attività permanente) [identità/agire sociale]

·         la responsabilità e consapevolezza [agire sociale/cittadinanza]

·         l’autonomia di giudizio [identità/crescita culturale]

·         riflessività problematica [crescita culturale/cittadinanza].

 

L’idea di competenza che (in ciascun ambito disciplinare) può essere in grado di rispondere a queste variabili e di delineare un quadro sistemico di riferimenti (culturali), di modelli (relazionali e comportamentali) e di procedure (didattiche) corrisponde alla seguente definizione sistemica.

Le competenze scolastiche (disciplinari) rappresentano l’insieme integrato (acquisibile in modo progressivo e graduale) di conoscenze, abilità e atteggiamenti, che, sorretto da motivazioni adeguate, consente via via di compiere, in un contesto di apprendimento (cooperativo), da soli o con altri, (nuove) esperienze conoscitive, relative a un determinato campo di sapere, dotate di senso, per raggiungere scopi diversi e di averne consapevolezza critica. 

Queste esperienze conoscitive, quando consolidate, possono poi essere trasferite, parzialmente o integralmente, in altri contesti, prima analoghi e più semplici, poi via via più complessi.

Ogni settore di conoscenza ha sue modalità di organizzazione del sapere, di procedure e strategie d’indagine e di lavoro e  un suo repertorio di scopi, molti dei quali comuni (trasversali) ad altri. Questi scopi coinvolgono necessariamente tre tipi di esiti, fondamentali perché l’iter formativo (in contesto scolastico) prosegua con successo:

·         acquisire e consolidare in sé conoscenze, abilità, atteggiamenti e la relativa consapevolezza

·         riuscire a dimostrare i risultati  e il grado di consapevolezza raggiunti

·         predisporsi (emotivamente e cognitivamente) a compiere/vivere altre esperienze conoscitive.

Le conoscenze, le abilità e gli atteggiamenti relativi alle competenze specifiche o generali, messe in atto nelle diverse esperienze conoscitive sono parzialmente certificabili in quanto concretizzabili in comportamenti e prestazioni (almeno in parte) descrivibili, osservabili e verificabili, quindi valutabili   (attraverso sia l’osservazione di processo che la valutazione di prodotti).

 

Per rendere operativo un tale approccio concettuale e metodologico all’idea di competenza, è possibile adottare, da parte delle scuole nel complesso e dei singoli dipartimenti disciplinari:

-          una serie di implicazioni teoriche e metodologiche

-          una definizione operativa che ne mette in evidenza le diverse componenti

-          un modello generativo per individuare obiettivi e prestazioni

-          una definizione sistemica di riferimento

 

Per utilizzare questo approccio alle competenze, sarebbe probabilmente auspicabile un rinnovamento dei processi di insegnamento/apprendimento disciplinari.

La ricerca e la sperimentazione in contesto scolastico (e quindi, inevitabilmente e almeno in prima battuta, disciplinare) dovrebbe cercare di arricchire il concetto di competenza e la sua applicazione in queste quattro direzioni:

ð      la dimensione emotiva e relazionale

- il ruolo delle componenti non direttamente cognitive della dimensione soggettiva, come deterrente e come fonte di motivazioni

ð      la dimensione strategica e metacognitiva

- l’attenzione alla consapevolezza, al controllo delle procedure, ai processi di autovalutazione e autoregolazione di sé, del proprio agire cognitivo e operativo, dei risultati raggiunti

ð      la valenza costruttiva

- i processi di costruzione della conoscenza nel loro divenire, capaci di essere portatori di senso solo se posti in relazione con gli orizzonti di attesa e di prospettiva dei soggetti che ne devono fare esperienza attiva

ð      la mediazione linguistica e testuale

- il rapporto fra acquisizione di conoscenze e controllo di modelli di rappresentazione del sapere e  strategie linguistico-cognitive (lessicali, sintattiche e testuali)

ð      la dimensione contestuale: situazioni, contesti, domini

- l’acquisizione e l’esercizio di competenze, viste in relazione con le situazioni reali o simulate, i contesti reali o culturali, i domini storicamente e socialmente determinati (sfere di attività sociale e di sapere, anche professionali) 

ð      la dimensione valutativa

- per una valutazione e una certificazione coerenti e non riduttive: dalla tassonomia lineare e gerarchica alla visione sistemica e integrata di osservazione, memoria e valutazione

 

Tutto ciò comporta una visione delle discipline e dei percorsi disciplinari che probabilmente richiede innovazioni culturali, strutturali e metodologiche di non poco conto. Ad esempio…

 

Una applicazione operativa di quanto qui esposto è reperibile in M. Ambel, M. Serra, L. Tremoloso, Percorsi modulari per il consolidamento delle competenze di base, Voll.I-IV, Angeli, Milano, 2004

 

 

* Dalla relazione tenuta al 33° Convegno Nazionale del CIDI, Quale scuola per l’Europa, 5 marzo 2004