A. Quattro presupposti senza i quali la messa in atto di sistemi e pratiche di valutazione (di qualunque tipo) genera disastri, anziché ricadute positive.
1.
Solide garanzie di tenuta democratica del sistema delle finalità e dei modelli
organizzativi, sia a livello centrale che periferico
2. La condivisione delle finalità strategiche della valutazione: la
qualità diffusa e non il controllo premiale dell’istruzione, l’inclusione
anziché la discriminazione sociale
3. Pluralità, specificità, serietà scientifica
e metodologica delle diverse forme di valutazione e dei soggetti che ne sono responsabili
a.
l’osservazione,
verifica e valutazione dei processi di insegnamento apprendimento [i singoli
insegnanti/ il team docente]
b.
l’accertamento
e la certificazione degli esiti [la singola istituzione scolastica in quanto
parte e per contro di un sistema scolastico unitario e coerente]
c.
il monitoraggio
e l’autovalutazione di istituto [ogni singola istituzione scolastica]
d.
l’accertamento
degli standard e la valutazione del sistema scolastico [istituto nazionale di
valutazione]
e.
le indagini
nazionali e internazionali sui livelli della popolazione, sia in età scolare
che adulta [istituiti ed enti nazionali e
internazionali]
4. Una gestione attenta e non strumentale delle
differenti e inevitabili retroattività che ogni forma di valutazione comporta.
E allora chiediamoci: Il sistema scolastico italiano è oggi in queste condizioni? La riforma in atto favorisce o allontana da questi presupposti
?
L’attività dell’Invalsi ha finora dimostrato di attenersi a questi vincoli?
Se la risposta è tre volte
negativa, come mi sembra inevitabile, allora si faccia molta attenzione perché
gli effetti di attività di valutazione scorrette, improvvisate, incaute
potrebbero rivelarsi devastanti. Se poi si inseriscono nel contesto di una
riforma sbagliata e discriminante, allora affermare che la scuola italiana è a
un passaggio di estrema delicatezza non mi sembra fuori luogo…
B. Da questi presupposti discendono alcuni criteri che vanno scrupolosamente rispettati; infatti affinché la valutazione orienti positivamente - anziché disorientare o condizionare o stravolgere o addirittura inibire - il far scuola, è necessario che…
1. non generi - fra le diverse
forme di valutazione (di soggetto,
classe, di scuola, di sistema, di comparazione fra sistemi) - confusione
di scopi, soggetti, oggetti, criteri, metodologie e strumenti, utilizzi dei
dati;
Confondere concettualmente e operativamente questi livelli è scientificamente scorretto, socialmente pericoloso, professionalmente inaccettabile.
2. non pretenda di essere onnivora e indichi con chiarezza che cosa di
volta in volta è sotto osservazione e oggetto di valutazione (obiettivi,
competenze, standard);
Chi viene valutato ha il diritto di sapere su
che cosa e perché, chi valuta ha il dovere e la responsabilità di saperlo e
dichiararlo con chiarezza e onestà intellettuale; ciò che conta, nella
valutazione, è l’umile coerenza della delimitazione, non l’arrogante pretesa di esaustività.
3. sia utile ed efficace, ma anche
discreta: non invasiva né ossessiva;
A qualsiasi livello (di allievo, di classe, di scuola, di sistema) una valutazione che confonda le persone e i gruppi con i loro risultati contestali è inutile e depressiva.
4. non faccia o legittimi un uso riduttivo, strumentale e distorto dei rilevamenti e dei dati;
Le ambiguità sui criteri e le metodologie delle attività valutative divengono infatti esplosive quando si confondono i fini e quindi si fanno usi impropri o strumentali dei risultati.
5. generi atteggiamenti di ricerca,
favorendo e sostenendo la crescita professionale dei docenti, non provocando,
anzi osteggiando scelte e atteggiamenti di adeguamento passivo;
Attività
di valutazione poco trasparenti, premiali generano la più pericolosa delle
distorsioni antieducative (negli allievi, come nelle scuole e nei sistemi):
lavorare solo per superare le prove.
6. sostenga e alimenti un’autonomia
della responsabilità, anziché premiare e incentivare un’autonomia della
competitività;
Un sistema scolastico ossessionato dal risultato, in cui le singole istituzioni scolastiche accettino la logica della competitività, anziché della cooperazione solidale, è destinato a un triste e rissoso declino.
C. Parametri per la
costruzione e la valutazione delle prove di comprensione
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* estratto da Da Mario Ambel, La valutazione che orienta il far scuola in ‘Cadmo’ , anno XI, 1, 2003, pp. 32-62
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